sabato, 09 dicembre 2006

Ieri pomeriggio al passaggio del Papa Benedetto XVI in via Tomacelli a Roma, è stato compiuto un gesto di cattivissimo gusto: dalla finestra della redazione del quotidiano “Il Manifesto”, qualcuno ha avuto la simpatica idea di lanciare volantini che riportavano la scritta “lasciaci in pacs”, con tanto di foto di un pastore tedesco con il volto del Pontefice. Questo atto, oltre ad essere offensivo nei confronti dell’uomo che esercita il ministero Pietrino in terra, è un ulteriore sintomo dello strisciante anticlericalismo che caratterizza ormai l’Italia da diverso tempo.  Stupisce come certi personaggi (giornalisti?) soliti a riempirsi la bocca con parole di libertà, democrazia e rispetto per il diverso, manifestino in modo così squallido e poco costruttivo la loro idea di società.  Davanti alle forze dell’ordine che si sono precipitate al piano della finestra incriminata, il direttore de Il Manifesto, Gabriele Polo, ha dichiarato: «Sono partiti dal quinto piano ma non so da chi, non lo voglio sapere e se lo sapessi non lo direi». Sembrerebbe una tipica risposta degna di un personaggio uscito dal romanzo di Mario Puzo.

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categoria:politica, chiesa, societĂ , estremisti, politikamente scorretti, governi
venerdì, 22 settembre 2006

Probabilmente aveva tutte le ragioni di questo mondo il nipote della compianta Oriana Fallaci che, subito dopo la scomparsa, ha accusato la società civile e pseudo-intellettualoide di essersi avvicinata alla zia solo tardivamente. Come sappiamo, le denunce fatte dalla giornalista/scrittrice toscana sono sempre state molto dure e talvolta impopolari, forse proprio per questo è stata lasciata completamente sola, manco fosse appestata. Tutto ciò in barba alla libertà di pensiero e d’opinione tanto sbandierata nelle piazze e nei cortei da certi movimenti pseudo-pacifisti. Dopo la sua morte e dopo l’efferato tentativo censuratore nei confronti del Papa, sembra che qualcuno inizi timidamente a ricredersi. Tra questi il sindaco di Firenze, Domenici. In passato con la sua Amministrazione, nonostante le minacce di morte da parte dell’estremismo islamico, aveva mantenuto dalla scrittrice una certa distanza di sicurezza.  Oggi, invece, dopo aver appreso i risultati di una ricerca condotta da un’agenzia di Marketing che conferma la volontà dei fiorentini di intitolare alla giornalista una via, un palazzo o qualsiasi altra struttura che la ricordi, si sta battendo affinché gli venga intitolata almeno una scuola. Addirittura ha organizzato un convegno ad alto livello sulla figura di Oriana Fallaci dicendo:"perché Firenze non aveva e non ha un sentimento diffuso di ostilità o di odio nei suoi confronti, e credo sia giusto che la ricordi in questo modo". Ipocrisia? O affetto e stima tardiva?

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categoria:politica, societĂ , estremisti, censure
venerdì, 30 giugno 2006
Un governo che si rispetti dovrebbe poter contare sui propri voti sia per la politica "nazional-europea" che per quella estera, tuttavia non sempre è così. E’ sotto gli occhi di tutti quello che sta accadendo al Senato: l'ala pacifista e radicale, composta da Verdi, Pdci e Rifondazione chiede a gran voce il ritiro dei militari italiani anche da Kabul, venendo meno a quel famoso e fumoso programma dell’Unione. Una posizione quasi intransigente, che crea divisioni anche all'interno degli stessi partiti: il Pdci parla di accordo che non c'è (manca, nel testo, una exit strategy da Kabul) e poi decide di tornare sui suoi passi, per non mettere in crisi il governo; poco dopo otto senatori dell'Unione (di tutti gli schieramenti di sinistra radicale) annunciano che voteranno contro in Senato se continua a mancare una discontinuità con il precedente governo. Rientra solo il firmatario del Pdci Rossi, convinto da Diliberto, che così può valersi di fronte agli alleati del merito di non aver fatto cadere il governo. I Verdi si sono ritrovati a dover combattere, con minacce di espulsione, la fronda interna dei dissidenti. E nel Prc l'obiettivo resta il ritiro della missione italiana e Nato da Kabul. Il punto è che Verdi, Prc e Pdci considerano la politica estera come parte della loro identità, e dunque non sono disposti a fare passi indietro a cuor leggero. Un’altra vera e propria pagliacciata per di più con gli occhi del mondo puntati a dosso, tant’è che lo stesso D’Alema ritiene che sia in gioco la «credibilità del governo», e apre, quasi con un sospiro di sollievo, ai voti dell'Udc e della Cdl. Infatti alla fine tocca al nemico giurato salvare il governo nella votazione sul rifinanziamento della missione in Afghanistan. Il comunicato di Berlusconi, che annuncia una mozione unitaria della Cdl per convergere sul voto a favore, è una «polpetta avvelenata» per la maggioranza. Così come lo è l'annunciato voto a favore, ma con riserva (dipende da cosa ci sarà scritto nel decreto), dell'Udc. Chissà oggi, davanti ad una scelta così responsabile di FI,  cosa staranno pensando i vari nemici della Cdl afflitti da una perniciosa “Berlusconi-fobia”?  Forse finalmente si staranno rendendo conto che i politici e le forze politiche, a parte qualche rara eccezione, sono tutti molto simili.
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categoria:politica, partiti, estremisti, governi
mercoledì, 21 giugno 2006

