lunedì, 30 gennaio 2006

C’è fermento all’interno dei partiti, questi, infatti, sono giorni importanti per definire le liste e scegliere i candidati per le politiche di aprile. La nuova legge elettorale con il proporzionale sembra vedere rifiorire alcune manovre  in voga nel passato, come ad esempio la scelta degli uomini da mettere come capolista, che diventa un’operazione fondamentale per acquisire consensi. E allora vedremo i volti più noti dei politici  candidati anche in aree del Paese con il quale all’apparenza non hanno nulla a che fare. Ad esempio un Beppe Pisano per il sud,  d’origine sarda, ma una  personalità di spicco oltre che ministro dell’interno, dovrà convogliare voti per FI nel meridione d’Italia, in Sardegna e si dice anche nel Lazio. Stefania Prestigiacomo sarà la capolista per la Sicilia, così come Follini dell’UDC per il Senato. Insomma l’attacco a tre punte in realtà sembra più che altro un attacco a tutto campo pardon a tutta Italia. L’opposizione non rimane certo a guardare, infatti, è impegnata anch’essa nella scelta di uomini e  nel definire le strategie per battere finalmente la Cdl. Nei DS però, sembrano affiorare due grossi problemi, il primo vede la nascita delle correnti in puro stile democristiano (il proporzionale le incentiva), l’ultima, infatti,  è quella delle “serafiniane” che cerca di attrarre a se tutte le donne del partito. Il nome deriva da Anna Serafini, una donna valida che negli ultimi anni si sta facendo largo all’interno del partito  mettendo un po’ in difficoltà le altre presenze femminili. L’ascesa politica della Serafini i maliziosi la riconducono  non alle sue capacità ma al rapporto particolare e privilegiato che ha con il Segretario Fassino: è la consorte!  L’altra difficoltà, invece, deriva dalla scelta politica del Segretario dei DS che sembra aver raccolto l’invito di Beppe Grillo ed è intenzionato a  non candidare i “veterani” tranne in alcune eccezioni. La quercia che si rinnova?  Un atto di coraggio nel panorama politico italiano ma che all’interno della quercia ha causato una vera e propria levata di scudi. Le resistenze verso la scelta di Fassino di lasciare fuori dalle liste chi è stato per due legislature in Parlamento, ha toccato personaggi che hanno radici molto profonde nel partito per questo crediamo che è solo una dichiarazione sensazionalistica destinata poi nei fatti, a non trovare applicazione tranne che per alcune rare eccezioni. Ci sono anche lamentele per l’esclusione di Bersani in favore  come capolista della Liguria per lasciare il posto a Fabio Mussi (correntone DS) e per l’ex ministro Finocchiaro che è stata “parcheggiata”  al Senato. La nascita della  nuova  corrente delle “serafine”, mi riporta a fare una considerazione sulle quote rosa: se fossero state approvate, oggi probabilmente non avremmo dei partiti gestiti solo da uomini ma, come nel caso dei DS, avremmo una dirigenza composta di mariti e mogli e la gestione si trasformerebbe per diventare di tipo familiare! Le donne sono cosi intelligenti da capire che le quote rosa servono solo ed esclusivamente a rafforzare gli uomini presenti nelle direzioni dei partiti. Se applicate, assisteremmo all’invasione di sorelle, mogli, cugine, amanti e via discorrendo. Siamo convinti che le vere conquiste si fanno sul territorio facendo politica per la gente e in mezzo alla gente, le donne quelle vere, non hanno certamente bisogno di questi finti regali.

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categoria:politica, elezioni, partiti
domenica, 29 gennaio 2006

Uno dei requisiti per fare satira politica non dovrebbe essere l’imparzialità? Come si può fare satira politica se non si è imparziali. E’ questa la triste domanda che mi pongo dopo aver letto su A Ruota Libera le ultime dichiarazioni di Neri Marcorè, dispiaciuto per aver scimmiottato uno dei suoi idoli politici. Le dichiarazioni che ho letto dimostrano che a far satira politica spesso sono persone di parte e non credo sia una cosa giusta. L’imparzialità in certi ambiti dovrebbe essere un dovere.

