giovedì, 07 giugno 2007

Certo che esistono preti capaci di abusi sessuali e pedofili. Certo che non dovevano prendere i voti. Ma da qui, a credere nella verità incontaminata del video firmato Bbc, ce ne passa. Ottanta docenti universitari che hanno visionato il documentario, hanno fatto notare una serie di falsità clamorose. A cominciare da quella che spaccia per documento segreto la lettera di Ratzinger, nella quale si fissava il regolamento di attuazione di una lettera apostolica di Giovanni Paolo II sui processi canonici. Quello che si definisce documento segreto, non soltanto era stato immediatamente pubblicato nel bollettino ufficiale del Vaticano, ma da allora continua ad essere consultabile sul sito della Santa Sede. Si afferma che l' istruzione vaticana "Crimen sollicitationis" del 1962 commina la scomunica a chi denuncia preti colpevoli di abusi sessuali, mentre è esattamente il contrario: è scomunicato chi, essendo a conoscenza degli abusi non li denuncia. Si confondono diritto canonico e diritto penale, la segretezza del processo canonico con il segreto del delitto, che non sta scritto in nessuna riga. Si ritiene che la nuova istruzione di Ratzinger "De delictis gravioribus" del 2001, renda più difficile perseguitare i preti accusati di pedofilia mentre al contrario lo rende più facile, facendo slittare il termine di decorrenza della prescrizione decennale dal momento in cui la piccola vittima ha compiuto i 18 anni di età. Agli esperti, il documentario quando andò in onda, circa un anno fa, sembrò quasi uno scherzo. Quel disgustoso pedofilo ex prete, le cui immagini aprono e chiudono il documentario, non sta parlando con la Bbc. Sta registrando un video concordato con gli avvocati di una causa civile miliardaria, contro la chiesa, i quali in cambio non si sono opposti a che questo mostro ricominciasse a circolare liberamente dopo sette anni di carcere.

Ma tutto serve, pur di scatenare una morbosa e brutale caccia alle streghe cattoliche. Una campagna vergognosa in cui tutto diventa lecito, il diritto alla generalizzazione, alla diffamazione, all'insinuazione, al delirio morboso che trasforma fatti specifici in fenomeni diffusi e fuori controllo, adombra complicità ad alti livelli, punta in alto per attaccare la tradizione della chiesa fondata da Gesù Cristo. Laicisti da strapazzo, che gli fa comodo dimenticare quanto per i cristiani tale genere di abuso è indubitabilmente peccato, e quanto per la loro morale laica è difficile fissare un confine che divida un amore 'diverso' da un' offesa all'umanità. Laicisti e creduloni, che in omaggio al dogma fanatico della cultura acritica secolarista, al culto morboso del "J'accuse!" imperante, adesso sono finalmenti pronti a inchiodare sulla croce un Papa incrocifiggibile.

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categoria:comunismo, chiesa, storia, nefandezze, politikamente scorretti
domenica, 29 aprile 2007

E' doveroso esprimere solidarietà all'Arcivescovo di Genova Monsignor Bagnasco, Presidente della Cei e da alcune settimane vittima di sconcertanti gesti intimidatori. Sono gesti folli a cui un grande uomo di fede come Monsignor Angelo Bagnasco, saprà rispondere adeguatamente ed in serenità. E' doveroso anche esprimere preoccupazione per la presenza in italia di frange estremiste illiberali e violente, spesso mosse da una voce politica a dir poco irresponsabile. 

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categoria:chiesa
sabato, 09 dicembre 2006

Ieri pomeriggio al passaggio del Papa Benedetto XVI in via Tomacelli a Roma, è stato compiuto un gesto di cattivissimo gusto: dalla finestra della redazione del quotidiano “Il Manifesto”, qualcuno ha avuto la simpatica idea di lanciare volantini che riportavano la scritta “lasciaci in pacs”, con tanto di foto di un pastore tedesco con il volto del Pontefice. Questo atto, oltre ad essere offensivo nei confronti dell’uomo che esercita il ministero Pietrino in terra, è un ulteriore sintomo dello strisciante anticlericalismo che caratterizza ormai l’Italia da diverso tempo.  Stupisce come certi personaggi (giornalisti?) soliti a riempirsi la bocca con parole di libertà, democrazia e rispetto per il diverso, manifestino in modo così squallido e poco costruttivo la loro idea di società.  Davanti alle forze dell’ordine che si sono precipitate al piano della finestra incriminata, il direttore de Il Manifesto, Gabriele Polo, ha dichiarato: «Sono partiti dal quinto piano ma non so da chi, non lo voglio sapere e se lo sapessi non lo direi». Sembrerebbe una tipica risposta degna di un personaggio uscito dal romanzo di Mario Puzo.