Ieri ero “ospite” nel blog della nostra amica Klava (se scorrete la colonna dei link trovate il collegamento al suo blog) come accade spesso, tra i commentatori si accendono vere e proprie discussione che nascono ovviamente da un confronto dialettico e da punti di vista (meno male) diversi. Stamattina rileggendolo, mi sono reso conto che quasi quasi poteva diventare un post. Certamente correggendo qualche strafalcione, ma neanche tanto, che si fa quando si commenta a caldo.

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categoria:politica, estremisti, politica e interessi economici
mercoledì, 14 giugno 2006

Non è bastato a Prodi il “conclave” umbro per imporre il bavaglio  ai suoi ministri. Il primo a rompere il “patto” è stato il ministro alla Solidarietà Sociale Ferrero.  L’esponente comunista in una dichiarazione si era detto favorevole alla sperimentazione delle cosiddette “ stanze del buco” una sorta di zona franca dove i “tossici” si sarebbero rifugiati per iniettarsi droga nelle vene, il tutto con il bene placido dello Stato. Una proposta discutibile che ha fatto gridare allo scandalo tutta l’opposizione, parte della società civile e molte componenti politiche dell’attuale maggioranza. Il ministro Ferraro forse non si è ancora reso conto che il ruolo del governo non è quello di “spacciare”, ma piuttosto di strappare i “tossici” alle droghe. Pertanto dovrebbe evitare slanci in avanti senza previa consultazione delle altre componenti di governo. Tant’è che lo stesso Prodi non ha esitato a richiamare all’ordine il suo ministro invitandolo a precisare che la sua è una  boutade personale e nulla ha a che vedere con la linea politica del governo. Ma i problemi nella maggioranza non sono circoscritti solo all’uso di sostanze stupefacenti, ci sono altri temi, ben più spinosi, ancora aperti che rischiano di far deflagrare la compattezza della maggioranza. Il fronte caldo è stato aperto dal ministro della Ricerca, Mussi, con il ritiro dell'adesione italiana alla Dichiarazione etica Ue che vieta la ricerca sulle staminali embrionali. Un atto pericoloso, secondo l'ala cattolica, perché rischia di aprire un varco anche nella nostra legislazione disciplinata dalla legge 40. A complicare ulteriormente i delicati equilibri dell’Unione è la nascita dell’Intergruppo: un luogo di incontro trasversale, promosso dagli esponenti della Margherita impegnati a suo tempo contro il referendum. Gli alleati non l'hanno presa bene. Parlano di «strumentalizzazioni», di «cavallo di Troia» della Cdl, temono la longa manus del Vaticano. E non nascondono nemmeno la difficoltà di riuscire a conciliare il nuovo soggetto con il processo unitario avviato dai gruppi dell'Ulivo. I cattolici interessati negano che si tratti di una «lobby». Ma sono pronti a dare battaglia per difendere quei «valori non negoziabili» indicati da Benedetto XVI contro lo spettro del laicismo e del relativismo etico. Insomma A Prodi spetta il difficile compito di tenerte unita questa sorta di “accozzaglia” che rischia ogni giorno di spaccarsi anche sul colore dalla cravatta dei ministri.

