sabato, 10 marzo 2007

Questo doveva essere il governo del rilancio della scuola italiana, almeno a parole. Invece oggi stiamo constatando che le promesse in realtà non erano altro che chiacchiere elettorali! Dopo l’allarme lanciato dai sindacati e genitori della regione Emilia Romagna [link] e quelli della Liguria [link], circa il taglio del tempo pieno e delle risorse alla scuola, al coro si sono aggiunti i toscani [link]. I segretari provinciali di Flc Cgil, Cisl Scuola, e Uil Scuola, in un comunicato congiunto hanno denunciato i pesanti tagli di “Fioroni Mani di Forbice” (slogan coniato dai COBAS-Scuola [link]che in tempi non sospetti avevano denunciato le intenzioni del governo) nel documento si legge: sono stati effettuati tagli agli organici del personale docente su tutto il territorio nazionale. Tagli che per la Toscana, e per la provincia di Firenze in particolare, risultano insostenibili, perché impediscono il normale svolgimento dell'attività scolastica, costringono i Collegi docenti e i dirigenti scolastici ad impostare “programmazioni orarie per la copertura del servizio restrittive, fantasiose e assolutamente inefficaci per l'utenza”. Rivendicazioni sacrosante, ma la cosa che ogni volta mi lascia perplesso è il ritardo che caratterizza l’azione dei sindacati che più che confederali ormai sembrano “governativi”.

I COBAS, quando i tecnici scrivevano la Finanziaria sotto dettatura di Padoa Schioppa & Co., già denunciavano la volontà politica di tagliare risorse alla Scuola. E’ mai possibile che tre organizzazioni del calibro di Cgil, Cisl e Uil non se ne accorgevano? O in realtà facevano finta di non accorgersene? Erano molto attenti invece alla legge di riforma del TFR, chissà come mai... Certamente se si fosse fatto uno sciopero in quel periodo forse la Scuola qualcosa avrebbe ottenuto. Indirlo per il 13 aprile a giochi già fatti, farà solo perdere una giornata lavorativa al comparto, con relativa perdita economica, e non si otterrà un bel niente! Bravi!

giovedì, 04 gennaio 2007
Sono successe molte cose in questo periodo di feste natalizie; provo ad evidenziare quelle, a mio modo di vedere, più significative. Dunque iniziamo dalla politica estera quindi dall’impiccagione di Saddam, ha sconcertato il mondo intero la diffusione delle immagini dell’impiccagione del tiranno, ma ha sconcertato ancor di più il falso sconcerto espresso da molti leader politici mondiali e nostrani. Ritorniamo in Italia: è stata varata la Finanziaria che ha regalato agli italiani un bastione carico di nuove tasse: bolli auto, ticket sanitari, aumento dei biglietti dei treni, pedaggi autostradali, giusto per citarne alcuni; proprio per questo non sono mancate le solite polemiche politiche, anche perché forse aumentare le tasse non era così necessario. La scienza poi annuncia scoperte sensazionalistiche, lo fa l’Università di Washington, dove i ricercatori  hanno individuato in quale parte del cervello si annida la sfera di cristallo che prevede il futuro, dunque in ognuno di noi si annida un mago Do Nascimento? Mah! Il 2007 inoltre si è aperto con le ormai immancabili minacce di Mahmoud Ahmadinejad, questa volta vuole prendere a schiaffi l’intero Occidente. Ma la notizia degli ultimi giorni che sta facendo accapigliare il mondo politico riguarda il  boom delle entrate fiscali. La stretta sulla spesa pubblica hanno spinto il fabbisogno dello Stato al livello di 35,2 miliardi di euro nel 2006. Il dato segna una netta riduzione rispetto ai circa 60 miliardi di euro dell'anno precedente. Prodi ne rivendica i meriti, Berlusconi altrettanto. Ma chi ha ragione? Forse proprio quest’ultimo, se non altro perché a produrre questo effetto è stata la Finanziaria del 2005, peraltro gli stessi Padoa Schioppa e Giorgio Benvenuto dei DS gliene riconoscono i meriti, ma Prodi, niente! Siamo sicuri però che questo dato sia salutare per il Paese? Probabilmente per i conti sì, ma è giusto ricordare che per il cittadino ha significato: tagli alla spesa pubblica ovvero sanità, scuola, enti locali e tutto ciò che concerne lo stato sociale. Se non ricordo male era proprio quello che la sinistra di opposizione rimproverava a Tremonti, perché oggi ne rivendicano i meriti?
venerdì, 15 dicembre 2006