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categoria:satira politica
domenica, 29 gennaio 2006

Uno dei mali assoluti della sanità pubblica (quella pagata da tutti noi contribuenti) sono le liste d’attesa. Molti ministri che si sono succeduti negli anni, non sono riusciti a risolvere questo annoso problema che in taluni casi è costato la vita ai poveri ammalati. Una Regione che negli ultimi 5/6 anni ha fatto di tutto per accorciale è stata la Sicilia. I risultati sono stati ottimi e si è mossa verso (secondo me) l’unica strada percorribile: quella di allargare alle cliniche e laboratori privati  la sovvenzione con le Asl. Questo ha portato ad un drastico accorciamento delle liste, infatti, i tempi non vanno quasi mai oltre i 15/30 giorni. Il Ministro della Salute, Francesco Storace, con la riforma che sta cercando di mettere in atto, sembra ispirarsi all’esperienza siciliana.  Infatti, dal primo di Luglio, gli ammalati,  per cento prestazioni, se non  trovano  posto nella sanità pubblica,  si possono rivolgere ad una struttura privata, la quale poi, chiederà il rimborso, secondo le tabelle nazionali, all’Asl provinciale. Una riforma elementare se vogliamo ma che, secondo me, avrà un effetto “curativo” verso le lunghissime liste si ammalati. L’ostacolo principale per varare la nuova riforma è rappresentato dalle regioni; infatti, deve essere approvata dalla Conferenza Stato-Regioni  che come sappiamo in questo momento vede in minoranza l’area politica alla quale  Storace appartiene. Mi auguro che in questo caso non prevalga l’appartenenza ad un colore politico ma che per una volta a prevalere sia il bisogno del cittadino. Ma andiamo ad analizzare alcune novità che verranno introdotte a partire dall’intramoemia: (libera professione all'interno delle mura ospedaliere) oggi il cittadino paga di propria tasca, da domani se si dovesse ricorrere a questa forma la colpa sarà della Asl che pagherà la prestazione», altra regola: «entro il mese di febbraio, anticipando due mesi rispetto alla Finanziaria, sarà istituita la commissione nazionale sull'appropriatezza delle prescrizioni che darà regole chiare a partire dal primo luglio e che consentirà a tutte le regioni e i cittadini il limite dei tempi di attesa». La commissione sull'appropriatezza sarà composta da esperti in medicina generale, in assistenza specialistica ambulatoriale ed in assistenza ospedaliera, rappresentanti del ministero della salute, delle Regioni e del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, in pratica 15 persone per la formazione e informazione per il personale medico. Sarà inoltre necessario monitorare il fenomeno per la predisposizione di linee-guida che serviranno alla fissazione dei criteri di priorità e appropriatezza delle prestazioni, ci saranno anche delle sanzioni in caso di violazione delle norme. Le regioni dal canto loro dovranno dotarsi di uno strumento programmatico unico e integrato, attivando il centro unico di prenotazione regionale (Cup). Il direttore generale della  Asl o dell'ospedale è garante nei confronti dei propri assistiti.«Si individua con chiarezza la catena di responsabilità», ha detto Storace. Noi da sempre abbiamo attaccato la politica i suoi privilegi ma questa riforma, almeno sulla carta, ci sembra che introduca novità importanti che vanno a favore dell’ammalato. Ci auguriamo che non vi sia  ostruzionismo da parte delle Regioni e che, invece,  collaborino per un fine comune: la salute pubblica.

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categoria:politica, salute sanitĂ 
sabato, 28 gennaio 2006

E da Destra Sociale la riforma della Politica Agricola Comune?

E’ lecito porsi questa domanda, in quanto i vertici del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, e di Agea (organismo per le erogazioni in agricoltura) appartengono alla Destra Sociale, una corrente interna di Alleanza Nazionale. Mi pongo questa domanda anche perché da sempre credo nell’importanza di un movimento socialista di destra, e ho apprezzato i propositi della Destra Sociale guidata da Storace e Alemanno.

Le discriminazioni che emergono a danno dei giovani, nell’attribuzione dei titoli PAC provenienti dalla riserva nazionale, come ho scritto in 2 articoli (link1, link2), mi spingono ad affermare che secondo me la riforma della PAC per molti versi di “sociale” non ha niente, ed è un’ulteriore dimostrazione che ai fiumi di parole e di concetti che la politica esprime, non seguono i fatti.

