sabato, 02 giugno 2007

Lo diciamo da tempo che CGIL, CISL e UIL non fanno più gli interessi dei lavoratori, ma sono concentrati soprattutto a portare a casa risultati che privilegiano gli interessi del sindacato e della futura carriera politica dei loro dirigenti. La prova di quanto affermiamo la troviamo fresca fresca nel contratto appena siglato con il governo amico: "L'aumento mensile medio lordo previsto per il pubblico impiego (che avrebbe dovuto riferirsi al biennio contrattuale 2006-2007) è di 101 euro (aumento netto circa 60 euro medi), con un incremento percentuale che copre a malapena la metà dell'inflazione reale del biennio.

Ma, come se non bastasse, per avere i 60 euro netti (101 lordi) bisognerà attendere la Finanziaria 2008, e a quel tempo gli arretrati verranno dati chissà quando e con decorrenza solo dal 1° febbraio 2007, con il furto di 13 mesi di aumenti contrattuali. (fonte COBAS)". Addirittura molto meno di quanto si era concluso con il governo "nemico" dei lavoratori guidato da Berlusconi. Le brutte sorprese non finiscono qui: "i sindacati concertativi hanno accettato la triennalizzazione "sperimentale" del contratto nel pubblico impiego con una ulteriore perdita economica rilevantissima per le lavoratrici ed i lavoratori (rapina di un ulteriore anno di aumenti).

Si torna, quindi, ai vecchi contratti triennali degli anni '80 con una "piccola" differenza per i lavoratori data dal fatto che allora avevamo la scala mobile con cui si copriva integralmente l'inflazione effettiva e le risorse dei contratti andavano oltre gli aumenti della cosiddetta contingenza.

Avremo quindi anche la nuova scala mobile sperimentale? Questo l'accordo non lo dice e pensiamo che tale argomento non sia nei pensieri dei firmatari di questa ennesima vergogna. (Bernocchi, portavoce nazionale COBAS)". Dunque c'è poco da stare allegri. La cosa che fa riflettere è che, paradossalmente, con il precedente governo i lavoratori si sentivano più tutelati perché le sigle sindacali nella loro azione politica contro il governo difendevano per quanto possibile i lavoratori e i loro contratti, cosa che non hanno più fatto con questo esecutivo. Qualcuno sostiene che CGIL, CISL e UIL abbiano portato a casa un ottimo risultato: questo qualcuno mente sapendo di mentire!

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categoria:politica, scuola, sindacati, coerenza, partiti
sabato, 10 marzo 2007

Questo doveva essere il governo del rilancio della scuola italiana, almeno a parole. Invece oggi stiamo constatando che le promesse in realtà non erano altro che chiacchiere elettorali! Dopo l’allarme lanciato dai sindacati e genitori della regione Emilia Romagna [link] e quelli della Liguria [link], circa il taglio del tempo pieno e delle risorse alla scuola, al coro si sono aggiunti i toscani [link]. I segretari provinciali di Flc Cgil, Cisl Scuola, e Uil Scuola, in un comunicato congiunto hanno denunciato i pesanti tagli di “Fioroni Mani di Forbice” (slogan coniato dai COBAS-Scuola [link]che in tempi non sospetti avevano denunciato le intenzioni del governo) nel documento si legge: sono stati effettuati tagli agli organici del personale docente su tutto il territorio nazionale. Tagli che per la Toscana, e per la provincia di Firenze in particolare, risultano insostenibili, perché impediscono il normale svolgimento dell'attività scolastica, costringono i Collegi docenti e i dirigenti scolastici ad impostare “programmazioni orarie per la copertura del servizio restrittive, fantasiose e assolutamente inefficaci per l'utenza”. Rivendicazioni sacrosante, ma la cosa che ogni volta mi lascia perplesso è il ritardo che caratterizza l’azione dei sindacati che più che confederali ormai sembrano “governativi”.

