giovedì, 30 marzo 2006

Un Presidente del Consiglio che accusa la grande e rossa Cina di aver bollito i bambini, per l’opinione pubblica, è quasi un sacrilegio. “La Cina, è la nostra grande opportunità” hanno tuonato a sinistra. Come a voler censurare ogni possibile attacco alla “democratica Cina”, governata dal 1949 ad oggi dal PCC (Partito Comunista Cinese). Premetto subito che un Presidente del Consiglio deve cercare di usare un “lessico” più corretto, le affermazioni forti anche se vere, rischiano di essere strumentalizzate e spostano l’attenzione su un falso problema.  Da qualche anno a questa parte, sono sorte nel mondo, migliaia di associazioni di volontari, che stanno portando a conoscenza del mondo civile ciò che accade ed è accaduta nella Repubblica cinese. Un dato agghiacciante riguarda i numeri delle persone massacrate barbaramente per mano del PCC, andiamo con ordine:

La prima Riforma Agraria (1952) è costata la vita a 2,4-5 milioni di oppositori. Dietro la riforma in realtà si nascondevano altri obiettivi: l’eliminazione dei leader dei villaggi, sostituiti da uomini di apparato del PCC; l’accumulo di un’enorme quantità dei beni sottratti ai condannati a morte; Attecchire nella popolazione con l’arma barbara della paura.

Il Grande balzo in Avanti (1959 – 1961) è costato la vita a 20- 40 milioni di cinesi. Il piano consisteva di raddoppiare la produzione di acciaio, il PCC ha trasformato l’intera nazione in un enorme  campo di lavori forzati. I contadini sono stati costretti a parteciparvi, abbandonando i loro raccolti, tant’è che il grano è rimasto a marcire nei campi con la conseguente moria per fame di 30 milioni di cinesi. Al mondo venne giustificato come un “disastro naturale”.

La Rivoluzione Culturale (1966-1976) è costata la vita a 7- 8 milioni di cinesi. Questa mirava alla distruzione della cultura e della fede della tradizione cinese. La campagna fu talmente “penetrante” che raggiunse un’esaltazione tale, che i bambini picchiavano o addirittura uccidevano maestre, genitori e anziani, che avevano l’unica colpa di tramandare le vecchie tradizioni.

Il massacro di Piazza Tiananmen (4 giugno 1989), persero la vita 600-3.000 studenti. Questo massacro è recente e ce lo ricordiamo tutti. Il PCC soffocò con la violenza i sit-in e gli scioperi della fame organizzati dagli studenti, ordinando all’esercito di prendere la piazza con la forza.  Gli studenti disarmati sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco e schiacciati con i carri armati in un orrendo bagno di sangue. La cosa più grave è che il Partito Comunista Cinese, non ha mai fatto ammenda, né ammesso di aver fatto qualcosa di sbagliato.

La Campagna per l’ “Eradicazione” del Falun Gong (dal 1999 ad oggi) quasi 3.000 morti accertati e 3 milioni di imprigionati. Nel 1999 l’ex presidente del PCC Jiang Zemin, risentito della popolarità del Falun Gong, ha ordinato che questo gruppo pacifico fosse “eradicato”. Ne è seguita una campagna violenta e brutale simile alla Rivoluzione Culturale. Sono stati documentanti circa 40.000 casi di torture e abusi durante la custodia, mentre 3 milioni sono rinchiusi in prigione o in campo di lavoro forzato. Le donne hanno subito: stupri di gruppo, aborti forzati anche all’ottavo mese di gravidanza, ogni forma di abuso sessuale concepita da una mente malata di aguzzini sadici privi di ogni forma di umanità.

Ho voluto portare all’attenzione di tutti coloro che leggono questo blog, cosa sono stati in grado di fare i dirigenti del PCC e anche oggi non disdegnano di usare la violenza verso i loro oppositori. Le affermazioni di Berlusconi sono molto gravi, perché Presidente del Consiglio, ma forse sono utili a puntare l’attenzione verso il dramma che continua a subire il popolo cinese, perché dietro la crescita economica si nasconde la schiavitù!

postato da: LiborioButera alle ore 11:51 | Permalink | commenti (9)
categoria:politica, elezioni, diritti umani, censure, laogai, governi
lunedì, 27 marzo 2006