No. La riforma della PAC non è da Destra Sociale.

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categoria:pac
sabato, 28 gennaio 2006

La grande Balena bianca, cosi veniva chiamata quel partito che ha governato in maniera incontrastata dal dopo guerra fino a circa 13 anni fa: la Democrazia Cristiana.  Quel partito ha formato, almeno nello stile,  molti degli attuali politici italiani. Ma oltre alla (dichiarata) nuova Democrazia Cristiana di Rotondi, esistono altri personaggi che ne rivendicano ancora l’appartenenza e ne parlano con molta nostalgia. Uno, che di quello stile ne ha saputo fare un’arte, è Clemente Mastella. Appartiene a quella specie ruvida e puntuta di democristiani che alla calcolata astuzia della scuola napolitanica (dei Gava, dei Cirino Pomicino...), aggiunge la fisiognomica ruspante della sua origine rusticana. Non è solo furbo: se occorre, sa essere anche minaccioso, avvolgente, seducente, metamorfico, insolente. Mai untuoso, però. Tutt'altro che insinuante.  Ieri da perfetto teatrante, dopo una lunga telefonica con il Professore al quale ha strappato la candidatura di cinque fedelissimi nel listone DS-Dl che tradotto significa elezione garantita,  giunto al Congresso ha strappato il discorso di rottura che aveva preparato per farne uno nuovo a braccio, dimostrando se mai ce fosse bisogno la sua coerenza! Prodi, dal canto suo, pur di vincere queste elezioni sembra disposto a tutto, ha cercato alleanze con gli autonomisti siciliani, con i cespugli di qualsiasi natura, con gli oratori, sembra disposto a mandare i suoi rappresentanti anche a chi riesce ad organizzare un piccolo gruppo di discussione di dimensione familiare (vedi mail inviate dal fido Giulio Santagata), quando si dice sete di potere. Mastella ha saputo approfittare della situazione traendone importanti vantaggi, la dichiarazione più esilarante l’ha fatta  alla fine del Congresso quando ha detto: Saremo leali, come sempre, caro Romano. Meglio così, altrimenti le cose si sarebbero messe male, molto male, per tutt'e due.  Se Prodi permette ad una forza di appena il 2% di farsi trattare così, non oso pensare quando si troveranno a governare quello che accadrà. Povero Professore, ma ancora di più povera Italia!!

 

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categoria:politica, coerenza, politica e interessi economici
giovedì, 26 gennaio 2006

La prima enciclica di Benedetto XVI è destinata a sollevare l’interesse di ciascuno di noi e allo Stato in quanto tale. Il Papa ci ha abituati ai suoi moniti, che vanno ben al di là della del materialismo terreno e politico e si rivolgono alle coscienze senza distinguere l’uomo “comune” dall’uomo politico e di potere. A questi ultimi si rivolge con una frase molto forte: “Uno Stato che non fosse retto secondo giustizia si ridurrebbe a una grande banda di ladri”.  Dice proprio così Papa Ratzinger nella sua prima enciclica incentrata sull’amore. E, chiede alla Chiesa di “contribuire alla purificazione della ragione” e di “recare il proprio aiuto per far sì che ciò che è giusto possa, qui e ora, essere riconosciuto e poi realizzato” E lo Stato per cui tanti oggi si sbracciano? Va contro i cittadini se pretende di ergersi ad assoluto, e di decidere a proprio piacimento della vita e della sorte degli uomini. O anche se pensa di provvedere a tutto, sostituendosi all'iniziativa della gente. Alla radice della democrazia c'è, piuttosto, il valore della persona, la sua libertà di scelta e di operosità che non possono essere sacrificate a nulla. E c'è il rispetto per quei diritti inscritti nella stessa natura umana. Benedetto XVI, si stacca dal “terreno” e occupa il ruolo di filosofo pensatore illuminato, rimasto ingiustificatamente vuoto in questi ultimi decenni. La crisi assoluta del pensiero sta contribuendo ad inaridire la stessa natura umana, le Sue parole, ancora una volta susciteranno discussioni, attacchi, critiche, ma troveranno anche uomini pronti ad aprirsi e a farle proprie.

