Report, andato in onda su rai 3 domenica 23 aprile, ha aperto uno squarcio su una realtà inesplorata relativa a molti quotidiani nazionali e locali. Dati alla mano, il giornalista televisivo ha acclarato che lo Stato finanzia con contributi pubblici le più disparate testate giornalistiche italiane: si va dai più autorevoli come il Corriere della Sera - come rimborso spese per carta, telefonate, tipografia - Libero e l’Unità, passando per quelli spediti dai sindacati, CISL, CGIL, ecc. alle case dei loro iscritti, fino ad arrivare ai giornali locali le cui informazioni fondamentali riguardano i pronostici delle corse di cavalli. Se in passato la via per ottenere tali finanziamenti era quella di accreditare il quotidiano quale organo di partito, la modifica legislativa permette ora l’elargizione degli stessi contributi attraverso lo strumento delle cooperative: in pratica qualunque professionista di carta stampata che voglia garantire a se stesso e ai propri collaboratori uno stipendio sicuro in barba alle vendite del quotidiano, può fondare una cooperativa e chiedere così il bonus del finanziamento pubblico. Tutto ciò è perfettamente legale. Il giornalista di Report ha stimato in 600 milioni di euro il finanziamento annuale complessivo.
Da questi fatti possiamo trarre alcune riflessioni. Una tale assistenza economica da parte dello Stato, probabilmente annulla le capacità professionali individuali a danno dell’informazione in sé: il dubbio cioè che il giornalista, sicuro del contributo, possa diventare un mero commentatore di notizie d’agenzia. Di conseguenza, che fine fa la meritocrazia?
In una situazione economica così difficile, lo Stato da un lato si permette il lusso di foraggiare stipendi da capogiro ai direttori di giornali-cooperative, dall’altro ha la sfrontatezza di chiedere sempre più sacrifici ai cittadini, non lesinando tagli allo stato sociale. L’ultima amara riflessione va a giornalisti del calibro di Enzo Biagi, Santoro, Sorge e altri che si sono guardati bene dal rendere pubblica una notizia di tal genere.