domenica, 04 febbraio 2007

L’abbiamo sempre detto, vogliamo però ribadirlo, prendendo spunto dall’ultimo intervento del governatore della banca d’Italia Draghi, le nuove tasse e i nuovi sacrifici a cui il popolo e i lavoratori italiani sono stati chiamati è sulle spalle dei ceti più deboli e di tutti coloro che le tasse le pagano onestamente. Sinceramente ci aspettavamo qualcosa in più da una coalizione che si dice attenta alla questione sociale e poi però nell’evidenza dei fatti si dimostra solo alleata del potere e dei grandi movimenti di capitali. La politica sociale degli ultimi anni non è certo cambiata in meglio con il cambio di governo; l’Italia sarà anche un paese da risanare ma mentre i poveri pagano chi ci amministra si riempie le tasche con pensioni dall’entità imbarazzante; chissà se anche queste saranno chiamate al comune sacrificio nel nome del futuro della nostra Nazione. Che ne pensate?

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categoria:politica, societĂ , pensioni
sabato, 13 gennaio 2007
Il governo attraverso il ministro Damiano ha annunciato un’accelerazione della riforma del TFR per i dipendenti statali e l’introduzione della norma beffarda del silenzio/assenso, vera trappola per i dipendenti. Per la scuola esiste da qualche anno il fondo pensione di categoria denominato ESPERO, ma a quanto pare fatica a decollare. Un esempio concreto viene da una scuola della mia citta, a fronte di 400 impiegati circa, vi hanno aderito solo in 4.  La fretta del Ministro del Lavoro Damiano ci lascia perplessi, ma dalla lettura della sua biografia [link] si legge: “Ha curato la costituzione del primo Fondo pensione complementare dei lavoratori metalmeccanici, Cometa, assumendo la Presidenza del Consiglio di amministrazione nella fase iniziale.” Conflitto d’interessi?
giovedì, 04 gennaio 2007
Sono successe molte cose in questo periodo di feste natalizie; provo ad evidenziare quelle, a mio modo di vedere, più significative. Dunque iniziamo dalla politica estera quindi dall’impiccagione di Saddam, ha sconcertato il mondo intero la diffusione delle immagini dell’impiccagione del tiranno, ma ha sconcertato ancor di più il falso sconcerto espresso da molti leader politici mondiali e nostrani. Ritorniamo in Italia: è stata varata la Finanziaria che ha regalato agli italiani un bastione carico di nuove tasse: bolli auto, ticket sanitari, aumento dei biglietti dei treni, pedaggi autostradali, giusto per citarne alcuni; proprio per questo non sono mancate le solite polemiche politiche, anche perché forse aumentare le tasse non era così necessario. La scienza poi annuncia scoperte sensazionalistiche, lo fa l’Università di Washington, dove i ricercatori  hanno individuato in quale parte del cervello si annida la sfera di cristallo che prevede il futuro, dunque in ognuno di noi si annida un mago Do Nascimento? Mah! Il 2007 inoltre si è aperto con le ormai immancabili minacce di Mahmoud Ahmadinejad, questa volta vuole prendere a schiaffi l’intero Occidente. Ma la notizia degli ultimi giorni che sta facendo accapigliare il mondo politico riguarda il  boom delle entrate fiscali. La stretta sulla spesa pubblica hanno spinto il fabbisogno dello Stato al livello di 35,2 miliardi di euro nel 2006. Il dato segna una netta riduzione rispetto ai circa 60 miliardi di euro dell'anno precedente. Prodi ne rivendica i meriti, Berlusconi altrettanto. Ma chi ha ragione? Forse proprio quest’ultimo, se non altro perché a produrre questo effetto è stata la Finanziaria del 2005, peraltro gli stessi Padoa Schioppa e Giorgio Benvenuto dei DS gliene riconoscono i meriti, ma Prodi, niente! Siamo sicuri però che questo dato sia salutare per il Paese? Probabilmente per i conti sì, ma è giusto ricordare che per il cittadino ha significato: tagli alla spesa pubblica ovvero sanità, scuola, enti locali e tutto ciò che concerne lo stato sociale. Se non ricordo male era proprio quello che la sinistra di opposizione rimproverava a Tremonti, perché oggi ne rivendicano i meriti?
giovedì, 19 ottobre 2006