Che ci fa Mastella nell'Unione se poi fa dichiarazioni che vanno nella direzione diametralmente opposta rispetto a quelle dei suoi alleati? La questione è la solita: i PACS. L'ex democristiano,  ogni volta che si trova a parlare ad una platea, tiene a sottolineare le sue posizioni circa le unioni di fatto. Lo ha fatto anche a Torino in un incontro elettorale: «Noi siamo contro i Pacs, non crediamo nella loro utilità e, quando sarà al governo il centrosinistra, non cambieremo idea».  Da questo punto di vista bisogna ammettere che in quello che predica è coerente, lo è molto meno quando appoggia una coalizione che dei PACS ne ha fatto uno dei punti fondamentali della sua campagna elettorale. Che c'azzecca, direbbe lo sgrammaticato Di Pietro. C'azzecca, c'azzecca eccome! I pruriti di Mastella, sommati a quelli di Rutelli e Casini, lasciano intendere che all'indomani del risultato delle elezioni, questi 3 "paladini", potrebbero sedersi attorno ad un tavolo e discutere per gettare le basi al nuovo soggetto politico sponsorizzato dalla Chiesa: il grande centro. Il compitò sarà quello di raccogliere in sé i politici di ispirazione cattolica per poi allearsi con i partiti disposti a sostenere le posizioni dettati i valori cristiani che ancora caratterizzano il popolo italiano.  L'unico ostacolo è rappresentato dalla presenza politica di Berlusconi. Politico e comunicatore di razza,  che in un sol colpo è riuscito a due coalizioni, la prima formata dagli amici la seconda dai nemici. E' giusto ricordare che prima del risultato elettorale, Casini è considerato ancora un amico, quello che accadrà dopo non è dato saperlo.

postato da: LiborioButera alle ore 13:29 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica, chiesa, coerenza
sabato, 25 marzo 2006

Mancano ormai pochi giorni alla fatidica data del 9 aprile. Mai come questa volta, l’indecisione dell’elettore è  stata così accentuata. Il governo di centro-destra ha creato molte divisioni nel Paese, è riuscito persino a spaccare Confindustria, i grossi industriali si sono schierati con l’Unione, i piccoli con la Cdl.  Un tempo si diceva: quando i “padroni” si lamentano con il governo è perché questo tiene le parti degli operai. E’ così anche oggi? I sindacati naturalmente sostengono di no, allora perché i potenti non si schierano con Berlusconi? La legge 30 rispetta la richiesta degli industriali, ha liberalizzato il  lavoro togliendo lacci e laccioli a chi ha bisogno di manodopera, tant’è che può stipulare contratti di soli 3 mesi e senza nessuna garanzia di rinnovo. Applicando, a dire la verità una regola di flessibilità esasperata che in Italia è sempre esistita ma, mai nessuno, in passato lo ha denunciato. Mi riferisco ai tanti precari supplenti che esistono nella scuola. In quel caso, si stipulano contratti di soli 15 giorni, senza nessuna garanzia e senza nessuna possibilità di riconferma. Forse la grande industria non è contenta di questo regalo che vede il dipendente trattato come una merce? Gli operai sicuramente non lo sono, le stesse forze di sinistra hanno condannato questa flessibilità esasperata e continuano a chiedere l’abolizione del precariato di massa in favore di maggior sicurezza lavorativa. Ci troviamo in perfetta sintonia, un giovane deve poter permettersi di formare una famiglia senza rischiare di ritrovarsi disoccupato dopo pochi mesi. Ma, la cosa, che in questi giorni sta lasciando perplessi gli italiani, riguarda l’accordo che vede da un lato i poteri forti dello Paese con a capo la grande industria, dall’altro l’Unione che vanta tra le fila proprio quella sinistra che si è opposta con forza alla riforma del lavoro che come noto ha a capo Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e lo stesso correntone populista diessino. Non v’è dubbio che ci sia un po’ di perplessità, nel vedere mano nella mano il padrone e l’operaio, a meno che i potenti non cercano una sorta di pax sindacale per poter fare tranquillamente, come in passato, i loro interessi. Ricordo ancora, con rabbia, i fiumi di denaro pubblico che inondavano l’industria privata, bastava solo un minimo accenno alla cassa integrazione, per aprire i rubinetti. Tutto questo, acutizza, l’incertezza, dell’elettore, addirittura per la prima volta, i votanti di sinistra, iniziano a storcere il naso, stufi di turarselo, e paventano per la prima volta la possibilità di astenersi. L’incertezza dunque è il vero “lite-motive” di questa campagna elettorale. Come ho già detto, si avverte all’interno della stessa organizzazione degli industriali, la spaccatura vede la piccola e media industria appoggiare l’attuale esecutivo, mentre la grande, la sinistra. Stranezze italiane… Questo contribuisce ad aumentare ulteriormente le perplessità dell’elettore. Per chiarirsi le idee negli ultimi giorni, in rete, si trovano una serie di test a cui basterà rispondere per essere accostati all’area politica di “pertinenza”. Il funzionamento è semplice; dopo aver risposto, vi basterà attendere la rielaborazione delle vostre risposte per arrivare al risultato. Se anche voi non sapete per chi votare, vi basterà cliccare qui, qui e qui per provare.  

