sabato, 10 marzo 2007

Questo doveva essere il governo del rilancio della scuola italiana, almeno a parole. Invece oggi stiamo constatando che le promesse in realtà non erano altro che chiacchiere elettorali! Dopo l’allarme lanciato dai sindacati e genitori della regione Emilia Romagna [link] e quelli della Liguria [link], circa il taglio del tempo pieno e delle risorse alla scuola, al coro si sono aggiunti i toscani [link]. I segretari provinciali di Flc Cgil, Cisl Scuola, e Uil Scuola, in un comunicato congiunto hanno denunciato i pesanti tagli di “Fioroni Mani di Forbice” (slogan coniato dai COBAS-Scuola [link]che in tempi non sospetti avevano denunciato le intenzioni del governo) nel documento si legge: sono stati effettuati tagli agli organici del personale docente su tutto il territorio nazionale. Tagli che per la Toscana, e per la provincia di Firenze in particolare, risultano insostenibili, perché impediscono il normale svolgimento dell'attività scolastica, costringono i Collegi docenti e i dirigenti scolastici ad impostare “programmazioni orarie per la copertura del servizio restrittive, fantasiose e assolutamente inefficaci per l'utenza”. Rivendicazioni sacrosante, ma la cosa che ogni volta mi lascia perplesso è il ritardo che caratterizza l’azione dei sindacati che più che confederali ormai sembrano “governativi”.

I COBAS, quando i tecnici scrivevano la Finanziaria sotto dettatura di Padoa Schioppa & Co., già denunciavano la volontà politica di tagliare risorse alla Scuola. E’ mai possibile che tre organizzazioni del calibro di Cgil, Cisl e Uil non se ne accorgevano? O in realtà facevano finta di non accorgersene? Erano molto attenti invece alla legge di riforma del TFR, chissà come mai... Certamente se si fosse fatto uno sciopero in quel periodo forse la Scuola qualcosa avrebbe ottenuto. Indirlo per il 13 aprile a giochi già fatti, farà solo perdere una giornata lavorativa al comparto, con relativa perdita economica, e non si otterrà un bel niente! Bravi!

martedì, 12 dicembre 2006

Faceva tenerezza Prodi mentre subiva la contestazione dei visitatori del Motor Show nella sua Bologna. Gli urlavano:” buffone e mortadella”. I fischi erano davvero assordanti. Lui ha accusato che erano dei “fascisti organizzati”. Striscia la Notizia invece con l’aiuto di Red Ronnie, presentatore al Motor Show, ha dimostrato che non c’era proprio nulla di organizzato, anzi è stata una contestazione spontanea del pubblico presente, sbugiardando per l’ennesima volta il povero Prodi. La contestazione con cori da Ultrà lo ha costretto ad interrompere la sua visita tra gli stand e rifugiarsi nei locali del blocco servizi della manifestazione. Scortato dal “patron” dell'evento, Alfredo Cazzola, e da numerosi agenti delle forze dell'ordine, pronti a formare una barriera di protezione per evitare problemi di sicurezza, povero Prodi. Mi ha fatto tenerezza, allo stesso modo, quando ho sentito gli slogan degli insegnanti che protestavano contro i tagli alla scuola, e poi, ancor di più, quando i precari lo attaccavano accusandolo di essersi servito dei loro voti e poi di averli abbandonati, povero Prodi. Che tenerezza mi ha fatto quando le forze dell’ordine nella manifestazione di protesta contro il suo governo lo accusavano di aver tagliato le risorse necessarie per garantire l’ordine pubblico, anche lì, il suo nome era abusato negli slogan, povero Prodi. E poi che dire della felicità di Confindustria per il taglio del cuneo fiscale a scapito dei contribuenti e delle classe più disagiate? Anche in quel caso mi ha fatto un’enorme tenerezza, specie nel sentire le dichiarazioni rilasciate ai giornalisti: “adesso l’Italia riparte, lo sviluppo è assicurato”, quasi a volercela dare a bere. Ma soprattutto che tenerezza mi ha fatto vederlo lottare con gli stessi alleati per predisporre in Finanziaria incentivi sostanziosi per chiunque volesse cambiare il frigorifero. Che tenero che è stato, sicuramente il pensiero sarà arrivato lì, a quelle persone che faticano ad arrivare a fine mese, in questo modo e con il nuovo elettrodomestico sicuramente il pane vecchio si manterrà più a lungo e meglio…

