mercoledì, 21 marzo 2007

Bisogna ammettere che il quotidiano Il Giornale aveva ragione quando sosteneva che esistevano le foto che riprendevano Sircana mentre si apprestava ad approcciare un trans. Per carità i gusti sono gusti, non voglio entrare nel merito, piuttosto voglio puntare il dito sulla censura che immediatamente ha colpito tutti i media italiani, eccetto il Giornale. La cosa che mi ha lasciato perplesso è il comportamento del Corriere della Sera, da sempre considerato il quotidiano di riferimento per il giornalismo italiano, che ha speso 100 mila euro per acquistare le foto incriminate e alla fine le ha tenute chiuse in un cassetto. Un tentativo censore con l’intendo di   salvare la faccia a Sircana e di conseguenza al governo? Probabilmente no, ma a volte a pensar male si fa peccato, ma a volte… Oggi sono gli stessi giornalisti della redazione con una lettera a chiedere chiarimenti al direttore.  Non sarebbe male se questa vicenda venisse presa a pretesto per sostituire il fazioso Mieli da sempre schierato senza farne mistero con Prodi e con il suo governo. Un quotidiano importante come il Corriere non può pendere da nessuna parte; deve mantenere l’obiettività. Per quanto mi riguarda ho smesso da tempo di leggere il quotidiano milanese, preferisco l’informazione libera di internet, molti italiani per fortuna fanno lo stesso. Chissà forse un nuovo direttore potrebbe restituire il ruolo di prestigio che compete al corrierone.
Concludo ritornando a Sircana e alla gogna mediatica che lo ha visto protagonista, prima di lui Salvo Sottile, poi assolto ma che aveva avuto la dignità di dimettersi. Lo spilungone bolognese invece resiste. In effetti, non c’è nulla di grave nell’approcciare un trans, fa sorridere è che questo gesto stava per mandare a puttane il governo!