postato da: LiborioButera alle ore 11:15 | Permalink | commenti (1)
categoria:economia, finanza, elezioni, partiti, estremisti, politikamente scorretti
giovedì, 23 marzo 2006
La nuova legge elettorale, che subentra alle più note Mattarellum e Tatarellum, è stata ribattezzata da uno degli stessi autori, il leghista Calderoli, “il Porcellum”. Attraverso il calcolo proporzionale, dovrà garantire l’elezione del prossimo esecutivo. Ma prima della fatidica data del 9 aprile, si deve passare dalla campagna elettorale, che in questi giorni registra una divisione sulla stratosferica promessa, per usare un eufemismo, del leader dell’Unione Romano Prodi di abbassare 5 punti percentuali del cuneo fiscale. Continua a far discutere come reperire i 10 mld di euro necessari per l’operazione. Il Professore sostiene che basterà la lotta all’evasione fiscale (aria fritta), a qualche rinuncia (Ponte sullo Stretto e infrastrutture) e nessuna tassazione delle rendite, se non per i capitali più corposi. Che Prodi sia un mago dei conti, ne ha dato abbondantemente dimostrazione, prima durante la direzione dell’IRI e poi quando è stato Presidente del Consiglio (ancora ricordiamo le sue tasse). Ma a smentire la sua tesi, è bastato ascoltare le dichiarazioni di Faustino Bertinotti, ospite ieri sera a MATRIX. Dopo un faticoso tentativo d’arrampicata sugli specchi, ha detto chiaro e tondo che si passerà inevitabilmente dalla tassazione, smentendo nella sostanza il suo leader. Non siamo affatto contrari, purché non si toccano, come in passato, i poveri risparmiatori ma si punti solo a quelli che i denari li possiedono, i politici in primis. Ma questi annunci di tassare le rendite, segnala il sole 24 ore, è ripresa la fuga di capitali verso l’estero, vanificando i sacrifici che si sono fatti in questi anni per riportarli in Italia.
postato da: LiborioButera alle ore 23:16 | Permalink | commenti (3)
categoria:politica, economia, finanza, elezioni, partiti
lunedì, 20 marzo 2006