mercoledì, 28 giugno 2006

Finalmente è passata la lunghissima e snervante campagna elettorale, da adesso, forse, si ritorna a fare politica per il Paese e ad analizzare e risolvere i problemi veri o presunti che lo affliggono. Tuttavia, prima di accantonarla definitivamente, vogliamo analizzare qualche dato che è emerso nell’ultima tornata elettorale; lo sguardo inevitabilmente cade lì, in Sicilia. La Regione, infatti, ha votato No con una maggioranza altissima, superando persino le Regioni definite rosse, cioè Emilia-Romagna e Toscana. E dire che da sempre la Sicilia, grazie allo Statuto Autonomo, possedeva già quei poteri richiesti dalla Lega per le regioni del nord, dunque poteva addirittura astenersi dal votare. Ma forse i siciliani per paura di rimanere ancor di più lontani dalla politica romana, a distanza di poco tempo hanno votato NO allineandosi così con il centro-sinistra e sovvertendo il risultato elettorale che aveva visto trionfare Totò Cuffaro. Chissà se stavolta i soliti qualunquisti da strapazzo quale giudizio daranno sugli elettori siciliani, saranno i soliti mafiosi o visto che hanno votato per il centro-sinistra, sono diventati puliti e tutti onesti?  Proviamo ad uscire dalla polemica spicciola e focalizziamo la sconfitta elettorale del centro-destra o meglio ancora di una  parte di esso. Il rischio che corre è quello di vedere andare in fumo l’asse politico tra Berlusconi e la Lega Nord, mettendo in crisi la stessa leadership del Cavaliere. Dunque per il centro-destra figlio dell’idea politica di Berlusconi si apre un’estate di riflessione che potrebbe portare ad un autunno pieno di sorprese traducendosi in: nuova leadership, partito unico dei moderati, spaccature con la conseguente fuga di qualche alleato. In questo scenario a dormire sonni tranquilli è il governo che può contare sul potere politico come medicina miracolosa per tenere compatta  la maggioranza, sui sindacati pronti ad “acciuffarsi” 13 miliardi di euro l’anno, derivati dal probabile anticipo dalla riforma del TFR e di una propaganda fatta da abili comunicatori che passa dalla solita lottizzazione della RAI! Lunga vita dunque al governo Prodi? Forse!

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categoria:politica, elezioni, coerenza, referendum costituzionale
sabato, 24 giugno 2006

Noi di POLITIKAMENTE non abbiamo voluto affrontare nel dettaglio la questione referendum, se non attraverso una piccola parentesi che descriveva l’evanescenza delle motivazioni del NO, che in ogni modo ha suscitato un discreto interesse verso  i nostri affezionati frequentatori. La ragione o le ragioni  sono diverse. Iniziamo subito dicendo che, secondo noi,  per modificare la Costituzione non si deve prescindere da un’ampia maggioranza parlamentare. E’ questo il presupposto fondamentale per evitare che il Paese si possa spaccare sulla legge più importante dello Stato. A tal proposito una tiratina d’orecchio se lo era meritato il centro-sinistra  per aver modificato il Titolo V commettendo un gravissimo errore politico il centro-sinistra, ma cosa ancora più grave aveva creato un precedente pericoloso. Chi segue la politica sa bene che i precedenti talvolta sono ben più gravi delle stesse leggi poiché autorizzano i governi successivi ad abusarne, e, in effetti, così è stato. Questi errori noi italiani non vorremmo vedere mai più, l’Italia è di tutti e non certamente di una sola parte o peggio ancora di un solo gruppo politico.