Una finanziaria di lacrime e sangue non solo per i contribuenti, ma per lo stesso governo che nel giro di qualche mese ha subito un calo vertiginoso di fiducia e di popolarità scendendo sotto la soglia del 50 per cento. Secondo un sondaggio della Ipr-marketing pubblicato sul sito de “La Repubblica”, la fiducia nel governo è diminuita di 12 punti rispetto al 13 settembre quando era al 57 per cento del campione preso in esame.
Sarà stata la Finanziaria (come sostiene la senatrice Anna Finocchiaro), l'ombra della Telecom e la partenza difficile di un governo che deve sempre fare i conti per non inciampare al Senato. Fatto sta che, secondo la rilevazione dell'istituto, a riporre molta fiducia nell'esecutivo sono il 45 per cento degli intervistati. Crolla anche il gradimento per Romano Prodi. Il 49 per cento dice di avere “molta” o “abbastanza” fiducia nel premier che perde così quattro punti rispetto a settembre. Mentre si fa più consistente la quota degli sfiduciati che sale dal 41 al 48 per cento (gli indecisi si fermano al 3).Nella squadra di governo riscuote meno fiducia il ministro Clemente Mastella il penultimo della classifica è Giulio Santagata, ministro per l'Attuazione del Programma il più quotato è invece il “baffetto” più furbo del west, Massimo D'Alema. Poi seguono gli altri. E’ stupefacente come in un solo mese siano crollati i consensi dell’Esecutivo, è bastata una Finanziaria contestata da tutti e bocciata anche dall’Europa a sfiduciare un governo che dimostra di brancolare nel buio, sarà per questo che Berlusconi ha chiesto a Prodi di restituire le chiavi del Parlamento?

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categoria:politica, finanza, pensioni
lunedì, 25 settembre 2006

Chi lo avrebbe mai detto che il tanto bistrattato “bonus” in busta in cambio del rinvio della pensione d’anzianità, avrebbe riscosso un tale successo? Probabilmente nessuno; tant’è che sindacati e opposizione pensando di interpretare il pensiero dei lavoratori si misero di traverso e accusarono il precedente governo di voler negare agli operai il diritto di pensione, e invece si sbagliarono, e pure di grosso. Lo dimostrano i dati diffusi dall’Inps. Tra ottobre 2004 e settembre 2006, l'Istituto ha ricevuto 82.288 richieste di “bonus” e ne ha accolte 73.787. L'analisi delle domande rivela una schiacciante prevalenza degli uomini (88,58%) sulle donne (11,42%), un fenomeno facilmente comprensibile. Le signore preferiscono andare in pensione prima per dedicarsi di più ai nipotini e aiutare i figli nella loro crescita.  Va ricordato che il rinvio del pensionamento interessa le pensioni di anzianità (basate sui contributi) e non quelle di anzianità (basate sull'età). Il bonus, infatti, fu istituito per evitare l'abbandono del lavoro in età ancora valida. Ma vediamo nel dettaglio il dato emanato dall’Istituto di Previdenza: Il 14,17% delle domande accolte riguarda lavoratori con reddito di 20-40 mila euro. Seguono i lavoratori con redditi superiori ai centomila euro (8,53%). Le richieste di restare al lavoro vedono al primo posto i dipendenti dell'industria (43.747 domande accolte), seguiti da quelli del commercio (12.883 domande) e del credito (9.385 domande accolte). Probabilmente se non fossero stati diffusi dati allarmanti, peraltro infondati, sul rischio della scomparsa delle pensioni, probabilmente in certi settori non si assisterebbe alla fuga dal lavoro.