Il Paese, mai come oggi, ha bisogno di equilibrio, moderazione e del contributo di tutte le forze politiche per uscire da questa empasse. Gli industriali invocano un nuovo patto costituente, per riflettere sulla situazione economica nazionale e soprattutto sulla liberalizzazione economica e in  competitività, ma che nel contempo, non trascuri il fattore umano e la libertà dell’individuo stesso.  C’è bisogno di tutti, nessuno escluso, ma mai come in questi anni però, gli schieramenti politici sono stati così divisi e distanti. E’ stato, e continua ad essere, un vero scontro frontale senza esclusione di colpi. La campagna elettorale è stata impostata, non sui programmi, ma sui veleni; dove si è assistito alla scesa in campo di tutta la gendarmeria armata, sia di destra che di sinistra, con lo scopo di demonizzare l’avversario. Questo clima di odio, ha fatto scomparire dai dibattiti i problemi del Paese e le idee programmatiche per risolverli. Non si è mai discusso di meridione, e del  problema/opportunità che porta con sé. E’ stato il grande assente, nel dibattito televisivo che ha visto contrapposti Prodi e Berlusconi. E continua a non essere dibattuto neanche dagli altri leaders politici. L’attenzione è tutta puntata sullo stallo economico del nord. E dire che oggi il sud potrebbe rappresentare la vera scommessa. A differenza delle industrie, le bellezze paesaggistiche, non possono subire una delocalizzazione forzata e non rischiano di essere “clonate” da stati concorrenti. Con le dovute  attenzioni ed un rilancio del turismo e dell’agricoltura, potrebbe rappresentare il punto di partenza per la ripresa economica del Paese. Ma gli schieramenti, nei dibattiti,  preferiscono parlar d’altro, l’argomento principale è: l’insulti e l’odio… In questo bailam, ad intorbidere le acque già torbide di loro, si è inserito il gruppo anti Berlusconiano, capeggiato dall’ormai celebre Diego Della Valle. Per dovere di cronaca, ricordiamo che è anche un importante azionista del Corriere della Sera, quotidiano che giorni fa, in un editoriale del suo Direttore Mieli, invitava, appunto, a votare per l’Unione. Un vero gruppo di potere dentro Confindustria, contrapposto al governo che sponsorizza senza esitare Prodi e i suoi compagni. Questo conflitto, tra l’imprenditore delle scarpe e Berlusconi, continua a tenere banco, distogliendo l’attenzione su quelli che sono i veri problemi dell’Italia. Ma, dopo questa introduzione, ritorniamo al grande assente: il Mezzogiorno. Proviamo ad ipotizzare le ricadute che avrà qualora fosse realizzata l’idea di Prodi di diminuire di 5 punti percentuali il cuneo fiscale, pari a 20 mld di Euro, solo nel primo anno di governo.  Ad usufruirne, oltre che le aziende, saranno i lavoratori, ma il mancato introito di una cifrà così considerevole, quali ricadute avrà per il Paese? Da un’analisi, non molto approfondita, è subito evidente che mancherebbero i fondi per la  previdenza, con il conseguente rischio che gli enti che si occupano di pensioni e di stato sociale, subiscono un vero e proprio collasso. Gli economisti del centro-sinistra, per rimediare, contano di recuperando le somme, in parte con la tassazione delle rendite finanziarie, in parte su un ipotetico recupero dell’evasione fiscale e su i tanto contestati tagli alle spese. Ma il Paese sarà chiamato a qualche altro importante sacrificio: dovrà anche fare a meno di qualche importante infrastruttura come il ponte di Messina, guarda caso collocato proprio nel Mezzogiorno!  Ma i sacrifici richiesti all’area depressa si limiteranno solo a questo? Certo che no! In un’analisi dettagliata emerge che l’abbassamento di 5 punti del cuneo fiscale, porterà indubbio vantaggio alle aziende che come sappiamo, e guarda caso, sono concentrate nell’area più ricca del Paese. I lavoratori che ne trarranno maggiore vantaggio, visto il rapporto di occupazione 1/2 al nord e 1/4 al sud, guarda caso saranno sempre al nord, ma al sud cosa andrà? Le briciole, forse… Le premesse non sono certo incoraggianti. Altro che riduzione del dualismo, Prodi e compagni, il sud, lo vogliono allontanare ancora di più dal resto del Paese! Allora, per finire, cari lettori meridionali, vi invito, qualora vincesse l’Unione, di non seguire l’esempio di Umberto Eco che se dovesse vincere la Cdl si trasferirebbe all’estero, a voi basterà fare meno strada, potrete spostarvi da Bologna in su.

postato da: LiborioButera alle ore 20:07 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica, isole, finanza, partiti, governi, infrastrutture, partitocrazia
domenica, 19 marzo 2006

Apprendiamo con rammarico, dal blog dell’amico Mikereporter, che l’aggregatore b4cdl, vicino alla Cdl, è stato vittima di un attacco da parte di un  haker di sinistra [link]. Reputiamo che tale azione oltre che ad essere lesivo della libertà, rappresenta un vero e proprio tentativo violento di bavaglio verso tutte quelle voci che vanno nella direzione diversa dal loro credo politico. Noi da sempre ci siamo battuti a favore della libertà, ma contro la libertà d’insulto, e in questo caso esprimiamo la nostra solidarietà ai bloggers  di 4 Cdl, ma premettiamo sin da subito che non esiteremo a schierarci anche a favore del centro-sinistra qualora qualche “delinquente” si sognasse di perpetrare nei loro confronti una simile e riprovevole violenza. Aggiungiamo che condanniamo fermamente anche coloro che con bombolette spray “imbrattano” sia le opere d’arte che gli stessi manifesti elettorali. Concludiamo rivolgendoci a queste persone precisando: che la libertà non è quella che intendono loro, ma è un’altra cosa. Evidentemente la nostra, è ancora una democrazia giovane per essere compresa fino in fondo.