Detto questo, proviamo a capire come, secondo noi, si orienteranno gli italiani e le motivazioni di questa decisione. Sempre secondo noi prevarrà il NO per alcuni significativi motivi: primo, il centro-destra questo referendum in realtà non lo vuole vincere. Lo ha dimostrato dallo scarso impegno nella campagna pro SI, tant’è che  in un primo momento Berlusconi lo ha caricato di significato politico, ma poi, aprendo al dialogo con il governo per una successiva modifica bipartizan, lo ha, di fatto, svuotato. Un altro segnale è la data del voto, non solo per l’aspetto squisitamente “balneare”, ma piuttosto perché arriva dopo una serie di chiamate alle urne che oggettivamente ha stancato gli elettori e si è visto dalla scarsa affluenza alle urne per il voto amministrativo. Secondo noi influirà anche la poca passione che hanno messo in campo i vari leader della Cdl, che da un lato, sì, in Parlamento hanno appoggiato e votato la riforma, ma dall’altro probabilmente non se la sentono di vararla da soli. Questo è stato ampiamente colto dal centro-sinistra che a sua volta non sta facendo nessuno sforzo, poiché convinto che a prevalere sarà il NO.  Noi di POLITIKAMENTE condanniamo duramente l’atteggiamento della Cdl: il loro è un comportamento irresponsabile perché non si può votare una riforma di tale importanza, istituire un referendum e poi tirarsi indietro e affidare tutto, per quanto matura, alla volontà e alla coscienza dell’elettore italiano. Questa è una chiara dimostrazione che la riforma della Costituzione in realtà serviva a tenere unita la loro maggioranza e nulla più. Inoltre non va sottolineato lo sforzo economico che deve sostenere la collettività per organizzare l’ennesima chiamata alle urne. Ma evidentemente ai  nostri politici, impegnati come sono al proprio successo personale, quest’aspetto interessa poco. L’Italia per uscire dal tunnel necessita di una nuova classe dirigente che sia illuminata e lontana dai soliti interessi di bottega, ma soprattutto che abbia a cuore le sorti del Paese. Temo però  che l’attuale oligarchia politica, sia essa di destra che di sinistra, farà di tutto per conservare gli attuali privilegi e farà di tutto per impedire il naturale ricambio generazionale lasciando così pochissime possibilità  a chi ha le idee e la voglia di migliorare questo vecchio Paese che risponde al nome di Italia!

 

mercoledì, 21 giugno 2006

Le riforme sono la prima priorità per il rilancio del Paese, ma ad ostacolarle c’è la sinistra radicale. I comunisti vorrebbero evitare che a farne le spese siano sempre le solite categorie. Ma l’Europa per prima e in secondo la necessità di ammodernare il Paese, le rendono quasi necessarie. Va precisato che in realtà non sempre la condizione economica e sociale dei cittadini vengono migliorate, anzi, a volte sono addirittura  peggiorate (vedi riforma Moratti o riforma delle pensioni DINI). Tuttavia per poterle varare, si ha in primo luogo la necessità di una maggioranza solida e decisa in Parlamento, e, in secondo luogo, la condivisione dei cosiddetti poteri forti del Paese. L’attuale governo può contare soprattutto sulla seconda possibilità, molto meno sulla prima. Inoltre a non far dormire sonni tranquilli all’Unione è la risicata maggioranza al Senato peraltro garantita  con i voti dei senatori a vita, tra i quali Andreotti. Fare riforme profonde con i voti di questi ultraottantenni, peraltro non votati dal popolo, sarebbe immorale e probabilmente l’opinione pubblica non lo accetterebbe. Per ovviare a ciò, c’è un disegno ben preciso, avallato da Prodi e portato avanti dai suoi fedelissimi, che vede la rottura con Rifondazione Comunista e un successivo accordo con l’Udc, vero e proprio ribaltone. A denunciarlo è l’editoriale di Liberazione  di ieri (quotidiano organo del Prc).  Dentro Rifondazione, è ovvio, non è che l'idea piaccia molto. Ma il distacco dell'ala sinistra della coalizione si poteva leggere tra le righe già alle prime dichiarazioni di Prodi sulla coalizione. «Bertinotti? Lui ubbidisce», disse il Professore in una puntata di «Porta a porta» prima delle elezioni, suscitando l'astio dei militanti. Fino ad arrivare all'intervista - poi rettificata - di un paio di settimane fa, quando definì Rifondazione e Comunisti Italiani «folklore». Interessante è notare che, se fosse vera la strategia neocentrista delineata da «Liberazione», l'Udc prenderebbe la strada delineata da Tabacci tempo fa: convergere con la Margherita, e fare un terzo polo centrista, riunendo i reduci della Dc. Se ciò fosse confermato, ancora una volta gli elettori sarebbero trattati come un’appendice del potere politico, buoni soli a garantire le poltrone ai potenti e a tenerne le parti a mo’ di un tifoso di calcio. Ovviamente la nuova maggioranza potrebbe contare su forze politiche più propense al riformismo, anche più sfrenato, e si liberebbero definitivamente dalla “zavorra” della sinistra radicale. Una vera e propria vergogna che ci farebbe perdere per l’ennesima volta la faccia nei confronti degli altri stati europei, in questo caso forse qualche norma antiribaltone non sarebbe proprio male!