I COBAS, quando i tecnici scrivevano la Finanziaria sotto dettatura di Padoa Schioppa & Co., già denunciavano la volontà politica di tagliare risorse alla Scuola. E’ mai possibile che tre organizzazioni del calibro di Cgil, Cisl e Uil non se ne accorgevano? O in realtà facevano finta di non accorgersene? Erano molto attenti invece alla legge di riforma del TFR, chissà come mai... Certamente se si fosse fatto uno sciopero in quel periodo forse la Scuola qualcosa avrebbe ottenuto. Indirlo per il 13 aprile a giochi già fatti, farà solo perdere una giornata lavorativa al comparto, con relativa perdita economica, e non si otterrà un bel niente! Bravi!

sabato, 04 novembre 2006

Il governo ha deciso di scagliarsi anche contro le emittenti locali, infatti, a margine della Finanziaria è arrivata la brutta sorpresa. Nell'emendamento presentato martedì sera in Commissione bilancio della Camera all'articolo 53 della Legge Finanziaria il ministero dell'Economia propone un elenco dettagliato di tagli che per il settore dell'emittenza locale ammontano a 13 milioni 612 mila euro nel 2007, 15 milioni 168 mila nel 2008 e 14 milioni 586 mila euro nel 2009. Tagli che getterebbero nel baratro le emittenti locali e che ne decreterebbe il definitivo oscuramento, in barba al pluralismo e alle attenzioni delle problematiche locali. Ad onor del vero va detto che talvolta le piccole televisioni servono solo a mediare pubblicità al punto da essere completamente prive di contenuti significativi. Tuttavia ciò non ne giustifica l’oscuramento, semmai sarebbe più opportuno incentivarne la qualità attraverso finanziamenti ad hoc.

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categoria:politica, tv , coerenza, governi
sabato, 16 settembre 2006

In arrivo c’è una proposta di legge in materia di pacs destinata a lacerare ulteriormente la maggioranza di governo. La sta mettendo a punto il vicepresidente della commissione Giustizia del Senato Roberto Manzione (Margherita) secondo il quale comunque “questo tema non rientra certo tra le priorità dell'Unione”, ma intanto si sta affrettando a depositare a Palazzo Madama un testo dove si riconoscono una serie di diritti solo alle coppie di fatto eterosessuali e nulla a quelle omosessuali. I diritti previsti vanno dalla pensione di reversibilità al subentro nell’affitto della casa. “Prevedo una sorta di contratto di diritto privato sul modello francese - spiega Manzione - che garantisca alcuni diritti alle coppie di fatto. Solo a quelle eterosessuali però...”. Chissà se la penseranno alla stessa maniera i suoi “compagni” di coalizione…

Viste le ultime uscite, temo che Manzione è destinato a finire nel solito tritacarne di polemiche e spaccature, ma lui non ha fatto nulla per cercare di impedirlo, anzi, se l’è proprio cercata!  

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categoria:politica, coerenza
mercoledì, 28 giugno 2006

Finalmente è passata la lunghissima e snervante campagna elettorale, da adesso, forse, si ritorna a fare politica per il Paese e ad analizzare e risolvere i problemi veri o presunti che lo affliggono. Tuttavia, prima di accantonarla definitivamente, vogliamo analizzare qualche dato che è emerso nell’ultima tornata elettorale; lo sguardo inevitabilmente cade lì, in Sicilia. La Regione, infatti, ha votato No con una maggioranza altissima, superando persino le Regioni definite rosse, cioè Emilia-Romagna e Toscana. E dire che da sempre la Sicilia, grazie allo Statuto Autonomo, possedeva già quei poteri richiesti dalla Lega per le regioni del nord, dunque poteva addirittura astenersi dal votare. Ma forse i siciliani per paura di rimanere ancor di più lontani dalla politica romana, a distanza di poco tempo hanno votato NO allineandosi così con il centro-sinistra e sovvertendo il risultato elettorale che aveva visto trionfare Totò Cuffaro. Chissà se stavolta i soliti qualunquisti da strapazzo quale giudizio daranno sugli elettori siciliani, saranno i soliti mafiosi o visto che hanno votato per il centro-sinistra, sono diventati puliti e tutti onesti?  Proviamo ad uscire dalla polemica spicciola e focalizziamo la sconfitta elettorale del centro-destra o meglio ancora di una  parte di esso. Il rischio che corre è quello di vedere andare in fumo l’asse politico tra Berlusconi e la Lega Nord, mettendo in crisi la stessa leadership del Cavaliere. Dunque per il centro-destra figlio dell’idea politica di Berlusconi si apre un’estate di riflessione che potrebbe portare ad un autunno pieno di sorprese traducendosi in: nuova leadership, partito unico dei moderati, spaccature con la conseguente fuga di qualche alleato. In questo scenario a dormire sonni tranquilli è il governo che può contare sul potere politico come medicina miracolosa per tenere compatta  la maggioranza, sui sindacati pronti ad “acciuffarsi” 13 miliardi di euro l’anno, derivati dal probabile anticipo dalla riforma del TFR e di una propaganda fatta da abili comunicatori che passa dalla solita lottizzazione della RAI! Lunga vita dunque al governo Prodi? Forse!