postato da: LiborioButera alle ore 11:44 | Permalink | commenti (4)
categoria:
venerdì, 17 marzo 2006
Dei privilegi della politica e dei costi di essa ne avevamo già discusso in post precedenti. Oggi ci siamo imbattuti in un’altra notizia curiosa che guarda caso è sempre favorevole ai nostri signori della politica. La legislatura come sappiamo è quasi finita, il 9 aprile si ritorna a votare per eleggere i nuovi rappresentanti. I nostri parlamentari, a inizio legislatura, hanno ricevuto un PC portatile con relativa stampante. I deputati, oggi, hanno così la possibilità di concludere la loro esperienza a Montecitorio riscattando con pochi spiccioli un pc che, nuovo e completo di stampante, ha un valore non inferiore ai mille euro e che usato, su internet costa intorno ai 500 euro. E io pago!!! Direbbe il celebre Totò!
postato da: LiborioButera alle ore 15:05 | Permalink | commenti (3)
categoria:i costi della politica
mercoledì, 15 marzo 2006
La contestatissima legge appena varata il materia di droga, ha ottenuto un plauso da parte del segretario generale della Commissione stupefacente dell’Onu. Dello stesso avviso è Antonio Costa, segretario generale della Commissione stupefacenti delle Nazioni Unite che sostiene una cosa ovvia: le droghe sono droghe, non esistono droghe leggere o droghe pesanti. Tutto ciò che falsa la percezione agendo sul sistema nervoso e sensitivo la scienza, lo definisce: droga. Costa inoltre, elogia la legislazione italiana, “coerente - dice - con gli impegni internazionali presi dall'Italia, e cioè sulla linea della prevenzione, cura e recupero dei tossicodipendenti e del contrasto al traffico. Non sono dello stesso avviso alcuni soggetti dell’Unione, che vorrebbero la liberalizzazione di alcune droghe come la cannabis, l’hashish, a scendere in campo a favore di questa tesi sono stati 50.000 contestatori della legge Fini-Giovanardi. Non vorrei che sia stata questa contestazione a far tornare sui loro passi i nostri governanti, al punto da legittimare il quantitativo di 23 spinelli, oltre dei quali si rischia l’incriminazione di “spacciatore di sostanze stupefacenti”. Noi siamo d’accordo su un giro di vite serio che non si cura dei manifestanti, ma che vari una legge seria per contrastare l’uso di droghe, le ultime statistiche dicono che il primo spinello si fuma attorno agli 11 anni.  Un governo serio questo lo deve impedire.
postato da: LiborioButera alle ore 00:15 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica, riforme
martedì, 14 marzo 2006
Laziogate, così è stato definito lo scandalo o presunto tale che ha visto coinvolti alcuni uomini vicini a Francesco Storace. I commentatori politici, sia sui blog che sulla stampa, non hanno esitato ad attaccare duramente l’ex presidente della Regione Lazio. Come è noto si è dimesso dimostrando una grande moralità e serietà. Come nostra abitudine, abbiamo aspettato di avere un po’ più chiara la vicenda, prima di esprimere un giudizio. Ma stasera, alla vicenda si è aggiunto un nuovo tassello. E’ emerso che in un precedente confronto tra Fini e D’Alema, quest’ultimo in tempi non sospetti, ha anticipato l’inchiesta che poi ha coinvolto l’investigatore vicino a Storace. Notizie che ci inducono ad alcuni interrogativi alle quali non riusciamo a dare una risposta. Non ci capacitiamo come realmente stanno le cose? D’Alema spiava i lavori dei magistrati o era informato delle indagini in corso? A che titolo sapeva, quando l’Italia intera non n’era a conoscenza? E’ un complotto ai danni della Cdl? Domante che meriterebbero una risposta, ma che noi da semplici cittadini non siamo in grado di dare. Di una cosa però siamo certi: questa campagna elettorale sarà ricordata per il clima avvelenato che vede in mezzo i soliti attori: magistratura, Corriere della Sera e D’alema. E’ lui il grande vecchio? Non abbiamo una risposta certa, ma da quello che è emerso stasera a MATRIX abbiamo scoperto che probabilmente è dotato di doti di preveggenza, altrimenti ci vediamo costretti ad ipotizzare altro.
postato da: LiborioButera alle ore 00:55 | Permalink | commenti (1)
categoria:elezioni, politikamente scorretti, governi, strumentalizzazioni politiche
lunedì, 13 marzo 2006
Un Berlusconi, come sempre, destinato a far discutere e ad accentrare su se stesso le attenzioni dei media. Il colpo di scena andato in onda in "casa Annunziata" lo ha visto per l'ennesima volta protagonista: "mi alzo e vado via". Nessuno pensava che potesse arrivare a tanto, invece… La giornalista non si scomposta, è rimasta seduta come se nulla fosse successo e il Presidente uscendo dallo studio ha sottolineato come in realtà la RAI non è affatto controllata dal governo, anzi. Quel colpo di teatro inaspettato nasconde dell'altro? Io credo di si. Provo ad argomentare le mie riflessioni partendo dai commenti e dagli articoli dei più illustri politologi e giornalisti italiani. In quasi tutte le testate, gli articoli si sono limitati a sottolineare l'aspetto più superficiale: Berlusconi, messo in difficoltà dalle domande scomode della giornalista, si è alzato ed è andato via. Ovvio potremmo dire, ma è davvero così? Quel colpo di teatro, fatto tra l'altro da un mago della comunicazione forse in realtà serve ad evidenziare un altro aspetto. Un nuovo tassello da aggiungere al "puzzle" che vede la stampa schierata contro di lui e del suo governo. Dopo il Corriere, adesso anche la RAI, tutti contro di me, non vogliono farmi esporre quanto di buono ho fatto in questi cinque anni; è un teorema! Lo stesso Cuffaro denuncia la campagna di persecuzione messa in moto dalla carta stampata e da alcune reti televisive. Non è che questa persecuzione alla fine contribuirà a far apparire Berlusconi vittima di questo teorema? A questo punto molti iniziano a parlarne, molti sostengono che questo accanimento prepotente, si ritorcerà contro l'Unione. Ma, a fugare i dubbi, almeno quelli che riguardano Lucia Annunziata, basterebbe, semplicemente che quando ospita l'altro candidato alla Presidenza del Consiglio, gli facesse le stesse domande scomode (vedi Unipol, Nomisma, Tav, eccetera) e non lo lasciasse parlare di programmi e di accuse contro questo governo, in quel caso penso che nessuno potrebbe obiettare sulla statura morale e intellettuale della giornalista. Il teorema "antiberlusconiano"così perderebbe qualche pezzo. Agli occhi degli elettori il Premier non sarebbe più una vittima delle "casematte gramsciane" e di un giornalismo organico alla sinistra, ma più semplicemente un Premier che non sopporta le domande "scomode", vedremo se i fatti daranno ragione o torto a Berlusconi, basterà aspettare domenica prossima per farcene un'idea più completa. Ma l'episodio accaduto ieri sulle reti della RAI, lascia la solita coda di polemica che vede l'azienda più importante del Paese ostaggio delle forze politiche. La Rai negli ultimi anni è diventato un vero terreno di conquista, mettendo da parte il vero ruolo che dovrebbe vederla protagonista: l'informazione.
postato da: LiborioButera alle ore 13:38 | Permalink | commenti (1)
categoria:
domenica, 12 marzo 2006