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categoria:politica, elezioni, coerenza, partiti, politikamente scorretti, governi
lunedì, 29 maggio 2006

Ormai è terminato lo spoglio in Sicilia, è ufficiale: il vincitore è Totò Cuffaro, per consultare  i risultati definitivi, basta cliccare su questo [link]. Sicuramente a questa vittoria saranno date diverse interpretazioni, io gliene voglio dare una in più: se la consideriamo un referendum a favore o contro la realizzazione del Ponte sullo Stretto, possiamo affermare che la Sicilia, a maggioranza, si è espressa favorevole alla realizzazione della struttura. Il governo centrale non potrà non tenerne conto; anche se probabilmente nei prossimi cinque anni di opere ne realizzeranno ben poche, almeno stando alle dichiarazioni rilasciate dal ministro dell’economia Padoa Schioppa.  E pensare che credevamo che il Ministero delle infrastrutture fosse uno di quelli dotato di un bel portafoglio pieno di soldi, evidentemente c’eravamo sbagliati. Il capo del Dicastero, Di Pietro, più che  inaugurare i cantieri probabilmente baderà alla loro chiusura.

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categoria:finanza, elezioni, governi
lunedì, 29 maggio 2006

La Sicilia, nonostante la candidatura di Musumeci, sembra riconfermare alla presidenza della Regione Salvatore Cuffaro. Se questo risultato sarà confermato, assisteremo sicuramente ai commenti dei vari esponenti del centro-sinistra: “La Sicilia non ha voluto cambiare!” sarà questo il motivo ricorrente, che contribuirà a mortificare ancora una volta i siciliani. Gli isolani da questo governo si aspettavano un segnale forte, almeno un ministro siciliano di sinistra, che finalmente poteva dimostrare con i fatti, e non solo con le parole, la volontà di un rilancio dell’Isola. Questo non è avvenuto, allora cari politicanti, risparmiateci il vostro qualunquismo e dimostrate finalmente che avete a cuore le sorti della Sicilia, evitateci le solite banalità e cercate finalmente di sostenere una politica seria di rilancio dell’Isola e del meridione d’Italia. Se lo farete, i siciliani, così come il resto del sud, vi premieranno con il loro voto, ma se vi limiterete solo alle belle parole ogni volta sarete vi relegheranno all’opposizione.

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categoria:politica, elezioni, partiti, partitocrazia
lunedì, 29 maggio 2006

Cari amici frequentatori del blog, tenendo conto della magra figura fatta da NEXUS in occasione delle politiche, vi pubblico le prime proiezioni rese note  dall'ANSA.
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categoria:politica, elezioni
sabato, 27 maggio 2006

Domani si vota per le elezioni amministrative: 20.000 elettori si recheranno alle urne per scegliere gli amministratori locali. Ricordo che si potrà votare dalle 8 alle 22 di domenica e dalle 7 alle 15 di lunedì, ma attenzione: in Sicilia si vota solo la domenica. Strana la scelta isolana di tenere le urne aperte solo nella giornata festiva, peraltro questa decisione rischia di creare una certa confusione negli stessi elettori, i quali informati dalle reti nazionali rischiano di saltare l’importante appuntamento con il voto credendo di poter votare anche di lunedì. Ma la riflessione politica inevitabilmente cadrà sul risultato finale. Mi chiedo: se in qualche maniera possa avere una ripercussione sul governo. Prodi ha già messo le mani avanti dicendo che, non avendo ancora governato, non ci potrà essere nessun giudizio, e fin qui mi trova d’accordo, ma sulla composizione del governo, sulla scelta degli uomini e sulla lotta intestina che ha visto coinvolti i partiti per accaparrarsi la poltrona, gli elettori si potranno esprimere, condannando questi comportamenti oppure premiandoli. Ricordo che i risultati elettorali, storicamente hanno sempre influenzato gli equilibri politici; sono convinto  che accadrà anche in questo caso