Cinque anni passati all’opposizione ad accusare Berlusconi e i suoi di promuovere leggi ad personam come la cosiddetta salva Previti, e in soli pochi mesi di governo varano l’indulto che, oltre a salvare Previti, scarcera migliaia di detenuti che, come per magia rimette  la maggior parte di loro nella condizione di ritornare a delinquere! Ma tra le pieghe della Finanziaria il governo, che ha predicato bene, ma a quanto pare razzola male, anzi malissimo, ha introdotto una norma di pochissime righe che mette a rischio metà dei processi per reati contro l'amministrazione. Per la Corte dei Conti è un vero e proprio «colpo di spugna» per i processi sui reati contabili. Per il presidente della Commissione giustizia del Senato, il ds Cesare Salvi, è una «norma inaccettabile, da eliminare». Un provvedimento ad personam, «peggiore dell’ex Cirielli» aggiunge il suo vice Roberto Manzione della Margherita. Questo è l’ultimo pasticcio della Finanziaria, la norma di appena tre righe è contenuta al comma 1346. Stranamente però i girotondini, i vari Santoro, Biagi e le altre teste di legno tacciono, anzi, continuano a perseguitare altri fantasmi pur di distogliere l’attenzione delle nefandezze contenute in una delle leggi Finanziarie più disastrose dal dopoguerra!

venerdì, 01 dicembre 2006

Questa vergognosa Finanziaria tutela le pensioni d’oro, quelle che superano 5 mila euro al mese per intenderci, infatti salta il contributo di solidarietà pari al 3%. Lo prevede un emendamento del relatore alla finanziaria. Conseguentemente, è previsto un taglio alla tabella A, sotto la voce ministero dell' Economia, di 22 milioni per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009. Insomma come sempre e con l’avallo di Rifondazione Comunista ( supportata dai voti dei lavoratori e ceti più deboli) le classi più agitate vengono tutelate a scapito di: scuola, sanità, tagli ai comuni, aumenti bolli, mantenimento della riforma pensioni di natura maroniana, taglio deciso allo stato sociale. A questo punto è lecito chiedersi: ma RC da quale parte sta’?

domenica, 26 novembre 2006

Il quotidiano Libero di Vittorio Feltri ha colpito ancora: dopo aver anticipato la possibile scelta di Berlusconi di ritirarsi dalla leadership della Casa delle Libertà, pubblica un documento shock che riguarda una riunione a porte chiuse del Pdci intitolata: “ Il golpe di Diliberto”. Un presunto piano, smascherato sul più bello da Libero, che vedeva il leader maximo del Comunisti italiani “abbattere” il governo Prodi e da questo ricavarne maggiori benefici, per sé e per i suoi fedelissimi.
A quanto pare per compiere la missione il quotidiano Libero si è servito di vere e proprie spie degne del vecchio KGB; tant’è che l’azione si può definire una vera e propria missione di spionaggio politico. Diliberto e compagni dopo essersi resi conto che il presunto piano è stato reso noto, hanno immediatamente smentito e annunciato querele al Quotidiano. Feltri, proprio come nel caso Berlusconi, si è detto sicuro di quello che il suo giornale ha pubblicato. Se quanto pubblicato corrisponde a realtà, il governo Prodi ancora una volta è destinato a non dormire sonni tranquilli!