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venerdì, 23 febbraio 2007
Ancora una volta è stato Max “baffino” D’Alema a decidere le sorti del governo Prodi, si ancora lui, lo afferma persino Massimo Cacciari che si è lasciato scappare: “Il capolavoro l'ha fatto quel Dio della politica che è D'Alema andando ad annunciare ai quattro venti che se il governo non raggiungeva la maggioranza si andava a casa. Dopo la vittoria alle elezioni i soloni della politica, i grandi strateghi... hanno costruito i loro teoremi pensando che una maggioranza risicata bastasse a garantire stabilità.”  Parole pungenti del filosofo Cacciari, che oltre a far riflettere fanno capire che il “grande vecchio” continua ad essere sempre il “baffino” e che Prodi, e l’intero governo, sono caduti per la sua dichiarazione. A questo punto mi verrebbe de chiedergli: Ministro, ma forse non era il caso che si dimettesse solo Lei, se non altro per aver fatto male i conti? Si perché solo uno sciocco può pensare che D’Alema aveva fatto quella dichiarazione senza essere sicuro dei fatti propri, ma evidentemente aveva fatto i conti senza l’oste! Povera Italia…
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venerdì, 02 febbraio 2007
Il quotidiano La Sicilia di Catania per descrivere i retroscena e i dubbi circa l’affaire Alitalia ha utilizzato i titoli dei maggiori quotidiani italiani. E' strano come l'Alitalia che ha 1.026 milioni di debiti e una flotta vecchiotta che ha bisogno di un altro miliardino per essere rinnovata, come osserva «Il Sole-24 Ore», abbia tanti pretendenti alle nozze.  Mentre il «Corriere della Sera» avverte in un articolo dal titolo «Ora la politica non salga a bordo» che «la politica ha già dimostrato di non saper far volare gli aerei, né a destra, né a sinistra. Dalla compagnia di bandiera ha estratto favori elettorali, privilegi, voti e qualcosa da sventolare di tanto in tanto, ma ha fallito assieme ai sindacati e ai tanti management. Non può riprovarci». Non è stata più tenera «La Stampa» di Torino, in un articolo di Augusto Minzolini con titolo esemplare «L'Alitalia? Batterà bandiera del partito democratico». E spiega con l'aiuto dell'esperto on. Egidio Pedrini di Italia dei valori: «Carlo Toto, amico di D'Alema, è diventato patron di AirOne, indebitata sino al collo, ma protetta da banchieri del calibro di Geronzi (Capitalia) e Passera (banca Intesa). Se il topolino AirOne punta a prendersi il gigante Alitalia, lo fa solo per risolvere i suoi guai. Dall'altra parte ci sono in corsa De Benedetti, Della Valle e i fondi americani. Alla fine finirà che Toto (D'Alema, ma anche Bazoli) si metterà insieme a De Benedetti-Della Valle (i mecenati delle new-generations ulivista Veltroni-Rutelli). Così saranno tutti contenti, un'altra Telecom. E il partito democratico, anche se non ancora nato, avrà presto la sua compagnia di bandiera con dentro gli amici di Prodi, di D'Alema, di Veltroni e di Rutelli. In fondo non potrebbe essere altrimenti visti i vincoli contenuti nel bando di vendita: chi compra deve avere influenza sul quadro politico, chiamiamola capacità di lobbing, che gli consenta se necessario di allentarli in un secondo momento per non trasformare un'avventura in una tragedia». Insomma un altro pezzo dello Stato, proprio come avvenne con l’IRI, sarà ceduto alla “finanza amica” e ancora una volta a dirigere la partita in apparente silenzio c’è ancora lui, Romano Prodi. Ma prima di concludere la missione non è mancata la solita missione mediatica “prepariamo l’opinione pubblica”; tant’è che da diversi mesi continuano a ribadirci in una sorta di tamburo battente che l’Alitalia è un carrozzone per il Paese: sono più le perdite che i guadagni. Dunque  ci viene quasi spontaneo, poiché ci liberano di questa zavorra, ringraziare questi maghi “sciocchi” della Finanza italiana, ovviamente è ironico!
sabato, 13 gennaio 2007
Il governo attraverso il ministro Damiano ha annunciato un’accelerazione della riforma del TFR per i dipendenti statali e l’introduzione della norma beffarda del silenzio/assenso, vera trappola per i dipendenti. Per la scuola esiste da qualche anno il fondo pensione di categoria denominato ESPERO, ma a quanto pare fatica a decollare. Un esempio concreto viene da una scuola della mia citta, a fronte di 400 impiegati circa, vi hanno aderito solo in 4.  La fretta del Ministro del Lavoro Damiano ci lascia perplessi, ma dalla lettura della sua biografia [link] si legge: “Ha curato la costituzione del primo Fondo pensione complementare dei lavoratori metalmeccanici, Cometa, assumendo la Presidenza del Consiglio di amministrazione nella fase iniziale.” Conflitto d’interessi?
giovedì, 04 gennaio 2007
Sono successe molte cose in questo periodo di feste natalizie; provo ad evidenziare quelle, a mio modo di vedere, più significative. Dunque iniziamo dalla politica estera quindi dall’impiccagione di Saddam, ha sconcertato il mondo intero la diffusione delle immagini dell’impiccagione del tiranno, ma ha sconcertato ancor di più il falso sconcerto espresso da molti leader politici mondiali e nostrani. Ritorniamo in Italia: è stata varata la Finanziaria che ha regalato agli italiani un bastione carico di nuove tasse: bolli auto, ticket sanitari, aumento dei biglietti dei treni, pedaggi autostradali, giusto per citarne alcuni; proprio per questo non sono mancate le solite polemiche politiche, anche perché forse aumentare le tasse non era così necessario. La scienza poi annuncia scoperte sensazionalistiche, lo fa l’Università di Washington, dove i ricercatori  hanno individuato in quale parte del cervello si annida la sfera di cristallo che prevede il futuro, dunque in ognuno di noi si annida un mago Do Nascimento? Mah! Il 2007 inoltre si è aperto con le ormai immancabili minacce di Mahmoud Ahmadinejad, questa volta vuole prendere a schiaffi l’intero Occidente. Ma la notizia degli ultimi giorni che sta facendo accapigliare il mondo politico riguarda il  boom delle entrate fiscali. La stretta sulla spesa pubblica hanno spinto il fabbisogno dello Stato al livello di 35,2 miliardi di euro nel 2006. Il dato segna una netta riduzione rispetto ai circa 60 miliardi di euro dell'anno precedente. Prodi ne rivendica i meriti, Berlusconi altrettanto. Ma chi ha ragione? Forse proprio quest’ultimo, se non altro perché a produrre questo effetto è stata la Finanziaria del 2005, peraltro gli stessi Padoa Schioppa e Giorgio Benvenuto dei DS gliene riconoscono i meriti, ma Prodi, niente! Siamo sicuri però che questo dato sia salutare per il Paese? Probabilmente per i conti sì, ma è giusto ricordare che per il cittadino ha significato: tagli alla spesa pubblica ovvero sanità, scuola, enti locali e tutto ciò che concerne lo stato sociale. Se non ricordo male era proprio quello che la sinistra di opposizione rimproverava a Tremonti, perché oggi ne rivendicano i meriti?
venerdì, 15 dicembre 2006