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categoria:politica, elezioni, coerenza, referendum costituzionale
mercoledì, 21 giugno 2006

Le riforme sono la prima priorità per il rilancio del Paese, ma ad ostacolarle c’è la sinistra radicale. I comunisti vorrebbero evitare che a farne le spese siano sempre le solite categorie. Ma l’Europa per prima e in secondo la necessità di ammodernare il Paese, le rendono quasi necessarie. Va precisato che in realtà non sempre la condizione economica e sociale dei cittadini vengono migliorate, anzi, a volte sono addirittura  peggiorate (vedi riforma Moratti o riforma delle pensioni DINI). Tuttavia per poterle varare, si ha in primo luogo la necessità di una maggioranza solida e decisa in Parlamento, e, in secondo luogo, la condivisione dei cosiddetti poteri forti del Paese. L’attuale governo può contare soprattutto sulla seconda possibilità, molto meno sulla prima. Inoltre a non far dormire sonni tranquilli all’Unione è la risicata maggioranza al Senato peraltro garantita  con i voti dei senatori a vita, tra i quali Andreotti. Fare riforme profonde con i voti di questi ultraottantenni, peraltro non votati dal popolo, sarebbe immorale e probabilmente l’opinione pubblica non lo accetterebbe. Per ovviare a ciò, c’è un disegno ben preciso, avallato da Prodi e portato avanti dai suoi fedelissimi, che vede la rottura con Rifondazione Comunista e un successivo accordo con l’Udc, vero e proprio ribaltone. A denunciarlo è l’editoriale di Liberazione  di ieri (quotidiano organo del Prc).  Dentro Rifondazione, è ovvio, non è che l'idea piaccia molto. Ma il distacco dell'ala sinistra della coalizione si poteva leggere tra le righe già alle prime dichiarazioni di Prodi sulla coalizione. «Bertinotti? Lui ubbidisce», disse il Professore in una puntata di «Porta a porta» prima delle elezioni, suscitando l'astio dei militanti. Fino ad arrivare all'intervista - poi rettificata - di un paio di settimane fa, quando definì Rifondazione e Comunisti Italiani «folklore». Interessante è notare che, se fosse vera la strategia neocentrista delineata da «Liberazione», l'Udc prenderebbe la strada delineata da Tabacci tempo fa: convergere con la Margherita, e fare un terzo polo centrista, riunendo i reduci della Dc. Se ciò fosse confermato, ancora una volta gli elettori sarebbero trattati come un’appendice del potere politico, buoni soli a garantire le poltrone ai potenti e a tenerne le parti a mo’ di un tifoso di calcio. Ovviamente la nuova maggioranza potrebbe contare su forze politiche più propense al riformismo, anche più sfrenato, e si liberebbero definitivamente dalla “zavorra” della sinistra radicale. Una vera e propria vergogna che ci farebbe perdere per l’ennesima volta la faccia nei confronti degli altri stati europei, in questo caso forse qualche norma antiribaltone non sarebbe proprio male!

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categoria:politica, elezioni, coerenza, partiti, politikamente scorretti, governi
lunedì, 27 marzo 2006

Che ci fa Mastella nell'Unione se poi fa dichiarazioni che vanno nella direzione diametralmente opposta rispetto a quelle dei suoi alleati? La questione è la solita: i PACS. L'ex democristiano,  ogni volta che si trova a parlare ad una platea, tiene a sottolineare le sue posizioni circa le unioni di fatto. Lo ha fatto anche a Torino in un incontro elettorale: «Noi siamo contro i Pacs, non crediamo nella loro utilità e, quando sarà al governo il centrosinistra, non cambieremo idea».  Da questo punto di vista bisogna ammettere che in quello che predica è coerente, lo è molto meno quando appoggia una coalizione che dei PACS ne ha fatto uno dei punti fondamentali della sua campagna elettorale. Che c'azzecca, direbbe lo sgrammaticato Di Pietro. C'azzecca, c'azzecca eccome! I pruriti di Mastella, sommati a quelli di Rutelli e Casini, lasciano intendere che all'indomani del risultato delle elezioni, questi 3 "paladini", potrebbero sedersi attorno ad un tavolo e discutere per gettare le basi al nuovo soggetto politico sponsorizzato dalla Chiesa: il grande centro. Il compitò sarà quello di raccogliere in sé i politici di ispirazione cattolica per poi allearsi con i partiti disposti a sostenere le posizioni dettati i valori cristiani che ancora caratterizzano il popolo italiano.  L'unico ostacolo è rappresentato dalla presenza politica di Berlusconi. Politico e comunicatore di razza,  che in un sol colpo è riuscito a due coalizioni, la prima formata dagli amici la seconda dai nemici. E' giusto ricordare che prima del risultato elettorale, Casini è considerato ancora un amico, quello che accadrà dopo non è dato saperlo.

