venerdì, 30 giugno 2006
Un governo che si rispetti dovrebbe poter contare sui propri voti sia per la politica "nazional-europea" che per quella estera, tuttavia non sempre è così. E’ sotto gli occhi di tutti quello che sta accadendo al Senato: l'ala pacifista e radicale, composta da Verdi, Pdci e Rifondazione chiede a gran voce il ritiro dei militari italiani anche da Kabul, venendo meno a quel famoso e fumoso programma dell’Unione. Una posizione quasi intransigente, che crea divisioni anche all'interno degli stessi partiti: il Pdci parla di accordo che non c'è (manca, nel testo, una exit strategy da Kabul) e poi decide di tornare sui suoi passi, per non mettere in crisi il governo; poco dopo otto senatori dell'Unione (di tutti gli schieramenti di sinistra radicale) annunciano che voteranno contro in Senato se continua a mancare una discontinuità con il precedente governo. Rientra solo il firmatario del Pdci Rossi, convinto da Diliberto, che così può valersi di fronte agli alleati del merito di non aver fatto cadere il governo. I Verdi si sono ritrovati a dover combattere, con minacce di espulsione, la fronda interna dei dissidenti. E nel Prc l'obiettivo resta il ritiro della missione italiana e Nato da Kabul. Il punto è che Verdi, Prc e Pdci considerano la politica estera come parte della loro identità, e dunque non sono disposti a fare passi indietro a cuor leggero. Un’altra vera e propria pagliacciata per di più con gli occhi del mondo puntati a dosso, tant’è che lo stesso D’Alema ritiene che sia in gioco la «credibilità del governo», e apre, quasi con un sospiro di sollievo, ai voti dell'Udc e della Cdl. Infatti alla fine tocca al nemico giurato salvare il governo nella votazione sul rifinanziamento della missione in Afghanistan. Il comunicato di Berlusconi, che annuncia una mozione unitaria della Cdl per convergere sul voto a favore, è una «polpetta avvelenata» per la maggioranza. Così come lo è l'annunciato voto a favore, ma con riserva (dipende da cosa ci sarà scritto nel decreto), dell'Udc. Chissà oggi, davanti ad una scelta così responsabile di FI,  cosa staranno pensando i vari nemici della Cdl afflitti da una perniciosa “Berlusconi-fobia”?  Forse finalmente si staranno rendendo conto che i politici e le forze politiche, a parte qualche rara eccezione, sono tutti molto simili.
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categoria:politica, partiti, estremisti, governi
giovedì, 29 giugno 2006

Il risultato del Referendum è stato secondo me ingiustamente banalizzato. L’affluenza non è per nulla stata importante, si trattava di un referendum costituzionale e il 52,3% dei votanti rappresenta secondo me un fallimento. Il No ha vinto nettamente, ma in alcune regioni e province il SI ha prevalso, e in alcuni casi si è trattato delle aree maggiormente produttive del paese. Di queste differenze è indispensabile tener conto, rappresentano probabilmente una volontà di rinnovamento che deve essere soddisfatta nell’interesse dell’Italia intera. Non saper trarre da eventi di questa levatura le giuste indicazioni se non quelle del si e del no, é un segno evidente di immaturità del sistema politico italiano.

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categoria:referendum costituzionale
mercoledì, 28 giugno 2006