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categoria:politica, chiesa, societĂ , estremisti, politikamente scorretti, governi
sabato, 14 ottobre 2006

                               

È trascorso poco più di un mese dall’incontro del Santo Padre con i rappresentanti della scienza nell’Aula Magna dell’Università di Regensburg, un incontro che noi europei faremmo meglio a non dimenticare. Un mese dalla lectio magistralis nell’ antica Università d’Europa. Dapprima un incipit commovente fatto di ricordi da cattedratico, poi la riflessione sul ruolo dell’Università, quindi l’argomentazione sulla  necessità del connubio  tra Rivelazione e Ragione. Nella comprensione di Dio l’uomo deve servirsi del pensiero, del logos. Logos significa insieme ragione e parola: in questo punto si manifesta la profonda concordanza tra il pensiero greco e il messaggio biblico. La convinzione che tra Dio e noi, tra il suo eterno Spirito creatore e la nostra ragione esista una analogia. Ciò che è divino è ciò che si è mostrato attraverso il logos e come logos ha agito e agisce per l’uomo. Quest’incontro, dice il Papa, tra la fede biblica e l’interrogarsi sul piano filosofico del pensiero greco, ha trovato la sua impronta storicamente decisiva in Europa. E aggiunge: “Possiamo esprimerlo anche inversamente: quest’incontro ha creato l’Europa e rimane il fondamento di ciò che, con ragione, si può chiamare Europa”. Il sillogismo è astringente:“Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”. A questo si riduce lo sgarbo imputato al Santo Padre: a questo concetto filosofico prima ancora che teologico, lascito di un’evoluzione millenaria del pensiero greco-romano e cristiano fortificato dalle idee illuministiche, principio che tanto  è costato all’Europa in termini di sangue e di presa di coscienza, assunto sul quale poggiano le radici della nostra storia. “Il coraggio di aprirsi all’ampiezza della ragione, non il rifiuto della sua grandezza”. Dunque non negazione, non critica negativa del pensiero moderno, al contrario, un allargamento del nostro concetto di ragione e dell’uso di essa. Questo l’ errore del Pontefice, l’aver voluto incontrare il mondo scientifico, l’averci voluto “ragionare” da uomo moderno.

Una lezione che la cinica e “relativistica” Europa fatica a tenere a mente. Perché l’ Europa in letargo non contempla studio, ascolto, sforzo dell’intelletto, alza la testa e dimostra coraggio solo quando si tratta di essere anticlericali; vergogna. Vuole essere lasciata in pace, affaccendata com’è a ritagliarsi un posto che non ha  legami col passato se non attraverso il costume modaiolo, non ha senso del futuro oltre le tecnologie che usa, non ha comprensione del presente nella sua complessità. Una società fondata sull’assolutizzazione dell’io/adesso/e subito nell’abbondanza materica. Una frotta aliena e indifferente  che ha rinunciato  all’idea platonica di Dio, banalizza il male e pretende di risollevare l’uomo. Insensibile al sapere, alla conoscenza, al dominio di sé e del proprio intelletto, disprezza il raccoglimento e la più intima preghiera, non ha  tempo di chiedersi “da dove” e “verso dove". Alleva  figli fragili che si  piegano al primo soffio di vento, non ha cura dei propri vecchi, si affida ciecamente agli esperti di settore, ricorre alle terapie alla moda, si tranquillizza  ingoiando pillole.