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categoria:politica, sindacati, pensioni, governi
mercoledì, 13 settembre 2006

Nonostante il boom delle entrate fiscali, il debito pubblico segna un nuovo record: 1.594,396 miliardi. La politica risanatrice messa in atto da questo esecutivo non sta producendo i risultati sperati. Bankitalia ieri ha diffuso i dati riferiti ai mesi di maggio e giugno; nel mese mariano il debito ammontava a 1.573,225 miliardi di euro, nel mese successivo balzava a 1.594,396 milioni di euro, cifre mai raggiunte in passato. Sicuramente qualcosa nella politica dovrà essere rivista, temo però che a pagare saranno i soliti noti, vale a dire dipendenti pubblici e pensionati. Questo in barba alle chiacchiere dette e ridette in televisione. Ricordo che le citate categorie in realtà sono quelle che più delle altre hanno pagato lo scotto dell’euro e pertanto necessitano di politiche che mirano a tutelarle e non a renderle ancora più deboli.

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categoria:politica, economia, pensioni, governi
giovedì, 07 settembre 2006

Irricevibili secondo Diliberto le proposte di Fassino sulla riforma del sistema pensionistico perchè non presenti sul programma dell'unione.

Come sempre l'estrema sinistra frena le riforme indispensabili per il nostro paese trincerandosi dietro le proprie posizioni preconcette.

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categoria:politica, pensioni, nefandezze, politikamente scorretti
lunedì, 17 luglio 2006

Il nuovo ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha dichiarato che a settembre troverà una soluzione sulla riforma previdenziale voluta dal suo predecessore. E’ probabile che la modifica riguardi la trasformazione dell’odiato “scalone”, previsto dal leghista Maroni, in tre “gradini” più piccoli, ma che conserveranno lo stesso lo spostamento in avanti dell’età pensionistica. Scelta sicuramente non condivisa da migliaia di lavoratori che contestarono con durezza quella legge e, proprio nella protesta, si videro affianco tutti i partiti del centro-sinistra che oggi parlano di sole modifiche. Ricordo che i parlamentari dell’opposizione bollarono la riforma previdenziale come “prezzo da pagare all’Europa per ottenere il via libera alla legge finanziaria”. Le intenzioni del neo ministro Damiano tradiscono proprio il suo elettorato che fu tra i più accesi nel contestare quella sciagurata riforma. Ma come si sa le brutte notizie non viaggiano mai da sole, i lavoratori si ritroveranno a dover fronteggiare l’anticipo del silenzio/assenso che, come ho già detto, introduce la riforma della previdenza integrativa, previo “saccheggio” del TFR. Se il lavoratore non si oppone, la sua liquidazione andrà ad alimentare i fondi pensione integrativi, che saranno gestiti dai rappresentanti di categoria (sindacati) e dai rappresentanti del governo, creando così un “inciucio” da 13 miliardi di euro l’anno.

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categoria:politica, economia, finanza, pensioni, governi
sabato, 26 novembre 2005

E’ divenuta ormai una pratica consolidata, oggi fanno la riforma, che però sarà applicata tra un paio d’anni. Ha seguito lo stesso iter quella relativa al TFR, è stata approvata due giorni fà, ma entrerà a regime tra due anni. Questa prassi, introdotta dall’astuto Dini che ebbe l’avallo dei sindacati e dall’altro filibustiere di D’Alema,  ha fatto scuola. Nel ’95,  (Legge 8 agosto 1995, n. 335),  approvò una riforma delle pensioni massacrante per i lavoratori, ma non la fece partire da subito, la “post datò” al duemila. Nessuno allora, se ne rese conto del taglio che le pensioni avrebbero subito. Quei cinque anni, sembravano così lontani che nessuno intavolò una seria protesta. Chi era preposto a fare informazione, dedicava le prime serate a fare processi in televisione senza approfondire del furto che i lavoratori avrebbero subito da lì a qualche anno.
La prassi introdotta dal centro sinistra, certamente, non poteva non essere seguita da questo esecutivo, infatti,  la riforma del TFR vedrà la sua applicazione tra due anni, cosi come l’innalzamento dell’età pensionabile.
Come dire, tranquilli, intanto vi diamo la sensazione che per adesso non succede nulla, però è già approvata, tra due anni nessuno più penserà a questa “porcata” però è già legge dello Stato. E i sindacati?  I sindacati erano dispiaciuti e amareggiati, ma non perché ci stanno saccheggiando il TFR, no, di questo non gliene fregava nulla, erano arrabbiati perché i 13.000 miliardi di Euro non li potranno gestire subito ma solo tra due anni!!

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categoria:politica, pensioni, tfr