Finalmente è passata la lunghissima e snervante campagna elettorale, da adesso, forse, si ritorna a fare politica per il Paese e ad analizzare e risolvere i problemi veri o presunti che lo affliggono. Tuttavia, prima di accantonarla definitivamente, vogliamo analizzare qualche dato che è emerso nell’ultima tornata elettorale; lo sguardo inevitabilmente cade lì, in Sicilia. La Regione, infatti, ha votato No con una maggioranza altissima, superando persino le Regioni definite rosse, cioè Emilia-Romagna e Toscana. E dire che da sempre la Sicilia, grazie allo Statuto Autonomo, possedeva già quei poteri richiesti dalla Lega per le regioni del nord, dunque poteva addirittura astenersi dal votare. Ma forse i siciliani per paura di rimanere ancor di più lontani dalla politica romana, a distanza di poco tempo hanno votato NO allineandosi così con il centro-sinistra e sovvertendo il risultato elettorale che aveva visto trionfare Totò Cuffaro. Chissà se stavolta i soliti qualunquisti da strapazzo quale giudizio daranno sugli elettori siciliani, saranno i soliti mafiosi o visto che hanno votato per il centro-sinistra, sono diventati puliti e tutti onesti?  Proviamo ad uscire dalla polemica spicciola e focalizziamo la sconfitta elettorale del centro-destra o meglio ancora di una  parte di esso. Il rischio che corre è quello di vedere andare in fumo l’asse politico tra Berlusconi e la Lega Nord, mettendo in crisi la stessa leadership del Cavaliere. Dunque per il centro-destra figlio dell’idea politica di Berlusconi si apre un’estate di riflessione che potrebbe portare ad un autunno pieno di sorprese traducendosi in: nuova leadership, partito unico dei moderati, spaccature con la conseguente fuga di qualche alleato. In questo scenario a dormire sonni tranquilli è il governo che può contare sul potere politico come medicina miracolosa per tenere compatta  la maggioranza, sui sindacati pronti ad “acciuffarsi” 13 miliardi di euro l’anno, derivati dal probabile anticipo dalla riforma del TFR e di una propaganda fatta da abili comunicatori che passa dalla solita lottizzazione della RAI! Lunga vita dunque al governo Prodi? Forse!

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categoria:politica, elezioni, coerenza, referendum costituzionale
martedì, 27 giugno 2006

Inizia il suo mandato col botto Livia Turco, proprio lei che anni fa aveva affermato a Porta a porta che una pasticca di ecstasy di per se non faceva male, ora promette più liberta di consumo di cannabis (il Ministro della Salute ha affermato che ridefinerà i quantitativi detenibili di cannabis senza incorrere nello spaccio). Non sono un proibizionista ma mi sento di chiedere più serietà, in quanto è in gioco la salute di migliaia e migliaia di giovani. Ricordo a Livia Turco che il suo ruolo istituzionale come Ministro della salute comporta una grande responsabilità e la invito a informarsi bene, prima di uscire con queste iniziative.

L’assurdità delle affermazioni di Livia Turco sono comprovate anche dal fatto che il commercio di Cannabis è illegale e sarebbe più proficuo regolarizzarlo prima di parlare di innalzare i quantitativi minimi detenibili per consumo personale, che farebbero solo per favorire lo spaccio.

L’uso di Cannabis, al pari dell’alcool toglie lucidità, caratteristica che nella vita e nel lavoro è spesso indispensabile. Non sono proibizionista come ho già detto, credo altresì che sia indispensabile un’approccio al problema più serio, concreto e risolutivo e non con un semplice atto amministrativo.

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martedì, 27 giugno 2006

Alle passate elezioni politiche i votanti avevano abbondantemente superato la soglia dell’80%. Per il Referendum Costituzionale la percentuale si è fermata al 52,3. Non può essere considerato un buon risultato, soprattutto vista l’importanza della Carta Costituzionale. E’ una percentuale bassa che non può lasciare soddisfatti.

postato da: kingzac alle ore 13:25 | Permalink | commenti
categoria:referendum costituzionale
lunedì, 26 giugno 2006
Secondo la quarta proiezione Nexus, il NO ha ricevuto il 61% dei voti, pertanto si profila una vittoria schiacciante per i partiti che lo hanno sostenuto e una sonora sconfitta soprattutto per la Lega Nord e in parte per lo stesso Berlusconi.  Il Paese poco sollecitato dagli stessi promotori della riforma non ha esitato a bocciarla e ha mandato al mittente un messaggio estremamente chiaro: La Costituzione non si riforma a colpi di maggioranza. 
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categoria:referendum costituzionale
lunedì, 26 giugno 2006

Alle 15:00 si sono chiusi i seggi l’affluenza alle urne è stata più alta rispetto a quella del 2001. Dai primi  exit poll di SKY TG24, realizzati in collaborazione con l'Istituto Piepoli sembrerebbe che a prevalere sia il NO con il 52% e i SI seguono con il 48%, ancora una volta il Paese sembra spaccato in due, appena avremo notizie più dettagliate le pubblicheremo.