Cinque anni passati all’opposizione ad accusare Berlusconi e i suoi di promuovere leggi ad personam come la cosiddetta salva Previti, e in soli pochi mesi di governo varano l’indulto che, oltre a salvare Previti, scarcera migliaia di detenuti che, come per magia rimette  la maggior parte di loro nella condizione di ritornare a delinquere! Ma tra le pieghe della Finanziaria il governo, che ha predicato bene, ma a quanto pare razzola male, anzi malissimo, ha introdotto una norma di pochissime righe che mette a rischio metà dei processi per reati contro l'amministrazione. Per la Corte dei Conti è un vero e proprio «colpo di spugna» per i processi sui reati contabili. Per il presidente della Commissione giustizia del Senato, il ds Cesare Salvi, è una «norma inaccettabile, da eliminare». Un provvedimento ad personam, «peggiore dell’ex Cirielli» aggiunge il suo vice Roberto Manzione della Margherita. Questo è l’ultimo pasticcio della Finanziaria, la norma di appena tre righe è contenuta al comma 1346. Stranamente però i girotondini, i vari Santoro, Biagi e le altre teste di legno tacciono, anzi, continuano a perseguitare altri fantasmi pur di distogliere l’attenzione delle nefandezze contenute in una delle leggi Finanziarie più disastrose dal dopoguerra!

sabato, 09 dicembre 2006

Ieri pomeriggio al passaggio del Papa Benedetto XVI in via Tomacelli a Roma, è stato compiuto un gesto di cattivissimo gusto: dalla finestra della redazione del quotidiano “Il Manifesto”, qualcuno ha avuto la simpatica idea di lanciare volantini che riportavano la scritta “lasciaci in pacs”, con tanto di foto di un pastore tedesco con il volto del Pontefice. Questo atto, oltre ad essere offensivo nei confronti dell’uomo che esercita il ministero Pietrino in terra, è un ulteriore sintomo dello strisciante anticlericalismo che caratterizza ormai l’Italia da diverso tempo.  Stupisce come certi personaggi (giornalisti?) soliti a riempirsi la bocca con parole di libertà, democrazia e rispetto per il diverso, manifestino in modo così squallido e poco costruttivo la loro idea di società.  Davanti alle forze dell’ordine che si sono precipitate al piano della finestra incriminata, il direttore de Il Manifesto, Gabriele Polo, ha dichiarato: «Sono partiti dal quinto piano ma non so da chi, non lo voglio sapere e se lo sapessi non lo direi». Sembrerebbe una tipica risposta degna di un personaggio uscito dal romanzo di Mario Puzo.

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mercoledì, 15 novembre 2006

Dagli ultimi dati economici è emerso che la cura del governo non è affatto salutare, infatti, la nostra economia si è mossa al rallentatore nel terzo trimestre del 2006. Tra luglio e settembre il Pil è cresciuto dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti, esattamente la metà rispetto all'aumento dello 0,6% registrato tra aprile e giugno.
La Spagna
nostro diretto concorrente invece continua la sua crescita, mentre cattive notizie arrivano dagli Stati Uniti, nostro principale riferimento, dove la crescita dello stesso periodo è stata inferiore alle previsioni. Tuttavia ci possiamo consolare anche con altri Paesi europei (Germania e Francia) che a quanto pare hanno subito lo stesso rallentamento, ma la cosa che più mi preoccupa riguarda l’imponente taglio del cuneo fiscale voluto dal governo a scapito dello stato sociale, i Paesi che si sono avventurati in questa scelta (Svezia se non ricordo male) hanno dovuto fare mea culpa perché si è dimostrato un vero e proprio fallimento!