Questi sono giorni di dibattiti e confronti tra i vari leaders dei  partiti. In televisione continuano ad apparire i volti dei personaggi noti, i “chiacchieroni”, che siano di  destra o di sinistra, poco importa, ormai il reality della politica continua ad andare in onda. La corsa al video però, è moderata dagli strateghi della campagna elettorale, questi ordinano: tu puoi, tu non puoi, tu ci fai acquistare voti, tu rischi di farli perdere. Gli strateghi dell’Unione, sembra che abbiano deciso di tappare la bocca a uno dei loro alleati, forse per paura che il suo partito possa crescere o forse per punizione? Sta di fatto che in questa campagna elettorale c’è un grande assente. Uno che forse è meglio tenerlo in silenzio, uno che potrebbe dare fastidio all’Unione qualora vincesse le elezioni, uno che già una volta ha fatto cadere il governo, uno che prima che iniziasse la campagna elettorale i sondaggi davano in crescita il suo partito, ma forse proprio quella crescita non va bene ai suoi  alleati. Ma tutti noi ci chiediamo che fine abbia fatto Faustino Bertinotti?  Basta il solo Diliberto a rappresentare la sinistra più estrema? Rifondazione Comunista, prima che gli tarpassero le ali, volava quasi all’8%, oggi i sondaggi la danno in caduta libera. Vogliono riportare l’ala sinistra guidata da Bertinotti, dentro una percentuale innocua per la coalizione di centro-sinistra? Sta di fatto che Faustino ( soprannominato dagli stessi compagni, parolaio rosso) manca ormai da molto tempo dai salotti buoni della televisione, ma stavolta non a causa degli avversari, ma dai suoi stessi compagnucci di giochi.