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categoria:referendum costituzionale
domenica, 25 giugno 2006

Amarezza e stupore, queste le sensazioni politiche che ci colpiscono in occasione di questo referendum costituzionale. L’amarezza è quella che provano alcuni giovani come noi che credono nella politica e invece la vedono ridotta ad un puro e semplice mercato di voti e poltrone. Stupore invece perché mai ci saremo aspettati comportamenti da dilettanti della politica come quelli che hanno visto la nostra classe politica (destra e sinistra senza differenze) protagonisti di una campagna referendaria priva di argomenti e incentrata esclusivamente sulla rivalità tra i poli.

La politica è una cosa seria, riteniamo che non ci sia più spazio per gli attuali protagonisti, quelli che potremo chiamare : “i protagonisti della politica del nulla”

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categoria:politica, politikamente scorretti, referendum costituzionale
domenica, 25 giugno 2006

Assolutamente ridicola l’affluenza alle urne in occasione del referendum costituzionale, alle 19,00 ha votato solo il 22%. E’ una situazione grave che dimostra l’immaturità della classe politica nostrana e anche dell’elettorato.

postato da: kingzac alle ore 22:34 | Permalink | commenti
categoria:referendum costituzionale
sabato, 24 giugno 2006

Noi di POLITIKAMENTE non abbiamo voluto affrontare nel dettaglio la questione referendum, se non attraverso una piccola parentesi che descriveva l’evanescenza delle motivazioni del NO, che in ogni modo ha suscitato un discreto interesse verso  i nostri affezionati frequentatori. La ragione o le ragioni  sono diverse. Iniziamo subito dicendo che, secondo noi,  per modificare la Costituzione non si deve prescindere da un’ampia maggioranza parlamentare. E’ questo il presupposto fondamentale per evitare che il Paese si possa spaccare sulla legge più importante dello Stato. A tal proposito una tiratina d’orecchio se lo era meritato il centro-sinistra  per aver modificato il Titolo V commettendo un gravissimo errore politico il centro-sinistra, ma cosa ancora più grave aveva creato un precedente pericoloso. Chi segue la politica sa bene che i precedenti talvolta sono ben più gravi delle stesse leggi poiché autorizzano i governi successivi ad abusarne, e, in effetti, così è stato. Questi errori noi italiani non vorremmo vedere mai più, l’Italia è di tutti e non certamente di una sola parte o peggio ancora di un solo gruppo politico.

Detto questo, proviamo a capire come, secondo noi, si orienteranno gli italiani e le motivazioni di questa decisione. Sempre secondo noi prevarrà il NO per alcuni significativi motivi: primo, il centro-destra questo referendum in realtà non lo vuole vincere. Lo ha dimostrato dallo scarso impegno nella campagna pro SI, tant’è che  in un primo momento Berlusconi lo ha caricato di significato politico, ma poi, aprendo al dialogo con il governo per una successiva modifica bipartizan, lo ha, di fatto, svuotato. Un altro segnale è la data del voto, non solo per l’aspetto squisitamente “balneare”, ma piuttosto perché arriva dopo una serie di chiamate alle urne che oggettivamente ha stancato gli elettori e si è visto dalla scarsa affluenza alle urne per il voto amministrativo. Secondo noi influirà anche la poca passione che hanno messo in campo i vari leader della Cdl, che da un lato, sì, in Parlamento hanno appoggiato e votato la riforma, ma dall’altro probabilmente non se la sentono di vararla da soli. Questo è stato ampiamente colto dal centro-sinistra che a sua volta non sta facendo nessuno sforzo, poiché convinto che a prevalere sarà il NO.  Noi di POLITIKAMENTE condanniamo duramente l’atteggiamento della Cdl: il loro è un comportamento irresponsabile perché non si può votare una riforma di tale importanza, istituire un referendum e poi tirarsi indietro e affidare tutto, per quanto matura, alla volontà e alla coscienza dell’elettore italiano. Questa è una chiara dimostrazione che la riforma della Costituzione in realtà serviva a tenere unita la loro maggioranza e nulla più. Inoltre non va sottolineato lo sforzo economico che deve sostenere la collettività per organizzare l’ennesima chiamata alle urne. Ma evidentemente ai  nostri politici, impegnati come sono al proprio successo personale, quest’aspetto interessa poco. L’Italia per uscire dal tunnel necessita di una nuova classe dirigente che sia illuminata e lontana dai soliti interessi di bottega, ma soprattutto che abbia a cuore le sorti del Paese. Temo però  che l’attuale oligarchia politica, sia essa di destra che di sinistra, farà di tutto per conservare gli attuali privilegi e farà di tutto per impedire il naturale ricambio generazionale lasciando così pochissime possibilità  a chi ha le idee e la voglia di migliorare questo vecchio Paese che risponde al nome di Italia!