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categoria:chiesa
martedì, 24 gennaio 2006

Cos’è l’Auditel? Tutti potrebbero rispondere che si tratta di un sistema per monitorare i gusti televisivi dei telespettatori e da questi poi, scegliere quali prodotti pubblicizzare adattandoli allo spettatore “tipo” che in quella fascia oraria si trova seduto davanti alla televisione. Questo sistema di studio è nato nel 1986, e serviva per dare un prezzo agli spot pubblicitari.  In realtà -come dice nel suo libro  la bravissima giornalista Roberta Risotti- si è trasformato in giudice insindacabile dell’intera programmazione televisiva e sempre più anche dell’informazione giornalistica, con gravissimo danno per la stessa vita democratica. Si è, infatti, creata una pericolosa sovrapposizione tra società mediatica e società politica, laddove i dati Auditel hanno assunto la valenza di consenso. Senza che nessuno lo abbia pubblicamente dichiarato siamo passati da un’economia di mercato ad una società di mercato. Come dargli torto basta accendere la televisione per rendersi conto della scarsa qualità dei programmi televisivi. Noi di POLITIKAMENTE ce ne occupiamo perché siamo convinti che la televisione è un mezzo importante per la democrazia di un Paese e anche per lo stimolo culturale dei suoi cittadini. In questi giorni a Roma si è tenuto un importante seminario che aveva come oggetto appunto il ruolo dell’Auditel, purtroppo nessun mezzo stampa “ufficiale” ha voluto trattare l’argomento, quasi come se rappresentasse un vero tabù. Su CONTROINFORMAZIONE trovate un interessantissimo post dal titolo: “il vero Pinocchio è l'Auditel, ma Collodi non lo sa!”  vi invito a leggerlo.

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domenica, 22 gennaio 2006

Più volte gli esponenti dell’attuale governo hanno rimproverato l’Unione di non avere un programma elettorale. Invece, da mesi, nei pressi di Bologna, è stato attrezzato un capannone di scrivanie, poltroncine, penne, carta, matite, insomma, il tutto per avviare   la cosiddetta “Fabbrica del Programma”.  Dove il Professore assieme ai suoi collaboratori, ha cercato di stilare quello che poi sarà il programma per le politiche del centro-sinistra. E’ bastato, però, che circolasse una prima bozza di programma per evidenziare le profonde spaccature che convivono all’interno della coalizione. Uno dei tanti punti della contesa è la politica scolastica. L’Unione, com’è noto, contiene nel suo interno anime politiche completamente diverse, che vanno dai No global, passando dai cattolici, per arrivare ai radicali di Pannella. Qualcuno maliziosamente ha definito il centro-sinistra una vera e propria “accozzaglia”, tenuta assieme dall’odio politico verso Berlusconi. Ma ritornando alla politica scolastica dicevamo: alla presentazione della bozza di programma, il movimento “Fermiamo la Moratti”, che in questi anni ha lottato, protestato, contro la riforma voluta dal centro-destra, si è subito detto contrario all’ipotesi di una correzione, nella fase emendativa, della legge 53/2003. E chiedono a gran voce l’abrogazione completa della riforma Moratti, per poi riscriverla assieme agli insegnanti, genitori, studenti e società civile che in questi anni hanno detto NO agli effetti che avrebbe prodotto l’attuazione di quella riforma. L’area di sinistra più radicale composta dai Verdi, Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, si è  subito schierata con questa ipotesi, creando una spaccatura in un settore politico, strategico e delicato come quello della scuola. Come al solito la Scuola, rimane con il fiato sospeso, anche perché sono ormai dieci anni che subisce un assedio costante da parte della politica, iniziando dalla disastrosa, che costò la sconfitta al centro sinistra del 2001, riforma voluta da Berlinguer-De Mauro per finire con le mire riformiste della Moratti.  La soluzione di correzione prospettata dai DS e Margherita pertanto non è gradita. Stuzzica di più l’idea di riportare lo stato della scuola a prima dell’avvento traumatico di natura berlingueriana, dove ancora il voto di condotta aveva un senso e gli esami di riparazione di settembre servivano a far recuperare realmente le parti di programma che non si erano approfonditi nel corso dell’anno scolastico. Riuscirà Prodi a realizzare una sintesi che non sarà disastrosa per un settore cosi strategico come la scuola? E’ quello che si augura il Paese. Non possiamo permetterci in una fase economica così delicata di non avere le idee chiare sul futuro dei nostri giovani che inevitabilmente rappresentano una sicura e certa ricchezza per la crescita economica politica e culturale della nostra Italia.  Stupisce però, vedere come l’area più moderata dell’Unione, che in questi anni ha cavalcato e, in alcuni casi, fomentato i movimenti “NO Moratti” dichiararsi contraria all’abrogazione della legge 53/2003.