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categoria:politica, partiti, politikamente scorretti, partitocrazia
sabato, 24 giugno 2006

Noi di POLITIKAMENTE non abbiamo voluto affrontare nel dettaglio la questione referendum, se non attraverso una piccola parentesi che descriveva l’evanescenza delle motivazioni del NO, che in ogni modo ha suscitato un discreto interesse verso  i nostri affezionati frequentatori. La ragione o le ragioni  sono diverse. Iniziamo subito dicendo che, secondo noi,  per modificare la Costituzione non si deve prescindere da un’ampia maggioranza parlamentare. E’ questo il presupposto fondamentale per evitare che il Paese si possa spaccare sulla legge più importante dello Stato. A tal proposito una tiratina d’orecchio se lo era meritato il centro-sinistra  per aver modificato il Titolo V commettendo un gravissimo errore politico il centro-sinistra, ma cosa ancora più grave aveva creato un precedente pericoloso. Chi segue la politica sa bene che i precedenti talvolta sono ben più gravi delle stesse leggi poiché autorizzano i governi successivi ad abusarne, e, in effetti, così è stato. Questi errori noi italiani non vorremmo vedere mai più, l’Italia è di tutti e non certamente di una sola parte o peggio ancora di un solo gruppo politico.

Detto questo, proviamo a capire come, secondo noi, si orienteranno gli italiani e le motivazioni di questa decisione. Sempre secondo noi prevarrà il NO per alcuni significativi motivi: primo, il centro-destra questo referendum in realtà non lo vuole vincere. Lo ha dimostrato dallo scarso impegno nella campagna pro SI, tant’è che  in un primo momento Berlusconi lo ha caricato di significato politico, ma poi, aprendo al dialogo con il governo per una successiva modifica bipartizan, lo ha, di fatto, svuotato. Un altro segnale è la data del voto, non solo per l’aspetto squisitamente “balneare”, ma piuttosto perché arriva dopo una serie di chiamate alle urne che oggettivamente ha stancato gli elettori e si è visto dalla scarsa affluenza alle urne per il voto amministrativo. Secondo noi influirà anche la poca passione che hanno messo in campo i vari leader della Cdl, che da un lato, sì, in Parlamento hanno appoggiato e votato la riforma, ma dall’altro probabilmente non se la sentono di vararla da soli. Questo è stato ampiamente colto dal centro-sinistra che a sua volta non sta facendo nessuno sforzo, poiché convinto che a prevalere sarà il NO.  Noi di POLITIKAMENTE condanniamo duramente l’atteggiamento della Cdl: il loro è un comportamento irresponsabile perché non si può votare una riforma di tale importanza, istituire un referendum e poi tirarsi indietro e affidare tutto, per quanto matura, alla volontà e alla coscienza dell’elettore italiano. Questa è una chiara dimostrazione che la riforma della Costituzione in realtà serviva a tenere unita la loro maggioranza e nulla più. Inoltre non va sottolineato lo sforzo economico che deve sostenere la collettività per organizzare l’ennesima chiamata alle urne. Ma evidentemente ai  nostri politici, impegnati come sono al proprio successo personale, quest’aspetto interessa poco. L’Italia per uscire dal tunnel necessita di una nuova classe dirigente che sia illuminata e lontana dai soliti interessi di bottega, ma soprattutto che abbia a cuore le sorti del Paese. Temo però  che l’attuale oligarchia politica, sia essa di destra che di sinistra, farà di tutto per conservare gli attuali privilegi e farà di tutto per impedire il naturale ricambio generazionale lasciando così pochissime possibilità  a chi ha le idee e la voglia di migliorare questo vecchio Paese che risponde al nome di Italia!