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categoria:politica, chiesa, coerenza
mercoledì, 08 marzo 2006

Le piccole liste con il proporzionale possono rappresentare l’ago della bilancia per gli esisti del confronto elettorale del 9 aprile. Con il vecchio maggioritario, esse erano definite liste “civetta”, considerate una vera patologia. Servivano a collegarvi i candidati nei collegi uninominali in maniera tale da raccogliere anche i voti dello scorporo che altrimenti rischiavano di penalizzare la coalizione.  Oggi, con il nuovo sistema, quelle piccole liste, rappresentano una risorsa importante per entrambi gli schieramenti. Con molta probabilità, serviranno a raccogliere i consensi degli indecisi e a divenire il vero ago della bilancia. Per loro,  il rischio maggiore è rappresentato dallo sbarramento del 2%, per mettersi al sicuro, sia Mastella con l’UDEUR; che Antonio Di Pietro e lo stesso Rotondi, hanno preteso che i partiti maggiori facente parte della lo stessa coalizione, concedessero dei posti in lista agli uomini più rappresentativi dei loro piccolissimi partiti. Questo per garantirsi in Parlamento una piccola ma sicura rappresentanza. Come dicevamo, i piccoli partiti, rischiano di essere l’ago delle bilancia, sia per gli essiti elettorali ma anche per la stabilità del prossimo governo, con il rischio di assoggettarne la politica.

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categoria:elezioni, coerenza, partiti, politica e interessi economici
giovedì, 23 febbraio 2006

Dopo la “cretinata” del Ministro Calderoli, sembrava che all’interno della Casa delle Libertà fosse tornato il sereno. Ma è bastato che si parlasse di programma elettorale che sono emerse le solite frizioni tra la Lega e l’Udc. La diatriba è emersa quando i “lumbard” hanno chiesto che fosse scritto, sul programma, l’impegno di tutte le anime del centro-destra a sostegno del referendum pro devoluzione. Impegno che i centristi non vogliono prendere anzi, per certi versi fanno capire che forse lasceranno liberi gli elettori di votare secondo coscienza. Ad avvelenare ulteriormente il clima ci ha pensato l’abile statista e lucido tessitore di strategie politiche certo Francesco Speroni, che con una “rasoiata” ha attaccato senza mezzi termici gli amici della coalizione: “Essendo i soliti infidi democristiani c'è da aspettarsi anche questa incoerenza”. E a complicare le cose un'intervista del ministro Maroni in cui dice chiaramente che la Lega prenderà più voti dell'Udc. Affermazione che mandato su tutte le furie, i centristi della maggioranza. Non si è fatta attendere la replica del segretario Cesa: “Consigliamo a Maroni di non avventurarsi in improbabili sfide elettorali con l'Udc”. Ma a tirare su i leghisti, nell’accordo di coalizione, ci sono una serie di punti da sempre caldeggiati dal carroccio: il federalismo fiscale e un “esplicito” riferimento alla lotta a ogni forma di fondamentalismo.  Ma come ho già detto per i leghisti la devolution rimane il principale obiettivo, quali scenari si potrebbero prospettare qualora vi fosse un possibile raffreddamento da parte degli alleati del centro-destra? In un altro post intitolato “uno scenario da vomito” ipotizzavo un probabile accordo con i DS, sarà mai possibile? Cerchiamo di analizzare cosa potrebbe stimolare l’accordo: da spartire c’è una torta che fa gola ad entrambi i partiti, per i leghisti la devoluzione, per D’Alema la poltrona del Presidente della Repubblica. Argomentazioni interessanti che sicuramente non esiteranno a mettere assieme il diavolo e l’acqua santa. Il baffetto D’Alema in passato ha dato abile dimostrazione che quando vuole ottenere qualcosa è disposto a tutto, anche a sconfessare il suo credo (vedi ribaltone n.d.r.).