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categoria:politica, economia, governi
martedì, 14 novembre 2006

Un governo incapace persino di conoscere gli effetti di una legge da lui stesso varata! E’ triste ammetterlo, ma è così! Purtroppo, a quanto pare, l’indulto ha rimesso in libertà il doppio dei detenuti preventivati, una vera e propria vergogna. A dirlo non sono certamente io, ma una missiva inviata in commissione Giustizia di palazzo Madama, che aveva chiesto chiarimenti sugli effetti dell'entrata in vigore delle norme.  
Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha comunicato "che al 1 agosto 2006, data di entrata in vigore della legge n.241 del 31 luglio 2006, sarebbero usciti dagli istituti penitenziari per adulti in conseguenza del provvedimento d'indulto, 12756 detenuti".
La missiva del ministero della Giustizia aggiunge: "Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha comunicato che alla data del 9 novembre 2006 sono usciti dagli istituti penitenziari per adulti, in conseguenza del provvedimento d'indulto, 24.543 detenuti, cui va aggiunto il numero dei soggetti usciti dal carcere per misure alternative alla detenzione, pari a 4.964" unità.
Prodi si è apprestato a smentire i dati, in realtà temo che sa contare meglio chi praticamente ha rimesso in libertà i detenuti, vale a dire il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e non chi non è capace neanche di prevedere gli effetti di una legge da lui stesso emanata!

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categoria:politica, governi
sabato, 04 novembre 2006

Il governo ha deciso di scagliarsi anche contro le emittenti locali, infatti, a margine della Finanziaria è arrivata la brutta sorpresa. Nell'emendamento presentato martedì sera in Commissione bilancio della Camera all'articolo 53 della Legge Finanziaria il ministero dell'Economia propone un elenco dettagliato di tagli che per il settore dell'emittenza locale ammontano a 13 milioni 612 mila euro nel 2007, 15 milioni 168 mila nel 2008 e 14 milioni 586 mila euro nel 2009. Tagli che getterebbero nel baratro le emittenti locali e che ne decreterebbe il definitivo oscuramento, in barba al pluralismo e alle attenzioni delle problematiche locali. Ad onor del vero va detto che talvolta le piccole televisioni servono solo a mediare pubblicità al punto da essere completamente prive di contenuti significativi. Tuttavia ciò non ne giustifica l’oscuramento, semmai sarebbe più opportuno incentivarne la qualità attraverso finanziamenti ad hoc.

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categoria:politica, tv , coerenza, governi
giovedì, 05 ottobre 2006
In questi giorni ci stiamo occupando della legge Finanziaria evidenziando gli aspetti positivi, ma senza trascurare (come si fa sempre in questi casi) quelli negativi. Leggendo tra le pieghe della legge, si scopre che tra i tantissimi tagli ce n’è uno che forse è il caso di ripristinare: il cinque per mille che la precedente legge Finanziaria (Legge 23 dicembre 2005 n. 266, articolo 1, comma 337) aveva previsto per l'anno 2006, a titolo sperimentale. Si trattava della destinazione, in base alla scelta del contribuente, di una quota pari al 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche a finalità di sostegno del volontariato, onlus, associazioni di promozione sociale e di altre fondazioni e associazioni riconosciute; finanziamento della ricerca scientifica e delle università; finanziamento della ricerca sanitaria; attività sociali svolte dal comune di residenza del contribuente. Non si capisce se il taglio è frutto della logica del “cancello tutto ciò che hanno fatto gli altri” oppure se è una semplice distrazione, sta di fatto che gli enti non profit e gli istituti di ricerca non potranno più contare nell’aiuto dei contribuenti che peraltro avevano dimostrato di apprezzare la legge.  
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mercoledì, 04 ottobre 2006


Sale alla ribalta in rete una modifica imprevista e poco nota, quella all'articolo 65 della legge sul diritto d'autore. Una modifica che può cambiare anche la vita dei siti?
Roma - Il primo segnale che qualcosa di imprevisto sul diritto d'autore fosse stato posto nella Finanziaria è arrivato da un lettore del blog Wittgenstein che in un post [cfr. http://www.wittgenstein.it/post/20061002_82057.html ] spiega come l'articolo 32 del collegato alla Finanziaria cambia le carte in tavola per quanto riguarda articoli di riviste o giornali.