 

sabato, 10 giugno 2006

“Il potere logora chi non ce l’ha”, così, a suo tempo, sentenziò Giulio Andreotti. A distanza di tanto tempo possiamo affermare che quelle parole oltre ad essere drammaticamente vere, erano anche profetiche. Lo dimostra il governo Prodi che per garantirsi il “potere” ha dovuto ricorrere alla moltiplicazione delle poltrone e dei posti di governo. Mai nessun altro in passato aveva avuto la sfacciataggine di superare quota 101; record peraltro detenuto, in tempi di prima repubblica dal settimo governo presieduto da Giulio Andreotti,  quando prevaleva la logica clientelare. Ma ieri il Consiglio dei Ministri ha nominato a sorpresa altri tre sottosegretari: Nicola Sartor all’Economia con il compito di seguire la Finanziaria, Raffaele Gentile ai Trasporti e Giovanni Mongiello all’Agricoltura. Sartor sicuramente sarà utile a Padoa Schioppa visto che uno dei suoi più “brillanti” collaboratori è l’on. Cento; cento volte ignorante in economia, al punto che ha dichiarato di non essere in grado di leggere un semplice scontrino fiscale. Completato (speriamo) il numero della squadra di governo, Prodi batte di una lunghezza Andreotti VII e di 5 il precedente governo: e Io pago, direbbe Totò.   

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categoria:politica, governi, partitocrazia
lunedì, 29 maggio 2006

La Sicilia, nonostante la candidatura di Musumeci, sembra riconfermare alla presidenza della Regione Salvatore Cuffaro. Se questo risultato sarà confermato, assisteremo sicuramente ai commenti dei vari esponenti del centro-sinistra: “La Sicilia non ha voluto cambiare!” sarà questo il motivo ricorrente, che contribuirà a mortificare ancora una volta i siciliani. Gli isolani da questo governo si aspettavano un segnale forte, almeno un ministro siciliano di sinistra, che finalmente poteva dimostrare con i fatti, e non solo con le parole, la volontà di un rilancio dell’Isola. Questo non è avvenuto, allora cari politicanti, risparmiateci il vostro qualunquismo e dimostrate finalmente che avete a cuore le sorti della Sicilia, evitateci le solite banalità e cercate finalmente di sostenere una politica seria di rilancio dell’Isola e del meridione d’Italia. Se lo farete, i siciliani, così come il resto del sud, vi premieranno con il loro voto, ma se vi limiterete solo alle belle parole ogni volta sarete vi relegheranno all’opposizione.

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categoria:politica, elezioni, partiti, partitocrazia
domenica, 21 maggio 2006

Stiamo entrando nell’ultima settimana della campagna elettorale per le amministrative e le regionali. In Sicilia si vota per rinnovare l’Assemblea regionale e ovviamente per il governatore dell’Isola. A concorrere sono in tre: Totò Cuffaro (attuale presidente), Rita Borsellino e Nello Musumeci, gli sfidanti. Quest’ultimo già Presidente della Provincia Regionale di Catania, Europarlamentare, e segretario di Alleanza Siciliana. Partito nato dopo la sua uscita da Alleanza Nazionale e che ,come sappiamo, ha contribuito alla sconfitta della Cdl alle scorse politiche. Con i suoi voti e  Berlusconi avrebbe avuto la maggioranza nel Paese. Per le elezioni siciliane, AS, si ritrova nella stessa identica posizione, i cinsensi che sottrarrà al centro-destra possono essere decisivi per la vittoria di Rita Borsellino e della relativa coalizione di centro-sinistra. La scelta di Musumeci di tenersi fuori dai poli, è coerente con il  progetto politico di Alleanza Siciliana, poiché non ha nulla a che spartire (questa è la filosofia del partito) con la gestione partitocratrica della politica italiana. L’Europarlamentare in effetti anche quando militava in AN aveva assunto posizioni in contrasto con la dirigenza del partito, mettendosi più volte di “traverso” per impedire la sopraffazione delle idee e dei progetti espressi dal territorio. E’ convinto che la politica di centro-destra e di centro-sinistra sono due facce della stessa medaglia, al punto che non si aspetta nulla di nuovo per l’Isola. Infatti, non è affatto tenero con il nuovo governo, ma non risparmia neanche l’operato del precedente: "Ieri con il governo Berlusconi quattro ministri e per la Sicilia non è cambiato niente . Oggi con il governo Prodi nessun ministro siciliano e per la Sicilia non cambierà niente. È il solito teatrino della politica". Afferma il candidato a governatore della Sicilia di Alleanza siciliana, Nello Musumeci, sottolineando come "davvero questo governo del centrosinistra comincia con il piede sbagliato". "Basti pensare - osserva l' eurodeputato - al no chiaro e tondo al Ponte sullo Stretto che costituisce un' offesa per noi siciliani, specie se si pensa all'assicurazione data da Rutelli che quando venne nell' Isola disse 'fisseremo anche il giorno dell' inaugurazione". Secondo il leader di Alleanza siciliana "la verità è che Ponte si o Ponte no diventa soltanto un alibi. Io credo che sarebbe il caso pensare al Ponte e alle strutture integrate, ma sarebbe altrettanto utile - conclude Musumeci - ascoltare i siciliani per sapere finalmente cosa ne pensano loro di questa grande opera".

