Il Paese, mai come oggi, ha bisogno di equilibrio, moderazione e del contributo di tutte le forze politiche per uscire da questa empasse. Gli industriali invocano un nuovo patto costituente, per riflettere sulla situazione economica nazionale e soprattutto sulla liberalizzazione economica e in competitività, ma che nel contempo, non trascuri il fattore umano e la libertà dell’individuo stesso. C’è bisogno di tutti, nessuno escluso, ma mai come in questi anni però, gli schieramenti politici sono stati così divisi e distanti. E’ stato, e continua ad essere, un vero scontro frontale senza esclusione di colpi. La campagna elettorale è stata impostata, non sui programmi, ma sui veleni; dove si è assistito alla scesa in campo di tutta la gendarmeria armata, sia di destra che di sinistra, con lo scopo di demonizzare l’avversario. Questo clima di odio, ha fatto scomparire dai dibattiti i problemi del Paese e le idee programmatiche per risolverli. Non si è mai discusso di meridione, e del problema/opportunità che porta con sé. E’ stato il grande assente, nel dibattito televisivo che ha visto contrapposti Prodi e Berlusconi. E continua a non essere dibattuto neanche dagli altri leaders politici. L’attenzione è tutta puntata sullo stallo economico del nord. E dire che oggi il sud potrebbe rappresentare la vera scommessa. A differenza delle industrie, le bellezze paesaggistiche, non possono subire una delocalizzazione forzata e non rischiano di essere “clonate” da stati concorrenti. Con le dovute attenzioni ed un rilancio del turismo e dell’agricoltura, potrebbe rappresentare il punto di partenza per la ripresa economica del Paese. Ma gli schieramenti, nei dibattiti, preferiscono parlar d’altro, l’argomento principale è: l’insulti e l’odio… In questo bailam, ad intorbidere le acque già torbide di loro, si è inserito il gruppo anti Berlusconiano, capeggiato dall’ormai celebre Diego Della Valle. Per dovere di cronaca, ricordiamo che è anche un importante azionista del Corriere della Sera, quotidiano che giorni fa, in un editoriale del suo Direttore Mieli, invitava, appunto, a votare per l’Unione. Un vero gruppo di potere dentro Confindustria, contrapposto al governo che sponsorizza senza esitare Prodi e i suoi compagni. Questo conflitto, tra l’imprenditore delle scarpe e Berlusconi, continua a tenere banco, distogliendo l’attenzione su quelli che sono i veri problemi dell’Italia. Ma, dopo questa introduzione, ritorniamo al grande assente: il Mezzogiorno. Proviamo ad ipotizzare le ricadute che avrà qualora fosse realizzata l’idea di Prodi di diminuire di 5 punti percentuali il cuneo fiscale, pari a 20 mld di Euro, solo nel primo anno di governo. Ad usufruirne, oltre che le aziende, saranno i lavoratori, ma il mancato introito di una cifrà così considerevole, quali ricadute avrà per il Paese? Da un’analisi, non molto approfondita, è subito evidente che mancherebbero i fondi per la previdenza, con il conseguente rischio che gli enti che si occupano di pensioni e di stato sociale, subiscono un vero e proprio collasso. Gli economisti del centro-sinistra, per rimediare, contano di recuperando le somme, in parte con la tassazione delle rendite finanziarie, in parte su un ipotetico recupero dell’evasione fiscale e su i tanto contestati tagli alle spese. Ma il Paese sarà chiamato a qualche altro importante sacrificio: dovrà anche fare a meno di qualche importante infrastruttura come il ponte di Messina, guarda caso collocato proprio nel Mezzogiorno! Ma i sacrifici richiesti all’area depressa si limiteranno solo a questo? Certo che no! In un’analisi dettagliata emerge che l’abbassamento di 5 punti del cuneo fiscale, porterà indubbio vantaggio alle aziende che come sappiamo, e guarda caso, sono concentrate nell’area più ricca del Paese. I lavoratori che ne trarranno maggiore vantaggio, visto il rapporto di occupazione 1/2 al nord e 1/4 al sud, guarda caso saranno sempre al nord, ma al sud cosa andrà? Le briciole, forse… Le premesse non sono certo incoraggianti. Altro che riduzione del dualismo, Prodi e compagni, il sud, lo vogliono allontanare ancora di più dal resto del Paese! Allora, per finire, cari lettori meridionali, vi invito, qualora vincesse l’Unione, di non seguire l’esempio di Umberto Eco che se dovesse vincere la Cdl si trasferirebbe all’estero, a voi basterà fare meno strada, potrete spostarvi da Bologna in su.