Un tempo superba nella convinzione di essere l’apice del genere umano, fattrice di libertà e diritto con i suoi errori e orrori, oggi l’Europa coltiva un’ indifferenza folle per la propria storia, un senso di colpa tale da giungere persino a negare che ci possa essere un nemico. Un nemico orgoglioso di proclamarsi tale, che ha giurato di annientarci, che conta sulla nostra codardia, che ci dice in faccia il perché non può fare a meno di estinguerci, che parla una lingua chiara perché non ha più bisogno di fingere, che ci guarda negli occhi senza  bisogno di ulteriori  mediazioni. Se tenessimo a mente la lectio del Papa capiremmo forse il rischio dell’ assenza di pensiero che è pietrificazione delle idee, perchè l’ adesione ad una dottrina toutcourt senza  esegesi è la negazione del pensiero stesso. Senza pensiero non si esiste e chi non esiste, uccide.

Benedetto allora sia il Papa che con gesto audace a Ratisbona ha spostato di peso il cristianesimo dal Credo al Logos, indicando altre frontiere. Occorre seguirlo, procedere oltre, tornare all’insegnamento dei Padri della Chiesa, e prima ancora alla sapienza più antica, quando l’uomo non conosceva  il tempo in cui la luce non era divisa dalla tenebra.

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categoria:chiesa, storia, societĂ 
mercoledì, 14 giugno 2006

Non è bastato a Prodi il “conclave” umbro per imporre il bavaglio  ai suoi ministri. Il primo a rompere il “patto” è stato il ministro alla Solidarietà Sociale Ferrero.  L’esponente comunista in una dichiarazione si era detto favorevole alla sperimentazione delle cosiddette “ stanze del buco” una sorta di zona franca dove i “tossici” si sarebbero rifugiati per iniettarsi droga nelle vene, il tutto con il bene placido dello Stato. Una proposta discutibile che ha fatto gridare allo scandalo tutta l’opposizione, parte della società civile e molte componenti politiche dell’attuale maggioranza. Il ministro Ferraro forse non si è ancora reso conto che il ruolo del governo non è quello di “spacciare”, ma piuttosto di strappare i “tossici” alle droghe. Pertanto dovrebbe evitare slanci in avanti senza previa consultazione delle altre componenti di governo. Tant’è che lo stesso Prodi non ha esitato a richiamare all’ordine il suo ministro invitandolo a precisare che la sua è una  boutade personale e nulla ha a che vedere con la linea politica del governo. Ma i problemi nella maggioranza non sono circoscritti solo all’uso di sostanze stupefacenti, ci sono altri temi, ben più spinosi, ancora aperti che rischiano di far deflagrare la compattezza della maggioranza. Il fronte caldo è stato aperto dal ministro della Ricerca, Mussi, con il ritiro dell'adesione italiana alla Dichiarazione etica Ue che vieta la ricerca sulle staminali embrionali. Un atto pericoloso, secondo l'ala cattolica, perché rischia di aprire un varco anche nella nostra legislazione disciplinata dalla legge 40. A complicare ulteriormente i delicati equilibri dell’Unione è la nascita dell’Intergruppo: un luogo di incontro trasversale, promosso dagli esponenti della Margherita impegnati a suo tempo contro il referendum. Gli alleati non l'hanno presa bene. Parlano di «strumentalizzazioni», di «cavallo di Troia» della Cdl, temono la longa manus del Vaticano. E non nascondono nemmeno la difficoltà di riuscire a conciliare il nuovo soggetto con il processo unitario avviato dai gruppi dell'Ulivo. I cattolici interessati negano che si tratti di una «lobby». Ma sono pronti a dare battaglia per difendere quei «valori non negoziabili» indicati da Benedetto XVI contro lo spettro del laicismo e del relativismo etico. Insomma A Prodi spetta il difficile compito di tenerte unita questa sorta di “accozzaglia” che rischia ogni giorno di spaccarsi anche sul colore dalla cravatta dei ministri.

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categoria:politica, chiesa, estremisti
lunedì, 27 marzo 2006