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categoria:politica, isole, elezioni, infrastrutture, partitocrazia
domenica, 14 maggio 2006
La sconfitta elettorale come sempre viene presa a pretesto per regolare alcuni conti rimasti in sospeso. Talvolta si verifica che ciò accade anche per chi le elezioni le ha vite. A dire il vero la Cdl aveva mostrato qualche crepa già nell'elezione del Presidente del Senato, in pochi hanno notato che Marini, ha potuto contare di qualche voto in più rispetto a quelli del solo centro-sinistra. Dimostrando così che i "franceschi o follini tiratori" fanno parte anche del centro-destra. Oggi registriamo la polemica tra Berlusconi e Casini, il leader dell'Udc rivendica l'autonomia in seno alla coalizione, giustificando così Tabacci e Follini per aver votato palesemente il candidato dell'Unione, Giorgio Napolitano, per la corsa al Quirinale. Ma i due dissidenti si sono spinti oltre, hanno dichiarato di non appoggiare il referendum confermativo della riforma costituzionale, seminando il panico tra gli esponenti leghisti. Siamo alla resa dei conti? Forse non ancora, ma la strada imboccata lascia intravedere che se non si sterza si andrà alla rottura, con i dissidenti dell'Udc che potrebbero passare clamorosamente nelle fila dell'Unione. Ma anche i vincitori non dormono sonni tranquilli, la mina D'Alema continua ad aggirarsi seminando il panico all'interno del centro-sinistra. Sembra che la stella dalemiana sia in caduta libera, al punto che ogni giorno si registrano ritirate strategiche del "baffetto". Ricordo che ambiva alla presidenza della camera e questa non gli è stata concessa, voleva diventare Presidente della Repubblica e questo non gli è stato consesso, spera nel ruolo unico di vice presidente del consiglio e questo con molta probabilità non gli sarà concesso. Povero D'alema, solo contro tutto e tutti!
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categoria:politica, partiti, partitocrazia
domenica, 07 maggio 2006