postato da: LiborioButera alle ore 00:57 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica, elezioni, epurazioni
venerdì, 10 marzo 2006
Il vero nemico della partitocrazia ha deciso di scendere in campo in prima persona. L’europarlamentare Nello Musumeci ex Presidente della Provincia di Catania e fondatore di Alleanza Siciliana, ha deciso di correre, assieme al suo partito, alla Presidenza della Regione Sicilia. Se la vedrà con Totò Cuffaro e Rita Borsellino. Musumeci da Presidente della provincia di Catania, ha dato un enorme contributo alla crescita economica di quell’area, più volte scontrandosi anche con la criminalità organizzata che lo ha fatto oggetto di minacce di morte. L’ultima risale a pochi mesi fa, vista l’attendibilità gli è stata assegnata la scorta. Da uomo schivo e serio, non ha mai spettacolarizzato le minacce che subisce,  come invece ci hanno abituati altri politici. Un uomo di destra legato al suo territorio che non ha mai esitato a mettere in gioco la propria incolumità per il bene della Sicilia, duro e puro, direbbe qualcuno. Le probabilità di spuntarla contro i suoi avversari,  sono pressoché nulle, ma la voglia di ribellarsi alla partitocrazia sicuramente farà in modo di raccogliere attorno al suo nome quelle forze locali svincolati e delusi dalla gestione verticistica dei partiti. Nel dare l’annuncio ai giornalisti ha dichiarato: "Io non credo che serva il quarto o quinto polo, credo che serva quello dell' autonomia, che serva un presidente della Regione che non sia schiavo e ostaggio dei partiti romani, cioè degli stessi partiti che per 60 anni hanno illuso i siciliani lasciando la nostra terra nelle stesse condizioni in cui era nel 1946". "Credo che serva un presidente della Regione libero - ha aggiunto - capace di fare gli interessi dei siciliani e io sono convinto che la sfida non possa essere tra Cuffaro e la Borsellino perchè l' uno e l' altra sono le due facce di una stessa medaglia che si chiama partitocrazia". ”Abbiamo bisogno - ha continuato - di una soluzione alternativa onesta, capace di poter, con assoluto spirito di autonomia, interpretare la voglia di cambiamento di questa terra martoriata che ha dato sangue a tutti partiti, i quali del nostro sangue a Roma hanno fatto mercato e borsa nera". Parole durissime contro i “saccheggiatori” politici della Sicilia che probabilmente sono destinate ad aprire una nuova era politica nell’Isola.
postato da: LiborioButera alle ore 17:20 | Permalink | commenti
categoria:politica, partitocrazia
mercoledì, 08 marzo 2006

Le piccole liste con il proporzionale possono rappresentare l’ago della bilancia per gli esisti del confronto elettorale del 9 aprile. Con il vecchio maggioritario, esse erano definite liste “civetta”, considerate una vera patologia. Servivano a collegarvi i candidati nei collegi uninominali in maniera tale da raccogliere anche i voti dello scorporo che altrimenti rischiavano di penalizzare la coalizione.  Oggi, con il nuovo sistema, quelle piccole liste, rappresentano una risorsa importante per entrambi gli schieramenti. Con molta probabilità, serviranno a raccogliere i consensi degli indecisi e a divenire il vero ago della bilancia. Per loro,  il rischio maggiore è rappresentato dallo sbarramento del 2%, per mettersi al sicuro, sia Mastella con l’UDEUR; che Antonio Di Pietro e lo stesso Rotondi, hanno preteso che i partiti maggiori facente parte della lo stessa coalizione, concedessero dei posti in lista agli uomini più rappresentativi dei loro piccolissimi partiti. Questo per garantirsi in Parlamento una piccola ma sicura rappresentanza. Come dicevamo, i piccoli partiti, rischiano di essere l’ago delle bilancia, sia per gli essiti elettorali ma anche per la stabilità del prossimo governo, con il rischio di assoggettarne la politica.

postato da: LiborioButera alle ore 15:26 | Permalink | commenti (3)
categoria:elezioni, coerenza, partiti, politica e interessi economici
martedì, 07 marzo 2006