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categoria:politica, scuola
giovedì, 19 gennaio 2006

La politica agricola comune, in alcuni casi che riguardano molti giovani, è penalizzante in modo inaccettabile.

 

A farne le spese molti giovani che hanno intrapreso in proprio l’attività successivamente al periodo di riferimento, quindi dopo il 2003. In parole povere i giovani che hanno intrapreso l’attività agricola in proprio successivamente al 2002, risultano incredibilmente e pesantemente limitati e danneggiati dalla nuova PAC. La causa è da attribuire ai criteri di assegnazione dei titoli (diritti all’aiuto) provenienti dalla riserva nazionale, alla quale devono per forza attingere (tranne in pochi casi) le aziende nate dopo il 2002. Mi riferisco in particolare alla PAC riso, dove i giovani di cui parlo, si sono visti assegnare un titolo disaccoppiato di 295 € all’ettaro, quasi 200 € in meno del titolo assegnato ai cosiddetti produttori storici.

 

Il problema è gravissimo, perché il mondo agricolo e le quotazioni di mercato ragionano in base al reddito normale delle aziende, e se è vero che il reddito di un’azienda di questo tipo è superiore ai 200€ all’ettaro, è altresì vero che per le aziende giovani di nuova costituizione e che hanno investito molto, questi 200€ rappresentano la sopravvivenza.

 

Questa non è l’agricoltura che i giovani desiderano, perché non vogliono che il loro reddito sia legato ai contributi, che comunque vengono assorbiti da tutti gli incredibili costi che un’imprenditore italiano deve sostenere. Questa agricoltura, è discriminante, perché penalizza i giovani, che rappresentano il futuro, a vantaggio di chi? Serve che lo dica?

 

Chiudo come in un precedente post:la riforma della PAC è incredibilmente a favore dei latifondisti e di chi non svolge la professione di agricoltore. La nuova PAC non aiuta i giovani, anzi li pone in una condizione di inferiorità tale da prevaricare il loro futuro nel settore agricolo”.

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categoria:pac
martedì, 17 gennaio 2006

Generalmente si ritiene molto ingannevole pensare che il mondo, perlomeno quello conoscibile, sia provvisto di un senso o che la storia proceda verso un fine di salvezza. Alla base della trappola ci sarebbe,sempre secondo costoro,la tradizione giudaico-cristiana che concepisce il tempo non più in senso ciclico,alla maniera degli antichi greci, ma come storia di salvezza. Un simile dolo sarebbe finalmente smascherato da questa nostra epoca, che dopo aver superato le illusioni di senso provenienti prima dalla fede, poi dal progresso scientifico e dalle ideologie di stampo politico,è ormai approdata al riconoscimento del dominio incontrastato della tecnica, la quale non tende ad uno scopo che non sia il proprio autopotenziamento, non apre scenari di salvezza, non redime, non svela la verità, non promuove un senso, semplicemente “funziona”, e siccome il suo funzionamento deve diventare planetario, esso subordina a sé tutti gli scopi: dove trovare allora un luogo in cui un orizzonte di senso sia ancora reperibile? Certo, oggi assistiamo alla frana di tante nostre certezze, al crollo di un consenso sociale omogeneo per il credo della nostra Chiesa accusata di aver fallito in alcune esperienze e percorsi ecclesiali.  A mio giudizio, un fallimento non è una catastrofe. Inoltre, quali sarebbero il senso e il prezzo di una tale meditazione? Questa impressione di annientamento,di vuoto totale,che ossessiona profondamente noi viventi? Dobbiamo davvero  rassegnarci alle deprimenti parole di Th. Owen?  <<La vita non gli era mai sembrata più idiota e più vana. Che cosa sarebbe rimasto di lui, dei frutti del suo lavoro e della sua opera quando avesse finito di vivere? Chi avrebbe ancora pensato a lui, chi citato il suo nome, chi si sarebbe più ricordato del suo viso, del suono della sua voce,del colore dei suoi occhi?Che assurdità questa lotta ch’egli aveva condotto, dimenticando di vivere per se stesso.>>(Cèrèmonial nocturne et autres contes insolites).