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categoria:politica, elezioni, partiti
domenica, 21 maggio 2006

Stiamo entrando nell’ultima settimana della campagna elettorale per le amministrative e le regionali. In Sicilia si vota per rinnovare l’Assemblea regionale e ovviamente per il governatore dell’Isola. A concorrere sono in tre: Totò Cuffaro (attuale presidente), Rita Borsellino e Nello Musumeci, gli sfidanti. Quest’ultimo già Presidente della Provincia Regionale di Catania, Europarlamentare, e segretario di Alleanza Siciliana. Partito nato dopo la sua uscita da Alleanza Nazionale e che ,come sappiamo, ha contribuito alla sconfitta della Cdl alle scorse politiche. Con i suoi voti e  Berlusconi avrebbe avuto la maggioranza nel Paese. Per le elezioni siciliane, AS, si ritrova nella stessa identica posizione, i cinsensi che sottrarrà al centro-destra possono essere decisivi per la vittoria di Rita Borsellino e della relativa coalizione di centro-sinistra. La scelta di Musumeci di tenersi fuori dai poli, è coerente con il  progetto politico di Alleanza Siciliana, poiché non ha nulla a che spartire (questa è la filosofia del partito) con la gestione partitocratrica della politica italiana. L’Europarlamentare in effetti anche quando militava in AN aveva assunto posizioni in contrasto con la dirigenza del partito, mettendosi più volte di “traverso” per impedire la sopraffazione delle idee e dei progetti espressi dal territorio. E’ convinto che la politica di centro-destra e di centro-sinistra sono due facce della stessa medaglia, al punto che non si aspetta nulla di nuovo per l’Isola. Infatti, non è affatto tenero con il nuovo governo, ma non risparmia neanche l’operato del precedente: "Ieri con il governo Berlusconi quattro ministri e per la Sicilia non è cambiato niente . Oggi con il governo Prodi nessun ministro siciliano e per la Sicilia non cambierà niente. È il solito teatrino della politica". Afferma il candidato a governatore della Sicilia di Alleanza siciliana, Nello Musumeci, sottolineando come "davvero questo governo del centrosinistra comincia con il piede sbagliato". "Basti pensare - osserva l' eurodeputato - al no chiaro e tondo al Ponte sullo Stretto che costituisce un' offesa per noi siciliani, specie se si pensa all'assicurazione data da Rutelli che quando venne nell' Isola disse 'fisseremo anche il giorno dell' inaugurazione". Secondo il leader di Alleanza siciliana "la verità è che Ponte si o Ponte no diventa soltanto un alibi. Io credo che sarebbe il caso pensare al Ponte e alle strutture integrate, ma sarebbe altrettanto utile - conclude Musumeci - ascoltare i siciliani per sapere finalmente cosa ne pensano loro di questa grande opera".

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categoria:politica, isole, elezioni, infrastrutture, partitocrazia
giovedì, 18 maggio 2006