Che ci fa Mastella nell'Unione se poi fa dichiarazioni che vanno nella direzione diametralmente opposta rispetto a quelle dei suoi alleati? La questione è la solita: i PACS. L'ex democristiano,  ogni volta che si trova a parlare ad una platea, tiene a sottolineare le sue posizioni circa le unioni di fatto. Lo ha fatto anche a Torino in un incontro elettorale: «Noi siamo contro i Pacs, non crediamo nella loro utilità e, quando sarà al governo il centrosinistra, non cambieremo idea».  Da questo punto di vista bisogna ammettere che in quello che predica è coerente, lo è molto meno quando appoggia una coalizione che dei PACS ne ha fatto uno dei punti fondamentali della sua campagna elettorale. Che c'azzecca, direbbe lo sgrammaticato Di Pietro. C'azzecca, c'azzecca eccome! I pruriti di Mastella, sommati a quelli di Rutelli e Casini, lasciano intendere che all'indomani del risultato delle elezioni, questi 3 "paladini", potrebbero sedersi attorno ad un tavolo e discutere per gettare le basi al nuovo soggetto politico sponsorizzato dalla Chiesa: il grande centro. Il compitò sarà quello di raccogliere in sé i politici di ispirazione cattolica per poi allearsi con i partiti disposti a sostenere le posizioni dettati i valori cristiani che ancora caratterizzano il popolo italiano.  L'unico ostacolo è rappresentato dalla presenza politica di Berlusconi. Politico e comunicatore di razza,  che in un sol colpo è riuscito a due coalizioni, la prima formata dagli amici la seconda dai nemici. E' giusto ricordare che prima del risultato elettorale, Casini è considerato ancora un amico, quello che accadrà dopo non è dato saperlo.

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categoria:politica, chiesa, coerenza
giovedì, 26 gennaio 2006

La prima enciclica di Benedetto XVI è destinata a sollevare l’interesse di ciascuno di noi e allo Stato in quanto tale. Il Papa ci ha abituati ai suoi moniti, che vanno ben al di là della del materialismo terreno e politico e si rivolgono alle coscienze senza distinguere l’uomo “comune” dall’uomo politico e di potere. A questi ultimi si rivolge con una frase molto forte: “Uno Stato che non fosse retto secondo giustizia si ridurrebbe a una grande banda di ladri”.  Dice proprio così Papa Ratzinger nella sua prima enciclica incentrata sull’amore. E, chiede alla Chiesa di “contribuire alla purificazione della ragione” e di “recare il proprio aiuto per far sì che ciò che è giusto possa, qui e ora, essere riconosciuto e poi realizzato” E lo Stato per cui tanti oggi si sbracciano? Va contro i cittadini se pretende di ergersi ad assoluto, e di decidere a proprio piacimento della vita e della sorte degli uomini. O anche se pensa di provvedere a tutto, sostituendosi all'iniziativa della gente. Alla radice della democrazia c'è, piuttosto, il valore della persona, la sua libertà di scelta e di operosità che non possono essere sacrificate a nulla. E c'è il rispetto per quei diritti inscritti nella stessa natura umana. Benedetto XVI, si stacca dal “terreno” e occupa il ruolo di filosofo pensatore illuminato, rimasto ingiustificatamente vuoto in questi ultimi decenni. La crisi assoluta del pensiero sta contribuendo ad inaridire la stessa natura umana, le Sue parole, ancora una volta susciteranno discussioni, attacchi, critiche, ma troveranno anche uomini pronti ad aprirsi e a farle proprie.

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categoria:chiesa
martedì, 17 gennaio 2006

Generalmente si ritiene molto ingannevole pensare che il mondo, perlomeno quello conoscibile, sia provvisto di un senso o che la storia proceda verso un fine di salvezza. Alla base della trappola ci sarebbe,sempre secondo costoro,la tradizione giudaico-cristiana che concepisce il tempo non più in senso ciclico,alla maniera degli antichi greci, ma come storia di salvezza. Un simile dolo sarebbe finalmente smascherato da questa nostra epoca, che dopo aver superato le illusioni di senso provenienti prima dalla fede, poi dal progresso scientifico e dalle ideologie di stampo politico,è ormai approdata al riconoscimento del dominio incontrastato della tecnica, la quale non tende ad uno scopo che non sia il proprio autopotenziamento, non apre scenari di salvezza, non redime, non svela la verità, non promuove un senso, semplicemente “funziona”, e siccome il suo funzionamento deve diventare planetario, esso subordina a sé tutti gli scopi: dove trovare allora un luogo in cui un orizzonte di senso sia ancora reperibile? Certo, oggi assistiamo alla frana di tante nostre certezze, al crollo di un consenso sociale omogeneo per il credo della nostra Chiesa accusata di aver fallito in alcune esperienze e percorsi ecclesiali.  A mio giudizio, un fallimento non è una catastrofe. Inoltre, quali sarebbero il senso e il prezzo di una tale meditazione? Questa impressione di annientamento,di vuoto totale,che ossessiona profondamente noi viventi? Dobbiamo davvero  rassegnarci alle deprimenti parole di Th. Owen?  <<La vita non gli era mai sembrata più idiota e più vana. Che cosa sarebbe rimasto di lui, dei frutti del suo lavoro e della sua opera quando avesse finito di vivere? Chi avrebbe ancora pensato a lui, chi citato il suo nome, chi si sarebbe più ricordato del suo viso, del suono della sua voce,del colore dei suoi occhi?Che assurdità questa lotta ch’egli aveva condotto, dimenticando di vivere per se stesso.>>(Cèrèmonial nocturne et autres contes insolites).