 

venerdì, 23 giugno 2006

Ha aumentato i Ministri, ma ora in campagna referendaria il nostro presidente del consiglio propone una futura riduzione dei Parlamentari. Complimenti! E’ il solito sistema della sparate dell’ultimora, uno strumento utile ed efficace per condizionare gli esiti elettorali.

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giovedì, 22 giugno 2006

Finalmente ha gettato la maschera sul futuro del Ponte sullo Stretto: «Il progetto Torino-Lione è più urgente rispetto al Ponte di Messina. Siamo con poche lire, occorre quindi individuare le priorità». Sono queste le parole pronunciate dal ministro al ramo Antonio Di Pietro. Le ha dette davanti agli industriali lombardi,  dopo il regalo inatteso, hanno risposto prima con un applauso e poi hanno individuato in quale settore saranno impiegati i fondi della Società ponte sullo Stretto: «il Nord deve poter contare su una rete logistica per assolvere alla propria funzione di ponte tra l'Europa e il resto del Paese». Un’altra tassello che conferma la teoria dell’accanimento del governo verso la Sicilia, ma anche verso il sud tutto. Il «ponte» per merci e persone è solo quello del Nord, la Sicilia, invece, che dovrebbe diventare il vero collegamento con i paesi del Mediterraneo, può attendere. Anzi, se lo scordi. «Per l'alta velocità - è sempre Di Pietro che parla - sino a Reggio Calabria ci vogliono da 10 a 15 miliardi di euro. E non li abbiamo». Dunque la strategia del continuo saccheggio delle casse del sud è chiara, ma forse è il caso di dire le cose come stanno per uscire finalmente dall’equivoco: questo governo non ha una progetto per il Sud. E’ stato solo uno specchietto per le allodole per racimolare consensi. Il Sud è destinato a rimanere il solito carrozzone destinato a rimanere fuori da qualsiasi politica di ammodernamento. E dire che noi siciliani abbiamo sempre pensato che era la Lega nord il nostro nemico principale, temo che in tutti questi anni ci siamo sbagliati!  

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categoria:politica, tav , infrastrutture
mercoledì, 21 giugno 2006

Le riforme sono la prima priorità per il rilancio del Paese, ma ad ostacolarle c’è la sinistra radicale. I comunisti vorrebbero evitare che a farne le spese siano sempre le solite categorie. Ma l’Europa per prima e in secondo la necessità di ammodernare il Paese, le rendono quasi necessarie. Va precisato che in realtà non sempre la condizione economica e sociale dei cittadini vengono migliorate, anzi, a volte sono addirittura  peggiorate (vedi riforma Moratti o riforma delle pensioni DINI). Tuttavia per poterle varare, si ha in primo luogo la necessità di una maggioranza solida e decisa in Parlamento, e, in secondo luogo, la condivisione dei cosiddetti poteri forti del Paese. L’attuale governo può contare soprattutto sulla seconda possibilità, molto meno sulla prima. Inoltre a non far dormire sonni tranquilli all’Unione è la risicata maggioranza al Senato peraltro garantita  con i voti dei senatori a vita, tra i quali Andreotti. Fare riforme profonde con i voti di questi ultraottantenni, peraltro non votati dal popolo, sarebbe immorale e probabilmente l’opinione pubblica non lo accetterebbe. Per ovviare a ciò, c’è un disegno ben preciso, avallato da Prodi e portato avanti dai suoi fedelissimi, che vede la rottura con Rifondazione Comunista e un successivo accordo con l’Udc, vero e proprio ribaltone. A denunciarlo è l’editoriale di Liberazione  di ieri (quotidiano organo del Prc).  Dentro Rifondazione, è ovvio, non è che l'idea piaccia molto. Ma il distacco dell'ala sinistra della coalizione si poteva leggere tra le righe già alle prime dichiarazioni di Prodi sulla coalizione. «Bertinotti? Lui ubbidisce», disse il Professore in una puntata di «Porta a porta» prima delle elezioni, suscitando l'astio dei militanti. Fino ad arrivare all'intervista - poi rettificata - di un paio di settimane fa, quando definì Rifondazione e Comunisti Italiani «folklore». Interessante è notare che, se fosse vera la strategia neocentrista delineata da «Liberazione», l'Udc prenderebbe la strada delineata da Tabacci tempo fa: convergere con la Margherita, e fare un terzo polo centrista, riunendo i reduci della Dc. Se ciò fosse confermato, ancora una volta gli elettori sarebbero trattati come un’appendice del potere politico, buoni soli a garantire le poltrone ai potenti e a tenerne le parti a mo’ di un tifoso di calcio. Ovviamente la nuova maggioranza potrebbe contare su forze politiche più propense al riformismo, anche più sfrenato, e si liberebbero definitivamente dalla “zavorra” della sinistra radicale. Una vera e propria vergogna che ci farebbe perdere per l’ennesima volta la faccia nei confronti degli altri stati europei, in questo caso forse qualche norma antiribaltone non sarebbe proprio male!