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categoria:politica, chiesa, estremisti
martedì, 23 maggio 2006
Pronti, via, e subito l'amara sorpresa per la Sicilia: il Ponte sullo Stretto non si farà. Sarebbe più logico se il neo ministro dicesse le cose che intende fare invece di quelle che non vuol fare. Evidentemente Bianchi, leader dei "no ponte", "no global", "no pizza","no mortadella" e no tutto, non ha capito che adesso non è più all'opposizione, ma siede tra i banchi del governo. Dovrebbe imparare a proporre invece di negare; evidentemente non è nelle sue corde, ha la forma mentis ormai  tarata solo sul NO ad oltranza. In tutto questo negare, a rimetterci è l'Isola più importante del Mediterraneo, anello di congiunzione con il nord Africa e l’Asia, che si è vista tagliata fuori dalle scelte di Prodi. Nessun ministro isolano è presente nel neo esecutivo e si prospetta un probabile "saccheggio" delle risorse che in passato furono faticosamente raccolte per la realizzazione dell'opera. Sarebbe interessante poter capire la fine che faranno, verso quale nuova destinazione saranno dirottate; certamente gli isolani non potranno più contare su questi finanziamenti. Una penalizzazione tout court come regalo della nuova era Prodi. E dire che, in questi anni, i siciliani hanno lamentato le posizioni della Lega nord, i leghisti erano i nemici da combattere, da annientare; quelli, invece, si erano mostrati favorevoli alla realizzazione del ponte, sostenendo che sarebbe stata una delle maniere per avvicinare l'isola all'Europa. Non vorremmo, vista l'alta percentuale di democristiani presenti nel nuovo governo, che si portasse avanti la politica che negli anni della "balena bianca" aveva danneggiato la Sicilia e i siciliani.
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categoria:politica, economia, estremisti, infrastrutture, politica e interessi economici
sabato, 25 marzo 2006

Mancano ormai pochi giorni alla fatidica data del 9 aprile. Mai come questa volta, l’indecisione dell’elettore è  stata così accentuata. Il governo di centro-destra ha creato molte divisioni nel Paese, è riuscito persino a spaccare Confindustria, i grossi industriali si sono schierati con l’Unione, i piccoli con la Cdl.  Un tempo si diceva: quando i “padroni” si lamentano con il governo è perché questo tiene le parti degli operai. E’ così anche oggi? I sindacati naturalmente sostengono di no, allora perché i potenti non si schierano con Berlusconi? La legge 30 rispetta la richiesta degli industriali, ha liberalizzato il  lavoro togliendo lacci e laccioli a chi ha bisogno di manodopera, tant’è che può stipulare contratti di soli 3 mesi e senza nessuna garanzia di rinnovo. Applicando, a dire la verità una regola di flessibilità esasperata che in Italia è sempre esistita ma, mai nessuno, in passato lo ha denunciato. Mi riferisco ai tanti precari supplenti che esistono nella scuola. In quel caso, si stipulano contratti di soli 15 giorni, senza nessuna garanzia e senza nessuna possibilità di riconferma. Forse la grande industria non è contenta di questo regalo che vede il dipendente trattato come una merce? Gli operai sicuramente non lo sono, le stesse forze di sinistra hanno condannato questa flessibilità esasperata e continuano a chiedere l’abolizione del precariato di massa in favore di maggior sicurezza lavorativa. Ci troviamo in perfetta sintonia, un giovane deve poter permettersi di formare una famiglia senza rischiare di ritrovarsi disoccupato dopo pochi mesi. Ma, la cosa, che in questi giorni sta lasciando perplessi gli italiani, riguarda l’accordo che vede da un lato i poteri forti dello Paese con a capo la grande industria, dall’altro l’Unione che vanta tra le fila proprio quella sinistra che si è opposta con forza alla riforma del lavoro che come noto ha a capo Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e lo stesso correntone populista diessino. Non v’è dubbio che ci sia un po’ di perplessità, nel vedere mano nella mano il padrone e l’operaio, a meno che i potenti non cercano una sorta di pax sindacale per poter fare tranquillamente, come in passato, i loro interessi. Ricordo ancora, con rabbia, i fiumi di denaro pubblico che inondavano l’industria privata, bastava solo un minimo accenno alla cassa integrazione, per aprire i rubinetti. Tutto questo, acutizza, l’incertezza, dell’elettore, addirittura per la prima volta, i votanti di sinistra, iniziano a storcere il naso, stufi di turarselo, e paventano per la prima volta la possibilità di astenersi. L’incertezza dunque è il vero “lite-motive” di questa campagna elettorale. Come ho già detto, si avverte all’interno della stessa organizzazione degli industriali, la spaccatura vede la piccola e media industria appoggiare l’attuale esecutivo, mentre la grande, la sinistra. Stranezze italiane… Questo contribuisce ad aumentare ulteriormente le perplessità dell’elettore. Per chiarirsi le idee negli ultimi giorni, in rete, si trovano una serie di test a cui basterà rispondere per essere accostati all’area politica di “pertinenza”. Il funzionamento è semplice; dopo aver risposto, vi basterà attendere la rielaborazione delle vostre risposte per arrivare al risultato. Se anche voi non sapete per chi votare, vi basterà cliccare qui, qui e qui per provare.  