Scorrendo la lista dei ministri, mi aspettavo di trovarne almeno uno, siciliano. Dalle voci di corridoio si parlava di Leoluca Orlando al ministero per gli  italiani all’estero, ma alla presentazione dei ministri, non c’era ombra né di Orlando ne tanto meno di nessun altra personalità isolana. E pensare che il precedente governo aveva affidato a quattro siciliani la guida di altrettanti dicasteri con alcuni di prestigio (Martino, Miccichè, La Loggia, Prestigiacomo). Sarà mica che Prodi abbia voluto vendicarsi perché l’Isola è di centro-destra? A questo punto i dubbi sono legittimi: il Professore dietro a quell’aria paterna e all’atteggiamento del “volemose bene” in realtà nasconde un’indole vendicativa, ma poco lungimirante. Se voleva fare uno sgambetto a Rita Borsellino, beh, in questa maniera c’è riuscito. La candidata alla presidenza della Regione Siciliana non potrà certo vantarsi dell’aiuto ricevuto da Prodi; anzi, in questo momento sarà proprio l’avversario Cuffaro a fregarsi le mani per “l’appoggio” inatteso, ricevuto proprio dalla controparte. Evidentemente all’Unione non interessa governare l’Isola. Per la Regione Piemonte, che ha visto la stessa sconfitta, si è registrato un trattamento diverso, può vantare della presenza di cinque ministri, con un risultato finale di 5-0. Ma le brutte sorprese per i siciliani non finiscono qui. Il neo ministro dei trasporti Alessandro Bianchi, in quota dilibertiana e trombato alle recenti elezioni, ha dichiarato: “il Ponte di Messina è l'opera più inutile e dannosa progettata negli ultimi cento anni”, svelando così le sue intenzioni circa la realizzazione dell’opera. Ci piacerebbe sapere verso quali lidi il prof. Bianchi e il prof. Prodi dirotteranno quella parte di finanziamenti europei e i soldi attualmente nelle casse della Società dello Stretto. Non dimentichiamo che proprio il neo ministro era a capo del movimento “NO Ponte”; questo per capire i margini di trattativa che avranno i favorevoli alla struttura. Dopo questa “batosta” la Sicilia o meglio i deputati siciliani dell’Unione (Enzo Bianco, Anna Finocchiaro, Salvatore Cardinale, Ferdinando Latteri), riusciranno a mobilitarsi in favore dell’Isola? Oggi Berlusconi non c’è più. Il tempo di protestare contro il Cavaliere è finito, è l’ora di Prodi e dalle premesse, mi sa, che ci sarà molto da protestare.

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categoria:politica, isole, elezioni, partiti, epurazioni
domenica, 07 maggio 2006

La partitocrazia alla fine ha finito per penalizzare gli stessi sostenitori. Dopo aver controllato nel dettaglio i voti dei singoli partiti e partitini in quota al centro-destra, il Presidente di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, si starà ancora prendendo i “gomiti” a morsi. Infatti, prima delle elezioni la scelta del dirigente fu di non tentare l'accordo con alcuni dei suoi (ex) uomini migliori: Domenico Fisichella, passato poi in quota Margherita, e Nello Musumeci fermo oppositore della linea partitocratrica voluta da Fini. I Personaggi politici entrambi siciliani: il primo si era distinto per aver dato l'impronta filosofica e ideologica al partito nella svolta di Fiuggi, il secondo per aver amministrato con successo la provincia di Catania e per l'impegno profuso da europarlamentare a favore dell'Isola.  A differenza di Fisichella, che è passato con il centro-sinistra, Musumeci, uscito dal partito, ha lavorato ad un nuovo soggetto politico: Alleanza Siciliana. In breve tempo è riuscito a raccogliere l’adesione di molti insoddisfatti della gestione partitocratrica e verticistica dei maggiori partiti italiani. Il progetto dell’Europarlamentare, a differenza dei partiti nazionali, punta ad avvicinare la politica al territorio e non viceversa. La condotta coerente, ma discutibile del Presidente di AN, ha impedito alla coalizione di centro-destra un accordo con il dissidente siciliano, ma questo come vedremo ne ha decretato la sconfitta elettorale. Infatti, il partito siciliano, ha partecipato solo alla competizione per il Senato raccogliendo più di 36 mila voti, risultati insufficienti per l’elezione di un proprio rappresentante.  Un eventuale accordo con il partito di Fini, avrebbe garantito di riversare questo pacchetto di voti alla Camera  consentendo così al centro-destra di vincere le elezioni. Il partito di Musumeci in questa maniera sarebbe stato rappresentato sia alla Camera che al Senato. Adesso per paura che ciò possa accadere anche per le regionali siciliane, si sta cercando di ricucire, Cuffaro ci ha provato con un faccia a faccia: "Insieme  possiamo vincere ed evitare il rischio di affidare alla sinistra anche la Sicilia" Ma Musumeci sembra intenzionato a correre da solo e a fare un ulteriore sgambetto alla Cdl, del resto la partitocrazia deve essere combattuta e Musumeci si sta rivelando un vero e proprio paladino contro questa maniera di gestire la politica.