La partitocrazia alla fine ha finito per penalizzare gli stessi sostenitori. Dopo aver controllato nel dettaglio i voti dei singoli partiti e partitini in quota al centro-destra, il Presidente di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, si starà ancora prendendo i “gomiti” a morsi. Infatti, prima delle elezioni la scelta del dirigente fu di non tentare l'accordo con alcuni dei suoi (ex) uomini migliori: Domenico Fisichella, passato poi in quota Margherita, e Nello Musumeci fermo oppositore della linea partitocratrica voluta da Fini. I Personaggi politici entrambi siciliani: il primo si era distinto per aver dato l'impronta filosofica e ideologica al partito nella svolta di Fiuggi, il secondo per aver amministrato con successo la provincia di Catania e per l'impegno profuso da europarlamentare a favore dell'Isola.  A differenza di Fisichella, che è passato con il centro-sinistra, Musumeci, uscito dal partito, ha lavorato ad un nuovo soggetto politico: Alleanza Siciliana. In breve tempo è riuscito a raccogliere l’adesione di molti insoddisfatti della gestione partitocratrica e verticistica dei maggiori partiti italiani. Il progetto dell’Europarlamentare, a differenza dei partiti nazionali, punta ad avvicinare la politica al territorio e non viceversa. La condotta coerente, ma discutibile del Presidente di AN, ha impedito alla coalizione di centro-destra un accordo con il dissidente siciliano, ma questo come vedremo ne ha decretato la sconfitta elettorale. Infatti, il partito siciliano, ha partecipato solo alla competizione per il Senato raccogliendo più di 36 mila voti, risultati insufficienti per l’elezione di un proprio rappresentante.  Un eventuale accordo con il partito di Fini, avrebbe garantito di riversare questo pacchetto di voti alla Camera  consentendo così al centro-destra di vincere le elezioni. Il partito di Musumeci in questa maniera sarebbe stato rappresentato sia alla Camera che al Senato. Adesso per paura che ciò possa accadere anche per le regionali siciliane, si sta cercando di ricucire, Cuffaro ci ha provato con un faccia a faccia: "Insieme  possiamo vincere ed evitare il rischio di affidare alla sinistra anche la Sicilia" Ma Musumeci sembra intenzionato a correre da solo e a fare un ulteriore sgambetto alla Cdl, del resto la partitocrazia deve essere combattuta e Musumeci si sta rivelando un vero e proprio paladino contro questa maniera di gestire la politica.

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categoria:politica, elezioni, partiti, partitocrazia
mercoledì, 03 maggio 2006
Il presidente della Quercia, Massimo D'Alema, sta architettando la vendetta personale ai danni del segretario del partito  Piero Fassino. Ieri in un incontro a quattr'occhi sono volate parole grosse, velate e poi smentite, dalle quali si è capito che, qualora Fassino entrasse nel governo, dovrebbe lasciare la guida dei DS: il segretario, infatti, aspirava ad entrare in questo esecutivo. E anzi, all'inizio avrebbe voluto anche una delega pesante, ossia un ministero riconoscibile e importante. Questo forse spiega il motivo per cui, in questi giorni,  il dirigente piemontese corre da una parte all'altra con la speranza prima della candidatura e poi della successiva elezione alla Presidenza della Repubblica del leader maximo del partito. Da indiscrezioni trapelate e riportate dal Corriere della Sera, il presidente dei DS, nel faccia a faccia con Fassino, è stato chiaro e ultimativo: se io entro al governo tu stai fuori, questa la sintesi del suo ragionamento. E secondo la vulgata passata  ieri di bocca in bocca, D'Alema avrebbe anche aggiunto questa chiosa: io non faccio il secondo di nessuno. Già, perché l'ex premier vuole essere il capo delegazione della Quercia nell'esecutivo, e con il segretario dentro il governo non gli riuscirebbe. Insomma, com'è evidente chi comanda in casa DS è il solito D'Alema e il Segretario ancora una volta sarà costretto ad abbassare la testa, del resto il suo operato non è stato poi così brillante. Ma per Fassino rimane sempre un sottile filo di speranza:  visto che Ciampi non ha accettato la candidatura allora potrebbe riscattarsi sostenendo quella del "baffetto" e ritornando a chiedere un ministero di peso nel governo Prodi. Ancora una volta dobbiamo registrare che nell'Unione in realtà tutto ruota attorno a D'Alema, ci chiediamo perché non si sia proposto sin da subito come leader della coalizione.
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categoria:politica, partiti, partitocrazia
giovedì, 13 aprile 2006