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categoria:politica, elezioni, coerenza, partiti, politikamente scorretti, governi
mercoledì, 21 giugno 2006

Ieri ero “ospite” nel blog della nostra amica Klava (se scorrete la colonna dei link trovate il collegamento al suo blog) come accade spesso, tra i commentatori si accendono vere e proprie discussione che nascono ovviamente da un confronto dialettico e da punti di vista (meno male) diversi. Stamattina rileggendolo, mi sono reso conto che quasi quasi poteva diventare un post. Certamente correggendo qualche strafalcione, ma neanche tanto, che si fa quando si commenta a caldo.

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categoria:politica, estremisti, politica e interessi economici
martedì, 20 giugno 2006

Per comprendere meglio le cause della batosta elettorale subita dal centro-sinistra in Sicilia, bisognerebbe analizzare i pensieri di Prodi e le sue strategie politiche proprio nei confronti dell’Isola. Visto che non siamo dotati di poteri divinatori, proviamo invece ad analizzare i fatti: la formazione del suo governo in un primo momento non comprendeva nessun ministro isolano. Tra i primi provvedimenti invece troviamo: il saccheggio dei fondi per la realizzazione del Ponte sullo Stretto; l’aumento dell’Irpef regionale imposto da Roma infischiandosene dello Statuto Speciale; il taglio dei finanziamenti alla sanità isolana e non ultimo il taglio per i collegamenti marittimi con le isole Eolie, penalizzandone fortemente l’economia. Analizzando i provvedimenti adottati verso le altre regioni, si nota subito che nessun’altra ha subito un trattamento esclusivo al pari della Sicilia, non sarà per caso “razzismo politico”? Questo astio nei riguardi dei siciliani è costato caro alla candidata per le regionali, Rita Borsellino. Personaggio stimato dai siciliani, ma appoggiato da una sinistra isolana priva di identità e svuotata di significato, tant’è che ha preso più voti lei della somma dei partiti che la sostenevano.  Ma le scelte politiche del governo centrale, fanno urlare allo scandalo gli stessi quotidiani “simpatizzanti” come “La Sicilia”. Infatti, in  più occasioni ha denunciato le scelte politiche di Prodi destinate più che altro a punire l’Isola. Appare quasi come una forma di razzismo politico. Il quotidiano usa termini più forti, parla addirittura di odio che si manifesta sotto forma di drastici tagli che potrebbero mettere definitivamente in ginocchio l’economia siciliana. Questa strategia ha riportato in auge modi di dire che avevamo volentieri consegnato alla storia come: “o con me o contro di me”. Evidenziando quel settarismo che continua a caratterizzare il comportamento di terminate figure politiche che invece si professano democratici e tolleranti. Al posto di una politica ostruzionistica sarebbe invece auspicabile che il governo promuovesse al contrario un’azione di valorizzazione del territorio mediante una serie di provvedimenti mirati al rilancio turistico dell’Isola che in questo settore ha un ruolo di primissimo piano.

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categoria:politica, infrastrutture