Mancano ormai pochi giorni alla fatidica data del 9 aprile. Mai come questa volta, l’indecisione dell’elettore è stata così accentuata. Il governo di centro-destra ha creato molte divisioni nel Paese, è riuscito persino a spaccare Confindustria, i grossi industriali si sono schierati con l’Unione, i piccoli con la Cdl. Un tempo si diceva: quando i “padroni” si lamentano con il governo è perché questo tiene le parti degli operai. E’ così anche oggi? I sindacati naturalmente sostengono di no, allora perché i potenti non si schierano con Berlusconi? La legge 30 rispetta la richiesta degli industriali, ha liberalizzato il lavoro togliendo lacci e laccioli a chi ha bisogno di manodopera, tant’è che può stipulare contratti di soli 3 mesi e senza nessuna garanzia di rinnovo. Applicando, a dire la verità una regola di flessibilità esasperata che in Italia è sempre esistita ma, mai nessuno, in passato lo ha denunciato. Mi riferisco ai tanti precari supplenti che esistono nella scuola. In quel caso, si stipulano contratti di soli 15 giorni, senza nessuna garanzia e senza nessuna possibilità di riconferma. Forse la grande industria non è contenta di questo regalo che vede il dipendente trattato come una merce? Gli operai sicuramente non lo sono, le stesse forze di sinistra hanno condannato questa flessibilità esasperata e continuano a chiedere l’abolizione del precariato di massa in favore di maggior sicurezza lavorativa. Ci troviamo in perfetta sintonia, un giovane deve poter permettersi di formare una famiglia senza rischiare di ritrovarsi disoccupato dopo pochi mesi. Ma, la cosa, che in questi giorni sta lasciando perplessi gli italiani, riguarda l’accordo che vede da un lato i poteri forti dello Paese con a capo la grande industria, dall’altro l’Unione che vanta tra le fila proprio quella sinistra che si è opposta con forza alla riforma del lavoro che come noto ha a capo Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e lo stesso correntone populista diessino. Non v’è dubbio che ci sia un po’ di perplessità, nel vedere mano nella mano il padrone e l’operaio, a meno che i potenti non cercano una sorta di pax sindacale per poter fare tranquillamente, come in passato, i loro interessi. Ricordo ancora, con rabbia, i fiumi di denaro pubblico che inondavano l’industria privata, bastava solo un minimo accenno alla cassa integrazione, per aprire i rubinetti. Tutto questo, acutizza, l’incertezza, dell’elettore, addirittura per la prima volta, i votanti di sinistra, iniziano a storcere il naso, stufi di turarselo, e paventano per la prima volta la possibilità di astenersi. L’incertezza dunque è il vero “lite-motive” di questa campagna elettorale. Come ho già detto, si avverte all’interno della stessa organizzazione degli industriali, la spaccatura vede la piccola e media industria appoggiare l’attuale esecutivo, mentre la grande, la sinistra. Stranezze italiane… Questo contribuisce ad aumentare ulteriormente le perplessità dell’elettore. Per chiarirsi le idee negli ultimi giorni, in rete, si trovano una serie di test a cui basterà rispondere per essere accostati all’area politica di “pertinenza”. Il funzionamento è semplice; dopo aver risposto, vi basterà attendere la rielaborazione delle vostre risposte per arrivare al risultato. Se anche voi non sapete per chi votare, vi basterà cliccare qui, qui e qui per provare.