La proposta di Berlusconi di creare la Grande Coalizione, per fortuna non è stata accettata dall’Unione. Se vittoria sarà, è giusto che governi chi ha preso più voti. Intanto le segreterie dei partiti, iniziano a discutere sui nomi da collocare nei posti di prestigio dello Stato. Cassata l’idea di affidare la presidenza, di una delle due Camere ad un esponente della Ddl, si discute per individuare il nuovo inquilino del Quirinale. Se Ciampi dovesse decidere di non candidarsi, il posto è molto ambito dai DS (D’Alema?) altrimenti sceglierebbero la presidenza della Camera, che però da sempre ha fatto gola a Faustino Bertinotti. Per quanto riguarda la presidenza del Senato, qui a causa della maggioranza risicata, potrebbe obbligare i partiti a scegliere tra i cespugli e precisamente tra quelli più ballerini, come ad esempio l’Udeur di Mastella. Per l’individuazione dei ministri, Prodi ha dichiarato che sceglierà lui in prima persona, noi nutriamo qualche dubbio e siamo convinti che a scegliere saranno sempre le segreterie politiche e il Professore, dovrà adattarsi a dirigere il coro composto di voci dal tono diverso.  

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categoria:politica, partiti, partitocrazia, risultati elezioni 06
lunedì, 20 marzo 2006

Il Paese, mai come oggi, ha bisogno di equilibrio, moderazione e del contributo di tutte le forze politiche per uscire da questa empasse. Gli industriali invocano un nuovo patto costituente, per riflettere sulla situazione economica nazionale e soprattutto sulla liberalizzazione economica e in  competitività, ma che nel contempo, non trascuri il fattore umano e la libertà dell’individuo stesso.  C’è bisogno di tutti, nessuno escluso, ma mai come in questi anni però, gli schieramenti politici sono stati così divisi e distanti. E’ stato, e continua ad essere, un vero scontro frontale senza esclusione di colpi. La campagna elettorale è stata impostata, non sui programmi, ma sui veleni; dove si è assistito alla scesa in campo di tutta la gendarmeria armata, sia di destra che di sinistra, con lo scopo di demonizzare l’avversario. Questo clima di odio, ha fatto scomparire dai dibattiti i problemi del Paese e le idee programmatiche per risolverli. Non si è mai discusso di meridione, e del  problema/opportunità che porta con sé. E’ stato il grande assente, nel dibattito televisivo che ha visto contrapposti Prodi e Berlusconi. E continua a non essere dibattuto neanche dagli altri leaders politici. L’attenzione è tutta puntata sullo stallo economico del nord. E dire che oggi il sud potrebbe rappresentare la vera scommessa. A differenza delle industrie, le bellezze paesaggistiche, non possono subire una delocalizzazione forzata e non rischiano di essere “clonate” da stati concorrenti. Con le dovute  attenzioni ed un rilancio del turismo e dell’agricoltura, potrebbe rappresentare il punto di partenza per la ripresa economica del Paese. Ma gli schieramenti, nei dibattiti,  preferiscono parlar d’altro, l’argomento principale è: l’insulti e l’odio… In questo bailam, ad intorbidere le acque già torbide di loro, si è inserito il gruppo anti Berlusconiano, capeggiato dall’ormai celebre Diego Della Valle. Per dovere di cronaca, ricordiamo che è anche un importante azionista del Corriere della Sera, quotidiano che giorni fa, in un editoriale del suo Direttore Mieli, invitava, appunto, a votare per l’Unione. Un vero gruppo di potere dentro Confindustria, contrapposto al governo che sponsorizza senza esitare Prodi e i suoi compagni. Questo conflitto, tra l’imprenditore delle scarpe e Berlusconi, continua a tenere banco, distogliendo l’attenzione su quelli che sono i veri problemi dell’Italia. Ma, dopo questa introduzione, ritorniamo al grande assente: il Mezzogiorno. Proviamo ad ipotizzare le ricadute che avrà qualora fosse realizzata l’idea di Prodi di diminuire di 5 punti percentuali il cuneo fiscale, pari a 20 mld di Euro, solo nel primo anno di governo.  Ad usufruirne, oltre che le aziende, saranno i lavoratori, ma il mancato introito di una cifrà così considerevole, quali ricadute avrà per il Paese? Da un’analisi, non molto approfondita, è subito evidente che mancherebbero i fondi per la  previdenza, con il conseguente rischio che gli enti che si occupano di pensioni e di stato sociale, subiscono un vero e proprio collasso. Gli economisti del centro-sinistra, per rimediare, contano di recuperando le somme, in parte con la tassazione delle rendite finanziarie, in parte su un ipotetico recupero dell’evasione fiscale e su i tanto contestati tagli alle spese. Ma il Paese sarà chiamato a qualche altro importante sacrificio: dovrà anche fare a meno di qualche importante infrastruttura come il ponte di Messina, guarda caso collocato proprio nel Mezzogiorno!  Ma i sacrifici richiesti all’area depressa si limiteranno solo a questo? Certo che no! In un’analisi dettagliata emerge che l’abbassamento di 5 punti del cuneo fiscale, porterà indubbio vantaggio alle aziende che come sappiamo, e guarda caso, sono concentrate nell’area più ricca del Paese. I lavoratori che ne trarranno maggiore vantaggio, visto il rapporto di occupazione 1/2 al nord e 1/4 al sud, guarda caso saranno sempre al nord, ma al sud cosa andrà? Le briciole, forse… Le premesse non sono certo incoraggianti. Altro che riduzione del dualismo, Prodi e compagni, il sud, lo vogliono allontanare ancora di più dal resto del Paese! Allora, per finire, cari lettori meridionali, vi invito, qualora vincesse l’Unione, di non seguire l’esempio di Umberto Eco che se dovesse vincere la Cdl si trasferirebbe all’estero, a voi basterà fare meno strada, potrete spostarvi da Bologna in su.