L'articolo si riferisce alla normativa sul diritto d'autore e recita:
"1. All'articolo 65 della legge 22 aprile 1941, n. 633, dopo il comma 1, è aggiunto il seguente:
I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali, devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti. La misura di tale compenso e le modalità di riscossione sono determinate sulla base di accordi tra i soggetti di cui al periodo precedente e le associazioni delle categorie interessate.
Sono escluse dalla corresponsione del compenso le amministrazioni pubbliche di cui al comma 2 dell'articolo 1 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29.

Come sottolinea nel suo blog Massimo Mantellini [cfr. http://www.mantellini.it/2006_10_01_archivio.htm#115982399404434009 ], l'attuale articolo 65 recita qualcosa di ben diverso:

1. Gli articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso, pubblicati nelle riviste o nei giornali, oppure radiodiffusi o messi a disposizione del pubblico, e gli altri materiali dello stesso carattere possono essere liberamente riprodotti o comunicati al pubblico in altre riviste o giornali, anche radiotelevisivi, se la riproduzione o l'utilizzazione non è stata espressamente riservata, purché si indichino la fonte da cui sono tratti, la data e il nome dell'autore, se riportato.

All'apparenza, dunque, si tratta di una modifica sostanziale che potrebbe riguardare moltissime diverse attività. Come scrive il lettore che ha "scoperto" la novità: "È vero che alcuni giornali ripubblicano articoli altrui ma, laddove altrui abbia da ridire, esiste già una tutela normativa, no? A che serve questo articolo? Non capisco. È un semplice rimpiazzo della versione che chiamava rassegne stampa quello che qui è detto articoli di riviste o giornali? O serve per internet?"

Daniele Minotti, giurista esperto di cose della rete, nel suo blog getta acqua sul fuoco [cfr. http://www.minotti.net/2006/10/il-prezzo-delle-riproduzioni.html ]: "(...) nella forma non cambia molto. Nel senso che i limiti alla riproduzione rimangono, ma per riprodurre (ove consentito) occorre pagare. Il che, però, frustra lo spirito dell'art. 65 che, pur con determinati limiti, è quello della diffusione e dell'elaborazione del sapere mediante citazione.
Detto ciò, mi sembra che Internet, di per sé, non possa essere classificata come rivista o giornale. I blogger, dunque, abbandonino subito eventuali sogni di ricchezza".

Rimane da chiedersi cosa accadrà ad un webmaster o ad un blogger che voglia riprodurre sul proprio sito un articolo di giornale per nessun altro proposito che la condivisione dell'informazione e della conoscenza.
da http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1678134
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categoria:politica, nefandezze, governi, politica e interessi economici
domenica, 01 ottobre 2006

Il Censis elaborando i dati Istat, dei ministeri della Salute e Giustizia e della Caritas ha fornito la dimensione quantitativa di alcune tipologie di disagio. Il nostro Paese conta 3.028.000 poveri (coloro che si collocano al di sotto della povertà assoluta); 917.000 disoccupati da lungo tempo; 147 mila minorenni sfruttati nel mondo del lavoro. Dal versante sanitario, il Censis segnala: 1.430.000 invalidi motori; 973 mila fra sordi e sordomuti: 643 mila malati di Parkinson, di Alzheimer, di epilessia e di perdita della memoria; 544 mila malati di tumore; 475 affetti da insufficienza mentale; 353 mila non vedenti; 50.271 malati di Aids.

Consistente anche il gruppo delle persone con difficoltà legate a relazioni sociali: 1.600.000 alcolisti; 223 mila minorenni emarginati; 160 mila tossicodipendenti; 80 mila prostitute; 55.670 detenuti; 20.387 con disagi abitativi.