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categoria:economia, finanza, elezioni, partiti, estremisti, politikamente scorretti
sabato, 18 febbraio 2006

La sinistra, da sempre, ci ha abituati ad un continuo fermento che ha visto sin dai tempi del vecchio partito comunista una serie infinita di scissioni. Sono nati i socialisti dissidenti, poi i DS, poi i Comunisti Italiani e ancora Rifondazione Comunista, per focalizzare solo la storia più recente. Queste scissioni hanno visto  Una grande fetta di elettorato di sinistra, staccarsi e avvicinarsi verso posizioni più moderate, al punto da diventare forza di governo, vedi i socialisti di Craxi. Il partito di Bertinotti sembra aver intrapreso la stessa strada: lasciare quelle posizioni più estreme per sedersi assieme ai compagni o presunti tali dei DS e dei  CI. Questo allontanamento delle posizioni più radicali, ogni volta lascia una coda di delusi che sommati ai disobbedienti, no global, no tav, no ponte e altre frange più estreme raggiungerebbero, forse, quel 2% utile per superare lo sbarramento della quota proporzionale. Chi lo raccoglierà qualora RC abbandoni quelle posizioni? Attualmente non c’è un’altra forza estrema in grado di accaparrarsi quei consensi, ma c’è il solito fermento che non si è mai chetato. Le improvvide dichiarazioni di Ferrando, peraltro si è solo focalizzato l’aspetto che riguarda l’attentato ai militari italiani, tralasciando a mio modo di vedere la parte più cruenta che parla di non riconoscere lo stato israeliano, sembrano voler dare un segnale a quelle forze che non hanno più un interlocutore politico o semplicemente non si rispecchiano più in RC.  Forse dobbiamo abituarci all’idea di un nuovo partito di estrema sinistra che nascerà sotto la guida di Ferrando? Può darsi, i segnali lo lasciano intuire, intanto quelle idee e quelle forze, continuano a rimanere all’interno dell’Unione, mescolati con i più moderati della margherita, dei socialisti e della parte più moderata dei DS, ma  se ci sarà la scissione, per come credo, avremo modo di conoscere i loro nomi e le loro facce e scopriremo che la grande coalizione li aveva tenuti nel suo grembo.

domenica, 12 febbraio 2006

Perle di saggezza politica, così potremmo definire le idee programmatiche sulla futura carriera politica in Rifondazione Comunista e all’interno dell’Unione del disobbediente Caruso: poche idee ma buone. Ieri ad un’intervista nel programma “Controcorrente” di Sky24 condotto Corrado Formigli, le ha voluto esporre con chiarezza, il primo obiettivo è quello di sequestrare la barca di D’Alema e con il ricavato garantire un reddito ai disoccupati, poi passa ai beni di Berlusconi, al quale vorrebbe confiscare i 14mila miliardi guadagnati negli ultimi 5 anni.  Con quest’ultimi risolverebbe la vita a molti disoccupati, come dargli torto. Parole che esprimono una chiara connotazione politica di stampo “robinhoodiana”, l’arricchimento del “compagno” D’Alema non va proprio giù ai disobbedienti che si sentono oltremodo traditi da un personaggio che in passato ha usufruito dei loro voti, ma che oggi non ha proprio nulla a che spartire con la sinistra radicale, anzi, il più delle volte è stato promotore di una politica liberale e liberista e al bisogno non ha esitato a fare macelleria sociale. Il giovane leader dei disobbedienti, ogni volta che ha modo di esprimere il suo pensiero non esita a mostrare tutte le sue capacità oratorie, oltre che l’acume politico che lo contraddistingue dagli altri alleati. Ecco una breve sintesi di perle di saggezza ricavati dal blog di Mikereporter: «Fanno bene, Fassino e Prodi e tutti gli altri, ad aver paura della mia candidatura. Perché sarò un virus che metterà in discussione i loro privilegi». «Meglio essere uno di Hamas all'italiana, che un Mastella alla palestinese. Il kamikaze, in fondo, è una forma di disperazione sociale». Vere e proprie perle di saggezza politica, chissà durante la sua vita parlamentare quante altre ne conierà.  

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categoria:politica, partiti, no global, estremisti
venerdì, 04 novembre 2005

E’ doveroso esprimere solidarietà a Cofferati.

E’ doveroso incitare Cofferati a proseguire nella sua opera, nella sua battaglia per la legalità. Il grave fatto accaduto dimostra come alcune frange estremiste siano pronte a tutto pur di preservare quel sistema di illegalità in cui vivono e del quale si avvantaggiano.

postato da: kingzac alle ore 09:10 | Permalink | commenti (1)
categoria:estremisti