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categoria:politica, riforme, coerenza
mercoledì, 08 febbraio 2006
Non posso non commentare un post pubblicato su Politicablog, che parla di un ipotetico accordo tra i DS e la Lega nord. Ulisse Spinnato Vega ha sottolineato che la tiratina d’orecchio  di Bossi a Berlusconi, sulle sue continue esternazioni, nasconde dell’altro.  Un continuo e fitto dialogo tra il partito della quercia e quello dei lombardi dovrebbe portare ad un abbandono della Cdl per passare al centro-sinistra, a condurre questa operazione politica ci sarebbe niente pop o di meno che lui, il baffetto più furbo del west: Massimo D’Alema. Stando sempre al post di Spinnato, alla base dell’accordo ci sarebbe un’inversione di direzione da parte dei DS sulla legge di modifica della Costituzione (Devolution) e in cambio avrebbero l’appoggio della Lega per il candidato al Quirinale. Come commentare questo eventuale accordo, la prima sensazione è di assoluto disgusto, ma non solo, se pensiamo a come in questi anni il centro-sinistra abbia attaccato la politica  della Lega e oggi per pura sete di potere sarebbero addirittura pronti ad un accordo… beh forse se ciò avvenisse potremmo iniziare una battaglia politica contro il partito dell’astuto D’Alema. Questo potrebbe diventare il tormentone dei prossimi giorni, noi siamo pronti ad analizzare con voi tutti gli eventuali movimenti.

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categoria:politica, elezioni, coerenza, politikamente scorretti
sabato, 28 gennaio 2006

La grande Balena bianca, cosi veniva chiamata quel partito che ha governato in maniera incontrastata dal dopo guerra fino a circa 13 anni fa: la Democrazia Cristiana.  Quel partito ha formato, almeno nello stile,  molti degli attuali politici italiani. Ma oltre alla (dichiarata) nuova Democrazia Cristiana di Rotondi, esistono altri personaggi che ne rivendicano ancora l’appartenenza e ne parlano con molta nostalgia. Uno, che di quello stile ne ha saputo fare un’arte, è Clemente Mastella. Appartiene a quella specie ruvida e puntuta di democristiani che alla calcolata astuzia della scuola napolitanica (dei Gava, dei Cirino Pomicino...), aggiunge la fisiognomica ruspante della sua origine rusticana. Non è solo furbo: se occorre, sa essere anche minaccioso, avvolgente, seducente, metamorfico, insolente. Mai untuoso, però. Tutt'altro che insinuante.  Ieri da perfetto teatrante, dopo una lunga telefonica con il Professore al quale ha strappato la candidatura di cinque fedelissimi nel listone DS-Dl che tradotto significa elezione garantita,  giunto al Congresso ha strappato il discorso di rottura che aveva preparato per farne uno nuovo a braccio, dimostrando se mai ce fosse bisogno la sua coerenza! Prodi, dal canto suo, pur di vincere queste elezioni sembra disposto a tutto, ha cercato alleanze con gli autonomisti siciliani, con i cespugli di qualsiasi natura, con gli oratori, sembra disposto a mandare i suoi rappresentanti anche a chi riesce ad organizzare un piccolo gruppo di discussione di dimensione familiare (vedi mail inviate dal fido Giulio Santagata), quando si dice sete di potere. Mastella ha saputo approfittare della situazione traendone importanti vantaggi, la dichiarazione più esilarante l’ha fatta  alla fine del Congresso quando ha detto: Saremo leali, come sempre, caro Romano. Meglio così, altrimenti le cose si sarebbero messe male, molto male, per tutt'e due.  Se Prodi permette ad una forza di appena il 2% di farsi trattare così, non oso pensare quando si troveranno a governare quello che accadrà. Povero Professore, ma ancora di più povera Italia!!