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categoria:politica, elezioni, partiti, partitocrazia
martedì, 02 maggio 2006

In questi giorni l'attenzione è puntata soprattutto su colui il quale  dovrà prendere il posto di Ciampi. Non sarà affatto facile riuscire ad individuare il suo degno successore,  questo perchè  egli ha ricoperto il ruolo di Presidente della Repubblica con profondo senso della Patria, si è distinto per le sue indubbie qualità umane e per l'assoluta imparzialità. Ma in questi giorni, si discute pure degli uomini che dovranno rivestire incarichi di governo. E ancora una volta, emerge qualche strana situazione che chiama in causa l'attuale inquilino del Quirinale. Infatti c'è  un rapporto evidente che lo lega indissolubilmente anche al Ministero dell'Economia, che, come ricordiamo,  ha guidato  in tempi difficili per la nostra economia nazionale, riuscendo a sanare i conti e permettendo all'Italia di entrare in Europa assieme al gruppo dei Grandi. Mentre per la successione alla carica del  Capo dello Stato c'è un certo appetito da parte degli uomini più potenti e in vista dei vari gruppi politici, per la carica di Ministro dell'Economia si registra una certa freddezza. E pensare che questo ministero è  sempre stato molto ambito, al punto che in passato sono sorte lacerazioni profonde all'interno delle compagini governative, causando successive crisi di governo. Oggi però sembra non essere così: i partiti cercano di evitare il Dicastero, al punto che si discute di affidarlo ad un tecnico esterno ed estraneo alla vita politica. L'ennesimo episodio  che ci permette di registrare la mediocrità degli uomini oltre che dei partiti politici; la difficoltà  e il duro impegno che si prospettano all'orizzonte  nel risanamento dei conti pubblici sta facendo registrare una vera e propria fuga dalle responsabilità. Un atteggiamento che  potrebbe tradurrsi come infantilismo politico o, se preferite, il timore di attuare politiche  impopolari che potrebbero smentire quanto hanno sostenuto in questi anni d'opposizione.

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categoria:politica, economia, finanza, elezioni, governi
sabato, 29 aprile 2006

Dopo aver annullato la precedente votazione a causa di alcuni voti indirizzati a certo Francesco Marini, si è proceduto, e non senza polemiche, alla ripetizione della seconda votazione. In questo momento si sta procedendo allo scrutinio dei voti. Dalla diretta televisiva, si è sentito l’esultanza del centro-destra dovuto all’incapacità del centro-sinistra a raggiungere il quorum necessario per convalidare la votazione ed eleggere il loro candidato Franco Marini. Nulla di nuovo; si sapeva già che al Senato per questo governo non sarà facile, al punto che per la presidenza di molte commissioni parlamentari dovranno necessariamente ricorrere ad esponenti della Cdl. Con questo è facile dedurre che sta nascendo uno strano governo.

AGGIORNAMENTO ore 0:43 altro colpo gobbo di Scalfaro: ha sospeso la seduta in attesa che l’ufficio della presidenza controlli ad uno ad uno i voti dei senatori. Temo che Scalfaro in vecchiaia sia ancora alla ricerca di protagonismo.

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categoria:politica, elezioni
venerdì, 28 aprile 2006

La prima votazione non ha permesso a Marini di diventare Presidente dei senatori. Dallo scrutinio delle schede è emerso un dato inaspettato: Cinque schede bianche e quattro nulle: un totale di nove voti che potrebbero mettere in seria discussione l’elezione dell’ex sindacalista della CISL. «Adesso dobbiamo capire le schede bianche e gli errori»». Questo il primo commento di Franco Marini all'esito dello scrutinio per l'elezione del presidente del Senato. «Si vede chiaramente che è uno scontro duro - ha detto rispondendo ai giornalisti - sapevo che la battaglia era difficile, i numeri sono lì». Se qualcuno nutriva ancora dei dubbi circa la sottilissima maggioranza al Senato, adesso li ha fugati. L’azione del futuro governo rischia, di volta in volta, di abbattersi contro il muro dell’opposizione al Senato, creando così un empasse pericoloso per il Paese. Forse un governo istituzionale sarebbe stato la soluzione più logica? Personalmente continuo ad essere contrario, anche se mi rendo conto che i senatori a vita, non potranno garantire stabilità e serenità ad una coalizione che cammina sul filo di lana.

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categoria:politica, elezioni, partiti