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categoria:politica, isole, finanza, partiti, governi, infrastrutture, partitocrazia
venerdì, 10 marzo 2006
Il vero nemico della partitocrazia ha deciso di scendere in campo in prima persona. L’europarlamentare Nello Musumeci ex Presidente della Provincia di Catania e fondatore di Alleanza Siciliana, ha deciso di correre, assieme al suo partito, alla Presidenza della Regione Sicilia. Se la vedrà con Totò Cuffaro e Rita Borsellino. Musumeci da Presidente della provincia di Catania, ha dato un enorme contributo alla crescita economica di quell’area, più volte scontrandosi anche con la criminalità organizzata che lo ha fatto oggetto di minacce di morte. L’ultima risale a pochi mesi fa, vista l’attendibilità gli è stata assegnata la scorta. Da uomo schivo e serio, non ha mai spettacolarizzato le minacce che subisce,  come invece ci hanno abituati altri politici. Un uomo di destra legato al suo territorio che non ha mai esitato a mettere in gioco la propria incolumità per il bene della Sicilia, duro e puro, direbbe qualcuno. Le probabilità di spuntarla contro i suoi avversari,  sono pressoché nulle, ma la voglia di ribellarsi alla partitocrazia sicuramente farà in modo di raccogliere attorno al suo nome quelle forze locali svincolati e delusi dalla gestione verticistica dei partiti. Nel dare l’annuncio ai giornalisti ha dichiarato: "Io non credo che serva il quarto o quinto polo, credo che serva quello dell' autonomia, che serva un presidente della Regione che non sia schiavo e ostaggio dei partiti romani, cioè degli stessi partiti che per 60 anni hanno illuso i siciliani lasciando la nostra terra nelle stesse condizioni in cui era nel 1946". "Credo che serva un presidente della Regione libero - ha aggiunto - capace di fare gli interessi dei siciliani e io sono convinto che la sfida non possa essere tra Cuffaro e la Borsellino perchè l' uno e l' altra sono le due facce di una stessa medaglia che si chiama partitocrazia". ”Abbiamo bisogno - ha continuato - di una soluzione alternativa onesta, capace di poter, con assoluto spirito di autonomia, interpretare la voglia di cambiamento di questa terra martoriata che ha dato sangue a tutti partiti, i quali del nostro sangue a Roma hanno fatto mercato e borsa nera". Parole durissime contro i “saccheggiatori” politici della Sicilia che probabilmente sono destinate ad aprire una nuova era politica nell’Isola.
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categoria:politica, partitocrazia