 

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categoria:politica, coerenza, politica e interessi economici
mercoledì, 02 novembre 2005
La giunta si riunirà ancora l'8 novembre. Poi la parola al consiglio
Legalità, è rottura tra Cofferati e il Prc
Rifondazione giudica «inaccettabile su tutto» il documento presentato dal sindaco. Resa dei conti rimandata di 6 giorni

 
 
 
Il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati (Omega)
BOLOGNA - E' rottura a Bologna tra il sindaco Sergio Cofferati e il gruppo di Rifondazione comunista, che fa parte della sua amministrazione. Dopo le contrapposizioni dei mesi scorsi provocate dagli interventi del sindaco contro i lavavetri e le baraccopoli abusive, la riunione di giunta di questa mattina non è servita a riavvicinare posizioni già molto distanti. Al centro del contendere il concetto di legalità che Cofferati ha voluto istituzionalizare con la presentazione di uno specifico ordine del giorno. Un documento, quello illustrato dal sindaco ai suoi assessori, che il segretario provinciale del Prc Tiziano Loreti definisce «inaccettabile su tutto».
 
IL DOCUMENTO - Il passaggio principale dell'ordine del giorno, un testo di tre pagine dal titolo «Legalità e solidarietà: per lo sviluppo economico, la
La giunta riunita oggi a Palazzo D'Accursio (Ansa)
coesione e la giustizia sociale», recita che «l'amministrazione e la comunità con i loro strumenti possono e devono agire solidalmente per correggere effetti negativi o ricadute non desiderate delle leggi. Ma non possono accettare la loro violazione come prassi politica. L'illegalità, qualunque sia la ragione che la determina, non può trovare giustificazione».
 
GIUNTA E CONSIGLIO - Il documento passa ora al vaglio dei gruppi consigliari, ma sembra difficile che il consiglio comunale possa superare i dissidi verificatisi in giunta. La discussione finale in giunta sul testo proposto da Cofferati avrà luogo l'8 di novembre, come anticipa l'assessore all'Urbanistica, il ds Virginio Merola. Dopo di che la parola andrà al parlamentino cittadino che sul documento di Cofferati sarà chiamato ad esprimersi. Fino a quel momento la crisi di giunta resta di fatto congelata. Il consiglio si riunisce tuttavia già oggi e non è escluso che la questione venga comunque affrontata.
 
«ASPIRANTE LEGHISTA» - Testimonianze di solidarietà a Cofferati dopo la presentazione dell'ordine del giorno sono arrivate dai Ds, dalla Margherita, dall'Italia dei valori. A sostegno del sindaco non ci sono però solo i gruppi della sua maggioranza, con l'eccezione appunto della sinistra radicale: anche la Lega Nord che ha voluto espimere il proprio plauso conferendogli la tessera di «aspirante leghista» in omaggio ad un «ravvedimento, sia pure tardivo» sul fronte della legalità considerato positivo. Drastica invece An che bolla quella di Cofferati come una pura «operazione mediatica» perché «l'illegalità a Bologna è aumentata».
 
GLI SCONTRI IN PIAZZA - Le proteste contro le scelte legalitarie di Cofferati erano degenerate nei giorni scorsi anche in un duro scontro davanti a Palazzo d'Accursio tra i manifestanti che cercavano di entrare in consiglio comunale e le forze dell'ordine. Alla vicenda erano seguite dure polemiche con una parte della sinistra più radicale che si era spinta addirittura a ribattezzare l'ex leader della Cgil da «cinese» a «cileno».
 
L'ATTACCO DEI COBAS - Sulla vicenda tornano a parlare anche i Cobas, tra i principali sostenitori della contestazione al sindaco. Un documento firmato da Piero Bernocchi si conclude con un perentorio «Cofferati vattene». Secondo Bernocchi il sindaco «ha fomentato l'ossessione securitaria inventando a tavolino una serie di nemici della legalità» e per questo ha «aggredito settori deboli e indifesi della popolazione». Per questo motivo «la nostra alterità nei suoi confronti è totale e di lunga durata».
 
IL FEZ DI STRISCIA - Un concetto, quello del Cofferati autoritario, ripreso scherzosamente anche dal sosia di Bruno Vespa inviato a Bologna da Striscia la Notizia, che all'esterno del palazzo comunale ha consegnato al sindaco - definito il «podestà di Bologna» - un fez, il tipico copricapo fascista. Cofferati non ha però perso il proprio aplomb e ha invitato la troupe a tornare ancora a Bologna, «una città molto tollerante». E il finto Vespa replica: «Le dedicherò il mio prossimo libro: "Un sindaco ruspante"».
 
 
 
A. Sa.
Fonte:Corriere della Sera
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categoria:coerenza