C’è fermento all’interno dei partiti, questi, infatti, sono giorni importanti per definire le liste e scegliere i candidati per le politiche di aprile. La nuova legge elettorale con il proporzionale sembra vedere rifiorire alcune manovre in voga nel passato, come ad esempio la scelta degli uomini da mettere come capolista, che diventa un’operazione fondamentale per acquisire consensi. E allora vedremo i volti più noti dei politici candidati anche in aree del Paese con il quale all’apparenza non hanno nulla a che fare. Ad esempio un Beppe Pisano per il sud, d’origine sarda, ma una personalità di spicco oltre che ministro dell’interno, dovrà convogliare voti per FI nel meridione d’Italia, in Sardegna e si dice anche nel Lazio. Stefania Prestigiacomo sarà la capolista per la Sicilia, così come Follini dell’UDC per il Senato. Insomma l’attacco a tre punte in realtà sembra più che altro un attacco a tutto campo pardon a tutta Italia. L’opposizione non rimane certo a guardare, infatti, è impegnata anch’essa nella scelta di uomini e nel definire le strategie per battere finalmente la Cdl. Nei DS però, sembrano affiorare due grossi problemi, il primo vede la nascita delle correnti in puro stile democristiano (il proporzionale le incentiva), l’ultima, infatti, è quella delle “serafiniane” che cerca di attrarre a se tutte le donne del partito. Il nome deriva da Anna Serafini, una donna valida che negli ultimi anni si sta facendo largo all’interno del partito mettendo un po’ in difficoltà le altre presenze femminili. L’ascesa politica della Serafini i maliziosi la riconducono non alle sue capacità ma al rapporto particolare e privilegiato che ha con il Segretario Fassino: è la consorte! L’altra difficoltà, invece, deriva dalla scelta politica del Segretario dei DS che sembra aver raccolto l’invito di Beppe Grillo ed è intenzionato a non candidare i “veterani” tranne in alcune eccezioni. La quercia che si rinnova? Un atto di coraggio nel panorama politico italiano ma che all’interno della quercia ha causato una vera e propria levata di scudi. Le resistenze verso la scelta di Fassino di lasciare fuori dalle liste chi è stato per due legislature in Parlamento, ha toccato personaggi che hanno radici molto profonde nel partito per questo crediamo che è solo una dichiarazione sensazionalistica destinata poi nei fatti, a non trovare applicazione tranne che per alcune rare eccezioni. Ci sono anche lamentele per l’esclusione di Bersani in favore come capolista della Liguria per lasciare il posto a Fabio Mussi (correntone DS) e per l’ex ministro Finocchiaro che è stata “parcheggiata” al Senato. La nascita della nuova corrente delle “serafine”, mi riporta a fare una considerazione sulle quote rosa: se fossero state approvate, oggi probabilmente non avremmo dei partiti gestiti solo da uomini ma, come nel caso dei DS, avremmo una dirigenza composta di mariti e mogli e la gestione si trasformerebbe per diventare di tipo familiare! Le donne sono cosi intelligenti da capire che le quote rosa servono solo ed esclusivamente a rafforzare gli uomini presenti nelle direzioni dei partiti. Se applicate, assisteremmo all’invasione di sorelle, mogli, cugine, amanti e via discorrendo. Siamo convinti che le vere conquiste si fanno sul territorio facendo politica per la gente e in mezzo alla gente, le donne quelle vere, non hanno certamente bisogno di questi finti regali.
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