Eppure Gesù,al termine del discorso della montagna (Matteo 7,24-27) presenta la parabola delle due case,quella costruita sulla sabbia e quella sulla roccia, come impulso permanente alla costruzione del Regno ( del “senso “secondo me). Invero il verbo ebraico della fede, l’amen, indica appunto l’ ”appoggiarsi” su una roccia stabile. La casa sulla roccia non è qualcosa di stabilito una volta per tutte, di ciclico,di deterministico.E’ invece un’istanza che spinge a continuare il lavoro, a sperimentare la concretezza della Parola e la sua dinamicità. E’ un cantiere aperto a mille possibilità dove le persone imparano ad affrontare le diverse stagioni del tempo in cui vivono e ad essere veramente “pragmatiche” nei confronti della Parola del Vangelo. E’ in questa visione della storia e del mondo che ,a mio avviso, deve trovar  posto la tecnica.

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categoria:chiesa, scienza, tecnica
lunedì, 16 gennaio 2006

La vivace discussione a margine del caso Unipol, sta cercando per bocca di qualcuno, di farci credere che i buoni rapporti tra politici e personaggi molto potenti come il presidente di una compagnia di assicurazioni, siano una cosa normale, ma secondo me non è così. La politica dovrebbe essere imparziale, e quindi non dovrebbe mantenere rapporti stretti con le aziende. Minimizzare non serve a niente, l’intreccio tra politica e affari è sempre più evidente.

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categoria:politica e interessi economici
domenica, 15 gennaio 2006

Vincere le elezioni a tutti i costi, è questo l’imperativo che si sono dati a sinistra. La strada per arrivare ad occupare le poltrone del potere passa inevitabilmente dagli accordi elettorali, l’Unione dopo cinque anni d’opposizione non è disposta a tralasciare nessuna possibilità, si accorderebbe anche con il diavolo pur di raggiungere questo abiettivo. La notizia che avevamo dato qualche giorno fa parlava di un probabile  accordo che vedeva insieme il “diavolo e l’acqua santa”  nella fattispecie la Lega nord con l’Mpa  di Lombardo. Dopo il colloquio avuto a Roma con il Presidente del Consiglio, ma soprattutto con Tremonti,  Lombardo si è detto insoddisfatto dalle risposte dei rappresentanti della Cdl, al punto da lasciarsi scappare che avrebbe creato il terzo polo. In questa situazione si è tuffato il segretario dei DS Fassino intervenuto alla convention regionale della Quercia sul programma per le elezioni regionali di giugno nell'Isola. "Auspico che Raffaele Lombardo - ha detto - si collochi nel centrosinistra. Invito, questo, che lascia perplessi gli elettori del centro-sinistra, come si sa Lombardo aveva fatto richiesta al premier della Tav per il sud e del ponte sullo stretto, infrastrutture, non proprio gradite a Fassino che si è dichiarato scettico sulla loro necessità ma soprattutto sul rapporto utilità/costo. Altro punto richiesto da Lombardo al Premier, riguardava la “devolution fiscale”  che tradotta significava una fiscalità di vantaggio per il Sud. Altro motivo questo che ci lascia perplessi, le posizioni dell’Unione sono sempre state contro la devolution al punto da dichiarare che voteranno contro al referendum confermativo della legge varata dal governo Berlusconi. La conclusione non può richiamare l’inizio del pezzo, pur di vincere si è disposti a vendere l’anima al diavolo, ma fin qui nulla di strano, la cosa più grave è che per vincere si è disposti a sconfessare quello che si è sostenuto in questi cinque anni di opposizione.