Eppure Gesù,al termine del discorso della montagna (Matteo 7,24-27) presenta la parabola delle due case,quella costruita sulla sabbia e quella sulla roccia, come impulso permanente alla costruzione del Regno ( del “senso “secondo me). Invero il verbo ebraico della fede, l’amen, indica appunto l’ ”appoggiarsi” su una roccia stabile. La casa sulla roccia non è qualcosa di stabilito una volta per tutte, di ciclico,di deterministico.E’ invece un’istanza che spinge a continuare il lavoro, a sperimentare la concretezza della Parola e la sua dinamicità. E’ un cantiere aperto a mille possibilità dove le persone imparano ad affrontare le diverse stagioni del tempo in cui vivono e ad essere veramente “pragmatiche” nei confronti della Parola del Vangelo. E’ in questa visione della storia e del mondo che ,a mio avviso, deve trovar  posto la tecnica.

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categoria:chiesa, scienza, tecnica
martedì, 03 gennaio 2006

Gli ultimi anni hanno visto la nascita di un nuovo “anticlericalismo”; la causa è da ricercarsi nelle posizioni di “etica” assunte dalla Chiesa tacciate di essere restauratrici, vale a dire: il valore tradizionale del matrimonio, l’accanimento della ricerca scientifica e soprattutto il rispetto della vita. La politica o se preferite parte di essa, ha attaccato l’istituzione religiosa accusandola di ingerenza verso le scelte di uno Stato laico. E’ stupefacente come certa stampa, certi politici e soprattutto certi uomini di cultura sono riusciti a muovere un attacco lento ma costante contro la Chiesa, con lo scopo di delegittimarla agli occhi dell’opinione pubblica: il rischio è dunque  che questo attacco venga recepito come un’ingerenza  della morale cattolica nella vita di uno Stato laico come il nostro. I moniti più forti della Chiesa sono stati rivolti contro il progresso inarrestabile  della scienza, contro un modello economico sfrenato, contro una   politica che non riesce più a capire i bisogni reali del popolo e a proporre soluzioni,  una politica miope che non valorizza più l’individuo all’interno della famiglia e della società stessa.  Voglio premettere che la mia posizione è assolutamente a favore del laicismo di questo Stato, ciò però non m’impedisce di guardare con rispetto l’autorevolezza di una  voce che si leva al di sopra dell’appartenenza politica, e che indica al potere come  perseguire la cosa pubblica nel rispetto dell’uomo in quanto tale ,secondo uno “ius naturalis”.  Oggi gli Stati moderni sono vittime del “relativismo culturale”, “dell’individualismo” e “del nichilismo”, così come sottolineato dallo stesso Papa Benedetto XVI nel discorso di Colonia; la politica ancora una volta non ha colto l’importanza di questo messaggio ed è rimasta un passo indietro. Parte di essa, muovendosi secondo uno schema consolidato, ha cercato di sminuire se non di ridicolizzare queste posizioni tacciandole come conservatrici e in qualche caso, addirittura, come  oscurantiste. La Chiesa oggi, da parte della politica, sta vivendo un momento d’assedio. I nostri, invece, sono tempi che non possono prescindere dall’ autorevole voce della Santa Sede. Pertanto ritengo che mai come oggi la Chiesa debba essere difesa. L’anticlericalismo bieco, sfruttato  ai fini politici, non deve consolidarsi anzi va combattuto.

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categoria:politica, chiesa