Rispetto alle principali tipologie di disagio è la tossicodipendenza che preoccupa di più gli italiani poiché è richiamata dal 58,6% degli intervistati, seguita dall'Aids (41,1%), dalla disoccupazione di lunga durata (26,3%), dalla marginalità minorile (20,3%) dalla prostituzione (17,8%) e dalla povertà economica (15,2%). Questa Finanziaria riuscirà ad alleviare la sofferenza a queste famiglie? Di sicuro non possiamo dirlo, ma di certo possiamo notare che si preoccupa di dare una mano alla FIAT togliendogli dal “groppone” i cassaintegrati, facendoli poi gravare sulla collettività. In questo modo  ripristina quell’antica pratica dell’aiuto statale all’industria automobilistica italiana che tanto controproducente era stato in passato.
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categoria:politica, economia, finanza, governi, politica e interessi economici
lunedì, 25 settembre 2006

Chi lo avrebbe mai detto che il tanto bistrattato “bonus” in busta in cambio del rinvio della pensione d’anzianità, avrebbe riscosso un tale successo? Probabilmente nessuno; tant’è che sindacati e opposizione pensando di interpretare il pensiero dei lavoratori si misero di traverso e accusarono il precedente governo di voler negare agli operai il diritto di pensione, e invece si sbagliarono, e pure di grosso. Lo dimostrano i dati diffusi dall’Inps. Tra ottobre 2004 e settembre 2006, l'Istituto ha ricevuto 82.288 richieste di “bonus” e ne ha accolte 73.787. L'analisi delle domande rivela una schiacciante prevalenza degli uomini (88,58%) sulle donne (11,42%), un fenomeno facilmente comprensibile. Le signore preferiscono andare in pensione prima per dedicarsi di più ai nipotini e aiutare i figli nella loro crescita.  Va ricordato che il rinvio del pensionamento interessa le pensioni di anzianità (basate sui contributi) e non quelle di anzianità (basate sull'età). Il bonus, infatti, fu istituito per evitare l'abbandono del lavoro in età ancora valida. Ma vediamo nel dettaglio il dato emanato dall’Istituto di Previdenza: Il 14,17% delle domande accolte riguarda lavoratori con reddito di 20-40 mila euro. Seguono i lavoratori con redditi superiori ai centomila euro (8,53%). Le richieste di restare al lavoro vedono al primo posto i dipendenti dell'industria (43.747 domande accolte), seguiti da quelli del commercio (12.883 domande) e del credito (9.385 domande accolte). Probabilmente se non fossero stati diffusi dati allarmanti, peraltro infondati, sul rischio della scomparsa delle pensioni, probabilmente in certi settori non si assisterebbe alla fuga dal lavoro.

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categoria:politica, sindacati, pensioni, governi
giovedì, 21 settembre 2006

Si sa i periodi bui prima o poi toccano a tutti, forse questo per il nostro presidente del Consiglio è il più buio in assoluto. In questi giorni infatti è attaccato dai suoi stessi compagni di coalizione per diversi motivi: dichiarazione unilaterale di stop all'embargo delle armi in Cina, che ha visto una vera e propria alzata di scudi da parte dei Verdi, Radicali e Rifondazione, ma anche dei Ds; nell'occhio del ciclone per la vicenda Telecom, che ha registrato le dimissioni del suo consigliere economico. L'incontro con il presidente iraniano Ahmadinejad (aprendo così una "questione di opportunità", dopo gli attacchi del mondo islamico al Papa e tardiva anche sulla questione nucleare visto che l'Iran aveva già deciso di rivedere la posizione e di fare qualche passo indietro). Un inizio di anno parlamentare davvero da brividi. E se consideriamo che ad attenderlo c'è anche il varo della legge Finanziaria, dove già si registrano numerosi malumori e scissioni di partiti e partitini (vedi Italia dei Valori, che mette il governo in minoranza al Senato) si capisce che il prosieguo del governo dell’Unione non sarà per niente facile. Ma Prodi pur consapevole di camminare sul filo del rasoio, e a piedi scalzi, non vuol sentire parlare di crisi anche se le crepe all'interno della coalizione sono troppe e in qualche caso iniziano a diventare vere e proprie voragini!

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