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categoria:politica, infrastrutture
giovedì, 12 gennaio 2006

La politica in Italia sta vivendo un periodo di stanca, i riferimenti politici e ideali sembrano cadere uno dietro l’altro. L’elettore è destabilizzato delle numerose brutte notizie che arrivano dal fronte della magistratura che vedono coinvolti personaggi e partiti politici. Qualcuno ad arte riesce a creare un mondo pieno di veleni con lo scopo di confondere ulteriormente l’elettore. In questo clima noi avvertiamo il bisogno di una nuova ventata politica, di una nuova filosofia che riporti le cose ad una dimensione più umana, che renda il nostro Paese più vivibile, più italiano e meno schiavo di una globalizzazione imperante e di una economia soffocante. Oggi c’è un segnale che arriva da uno dei personaggi più liberi d’Italia: Massimo Fini. Io e Carlo abbiamo letto il suo Manifesto, ci sono piaciuti tutti i suoi punti e  abbiamo deciso di firmarlo. Siamo coscienti che non è facile realizzare quei punti, ma ogni essere umano, ha il diritto/dovere quanto meno di provarci. Noi ci vogliamo provare.

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categoria:politica
giovedì, 12 gennaio 2006

Il grande successo economico cinese di questi ultimi tempi, mi ricorda per molti aspetti quello russo ai tempi dei piani quinquennali di Stalin, costati la vita a milioni di persone.

Per grande balzo solitamente si intende quello perpetrato da Mao Zedong, che aveva causato una carestia da 20 milioni di morti, ma io voglio chiamare in questo modo anche la progressione attuale, che sta facendo emergere incontrastata l’economia cinese.

Anche questo grande Balzo, sta però avendo un prezzo, pagato in vite umane, che rispetto al passato sono più difficili da nascondere.

Su politikamente affronteremo questo tragico problema, perché ci preme che tutti sappiano cosa si nasconde dietro alcune realtà produttive, e se sia sufficiente il prezzo più economico a farci acquistare prodotti che hanno un costo inferiore di un quid pagato con la vita da molti esseri umani.

Iniziamo ad occuparci del problema segnalando il sito sui laogai, i campi di lavoro cinesi, curato dalla Laogai Research Foundation www.laogai.org

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categoria:diritti umani, laogai
martedì, 10 gennaio 2006

La lega nord, dopo la sua nascita iniziò a sferrare i suoi primi attacchi  alla gente del sud che negli anni aveva contribuito alla crescita economica del nord industrializzato.  La risposta a questo movimento, arrivò da un altro che vedeva la luce proprio in Sicilia che aveva come nome “La Rete” voluta da Leoluca Orlando ma  ispirata da un fine teologo gesuita che rispondeva al nome di Padre Pintacuda.  Erano tempi duri per gli uomini del sud, quelle parole “slogan”  pronunciate da Bossi e dai suoi generali, ferivano la dignità e l'onestà di quelle famiglie che onestamente e laboriosamente contribuivano alla ricchezza di quei territori. La lega ad arte le rivolgeva ad un elettorato prestabilito che, in effetti, servirono a far crescere e a consolidare il movimento leghista. Nell’immaginario comune è rimasto l’idea che quegli uomini ma soprattutto quel partito tra le fila annovera esponenti che del “razzismo” ne hanno fatto una linea politica. Le notizie, però, che giungono dalla Sicilia sembrano smentire questa tesi, infatti, il Movimento per l’Autonomia (Mpa) di Raffaele Lombardo, sembra che stia cercando un “apparentamento” per le prossime elezioni nazionali, proprio con la Lega Nord.   Uno scenario questo che lascerà sicuramente sbigottiti sia i siciliani che gli stessi elettori del nord, anche se per onor di cronaca, va detto  che da tempo a Lampedusa esiste e ha un notevole riscontro politico, la sezione politica della Lega. Lombardo, per deviare le voci, continua a sostenere che l’interlocutore principale rimane l’attuale Presidente del Consiglio, al quale ha chiesto: il varo di un decreto per l'equa fiscalità e il varo di un piano decennale per le infrastrutture per il Sud, compresa la Tav.

postato da: LiborioButera alle ore 15:30 | Permalink | commenti (5)
categoria:politica, infrastrutture