La politica si gioca anche sulla scelta dei  candidati che hanno il compito di rastrellare i voti sul territorio. Ieri era l’ultimo giorno utile per la presentazione delle liste, così abbiamo avuto modo di notare i volti nuovi e anche gli esclusi dai vari partiti. La politica sembra orientarsi sui personaggi noti così assistiamo alla scesa in campo di giornalisti, intellettuali, sportivi, personaggi dello spettacolo,  gli immancabili magistrati e chi più ne ha più ne metta. Lo scopo è evidente: catturare il voto degli indecisi. Un altro aspetto da non trascurare riguarda i parenti dei leaders dei partiti, rappresentati in maggioranza da mogli ex mogli, fratelli e sicuramente qualche amante che cercherà, qualora eletta, di mantenere l’anonimato tra i banchi del Parlamento. La Cdl ha puntato su qualche volto noto, a dire il vero spera di entrare in Parlamento Pippo Franco, noto conduttore dello spettacolo il Bagaglino.  Sempre nel centro-destra saltano all’occhio le candidature di: Mariella Bocciardo, divorziata da Paolo Berlusconi, Mauro Floriani marito di Alessandra Mussolini, Manuela Di Centa, che correranno per FI, mentre AN acquista la candidatura dell’avv. Bongiorno, Rita,  Pavone, Angiolia Filipponio vedova di Pinuccio Tatarella. La Lega e l’Mpa di Lombardo, candidano Vittorio Cecchi Gori. Tra le fila dell’unione c’è un partito che non tradisce la sua consuetudine di candidare le mogli dei leaders, come si sa, due stipendi sono meglio di uno, specie se poi si ha la possibilità di lavorare fianco a fianco con il proprio compagno di vita. Ecco dunque le mogli dei vari personaggi noti: la più famosa è Anna Serafini, già alla quarta legislatura e moglie di Fassino, seguita a ruota da Anna Maria Carloni, moglie di Bassolino, solo per ricordarne alcune. Le candidature non hanno risparmiato una serie di vedove di mariti tristemente scomparsi ma che vantano una certa notorietà e quindi si spera che garantiranno qualche consenso in più, tra questi sempre nei DS: la vedova D’Antona, la vedova Calipari, la vedova di Fortugno, la vedova Laganà, per la Rosa nel Pugno invece si candida la moglie del compianto Luca Coscioni, Maria Antonietta Farina e il fotografo Oliviero Toscani, il partito di Di Pietro candida niente pop o di meno che Franca Rame, mogli di Dario Fo che aveva corso per Rifondazione Comunista alle primarie di Milano, come dire un piede di qua l’altro di là, ma il trasformismo in politica sappiamo che è un consuetudine. Chiudiamo con l'astronauta Umberto Guidoni ha scelto il Pdci. Le squadre sono pronte, come abbiamo già detto, di programmi non se ne discute e noi siamo qui pronti a denunciare i soliti privilegi che si concede la classe politica alle spalle dei poveri contribuenti.

postato da: LiborioButera alle ore 17:50 | Permalink | commenti
categoria:politica, elezioni
martedì, 07 marzo 2006

Che strana la campagna elettorale stiamo vivendo. Di tutto si parla tranne che di programmi, forse perché questi in realtà non contengono nessuna vera guida per il Paese e cercano di conquistare consensi con sparate ad effetto. Infatti, abbiamo udito di abbassamento del cuneo fiscale di 5 punti percentuali, di 2500 euro per ogni nuovo pargolo, di innalzamento delle pensioni a 800 euro, di carta d’oro per gli anziani e altre iniziative che per carità importanti ma che non riguardano, se non in forma marginale, l’idea che si ha per amministrare il Paese. I nostri politicanti di mestiere, stanno facendo di tutto per nascondere fino in fondo le loro vere idee al punto che a pochi giorni dal voto, non conosciamo nel dettaglio quale idea di società hanno, se intendono liberalizzare o statalizzare, se vogliono mantenere i privilegi di molte “caste” o se le vogliono attenuare, se hanno in mente uno stato sociale in grado di aiutare le classi più deboli o se preferiscono lasciarli ai margini. Non conosciamo cosa intendono fare per rilanciare l’agricoltura, l’industria, il manifatturiero, il made in Italy, la ricerca. Nel programma dell’Unione, leggiamo belle parole e basta,  nella Cdl l’idea di perseverare su questa strada. Non abbiamo ancora capito che idea hanno della scuola, se non attraverso delle interviste, che dicono tutto e il contrario di tutto. “E’ la campagna elettorale più brutta d’Occidente, così l’ha definita Montezemolo, forse ha ragione, ma Confindustria oltre che a schiavizzare i lavoratori, cosa propone? La flessibilità, solo flessibilità, in barba alle idee brillanti del più grande imprenditore italiano di tutti i tempi: Camillo Olivetti. I nostri industriali voglio spingersi altre la già flessibile e flessibilizzante legge Biagi, chiedono il sangue, in cambio di pochi soldi. Tanto Montezemolo cosa ne sa di soldi,  per lui una magliettina con il marchio Ferrari costa solo 100 euro, “spiccioli” chissà se lo sono anche per gli italiani. La crescita del Nostro Paese passa solo dalla flessibilità o c’è bisogno d’altro? Il compito della politica appare essenziale, per poter rilanciare la nostra economia ma come intendono farlo rimane solo un mistero e noi intanto andiamo a votare…

postato da: LiborioButera alle ore 15:06 | Permalink | commenti
categoria:politica, politikamente scorretti, governi