giovedì, 21 dicembre 2006

Adesso è legge: gli esami di Stato saranno più severi, il ritorno al passato voluto dal ministro Fioroni gli studenti andranno incontro ad una vita scolastica più dura, ma saranno più “riconoscibili” i meriti. Una scelta che ha provocato la protesta di migliaia di studenti, che da tempo autogestiscono le lezioni proprio per cercare di bloccare il governo su queste tematiche.
Proviamo ad analizzare le novità: gli esaminandi si troveranno di fronte a facce del tutto nuove perché nelle commissioni, composte di sei docenti, ci saranno almeno tre esterni. Anche il presidente, il cui verdetto può diventare a questo punto determinante, proverrà da un altro istituto. La riforma Fioroni reintroduce lo scrutinio finale prima di poter accedere all'esame di maturità. Chi non lo supera ripete l'ultima classe senza neppure comparire dinanzi alla commissione d'esame.
Dall'anno scolastico 2008-2009 si potrà inoltre accedere all'esame solo se si saranno saldati tutti i debiti accumulati nel quinquennio. Rimane il voto in centesimi, ma viene messo un limite all'incidenza dei crediti collezionati dai più bravi perché non potranno valere più di 25 punti su cento. Votazione con 100 e lode. L'orale verterà su una materia dell'ultimo anno scolastico, ma il colloquio verrà esteso per sondare le basi culturali generali del diplomando e le sue “capacità critiche”.Tra le altre novità, i premi di eccellenza per gli studenti (con un finanziamento di 5 milioni di euro) finalizzati al proseguimento degli studi e i percorsi di orientamento nell'ultimo anno di studio, per permettere agli studenti di scegliere con maggiore consapevolezza il corso di laurea.
Le norme licenziate dal Parlamento contengono anche un freno per i “diplomifici”. È escluso che come privati si possa comparire dinanzi alla commissione d'esame scommettendo sul motto «tentar non nuoce». Le scuole che preparano i «privatisti» dovranno infatti provare agli ispettori del ministero che gli studenti seguono regolari corsi di studio.

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categoria:politica, scuola, riforme, società
lunedì, 12 giugno 2006

Il ministero da ieri si è ripreso la dizione che aveva in passato: Ministero della Pubblica istruzione. Dopo questo primo passo, che in realtà mira ad accontentare la componente radicale della maggioranza, il ministro Fioroni dovrà cercare di mettere mano alla riforma della scuola. “Non parto dall’idea di un’abrogazione totale della legge, interverrò con la logica del “cacciavite” - sostiene il ministro Giuseppe Fioroni - Cambieremo, pezzo per pezzo, tutto ciò che non va. Sicuramente il primo passo sarà di estendere l’obbligo scolastico fino ai 16 anni di età, per evitare la scelta dell’indirizzo a soli 14 anni.  Non si parla più di “diritto-dovere” tanto cari a Berlinguer e probabilmente si punta ad un biennio ex-novo che con molta probabilità accorcerà le attuali ore di lezione (dalle 36 ore settimanali si passera a 30 ?). Dovrà essere - afferma Fioroni - una risorsa contro la dispersione, che ancora oggi si aggira intorno al 25-30%. Il nuovo biennio non sarà unico, ma unitario”. “Sarà un biennio di indirizzo, di orientamento - spiega il viceministro Mariangela Bastico - Avrà indirizzi e materie diverse, con una base di istruzione forte, con obiettivi culturali comuni, quindi con una reale possibilità di utilizzare le passerelle per chi deve spostarsi da un istituto all’altro”. Insomma l’idea “berlingueriana”, e in parte “morattiana, non sembra del tutto abbandonata, anzi, sembra proprio che il centro-sinistra stia seguendo proprio quel modello. Cercherò di seguire con attenzione tutte le novità, e proverò ad analizzarle per capire meglio quale idea di scuola ha l’Unione, ma la discussione è aperta a tutti. 

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categoria:politica, riforme
mercoledì, 15 marzo 2006
La contestatissima legge appena varata il materia di droga, ha ottenuto un plauso da parte del segretario generale della Commissione stupefacente dell’Onu. Dello stesso avviso è Antonio Costa, segretario generale della Commissione stupefacenti delle Nazioni Unite che sostiene una cosa ovvia: le droghe sono droghe, non esistono droghe leggere o droghe pesanti. Tutto ciò che falsa la percezione agendo sul sistema nervoso e sensitivo la scienza, lo definisce: droga. Costa inoltre, elogia la legislazione italiana, “coerente - dice - con gli impegni internazionali presi dall'Italia, e cioè sulla linea della prevenzione, cura e recupero dei tossicodipendenti e del contrasto al traffico. Non sono dello stesso avviso alcuni soggetti dell’Unione, che vorrebbero la liberalizzazione di alcune droghe come la cannabis, l’hashish, a scendere in campo a favore di questa tesi sono stati 50.000 contestatori della legge Fini-Giovanardi. Non vorrei che sia stata questa contestazione a far tornare sui loro passi i nostri governanti, al punto da legittimare il quantitativo di 23 spinelli, oltre dei quali si rischia l’incriminazione di “spacciatore di sostanze stupefacenti”. Noi siamo d’accordo su un giro di vite serio che non si cura dei manifestanti, ma che vari una legge seria per contrastare l’uso di droghe, le ultime statistiche dicono che il primo spinello si fuma attorno agli 11 anni.  Un governo serio questo lo deve impedire.
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categoria:politica, riforme
giovedì, 23 febbraio 2006

Dopo la “cretinata” del Ministro Calderoli, sembrava che all’interno della Casa delle Libertà fosse tornato il sereno. Ma è bastato che si parlasse di programma elettorale che sono emerse le solite frizioni tra la Lega e l’Udc. La diatriba è emersa quando i “lumbard” hanno chiesto che fosse scritto, sul programma, l’impegno di tutte le anime del centro-destra a sostegno del referendum pro devoluzione. Impegno che i centristi non vogliono prendere anzi, per certi versi fanno capire che forse lasceranno liberi gli elettori di votare secondo coscienza. Ad avvelenare ulteriormente il clima ci ha pensato l’abile statista e lucido tessitore di strategie politiche certo Francesco Speroni, che con una “rasoiata” ha attaccato senza mezzi termici gli amici della coalizione: “Essendo i soliti infidi democristiani c'è da aspettarsi anche questa incoerenza”. E a complicare le cose un'intervista del ministro Maroni in cui dice chiaramente che la Lega prenderà più voti dell'Udc. Affermazione che mandato su tutte le furie, i centristi della maggioranza. Non si è fatta attendere la replica del segretario Cesa: “Consigliamo a Maroni di non avventurarsi in improbabili sfide elettorali con l'Udc”. Ma a tirare su i leghisti, nell’accordo di coalizione, ci sono una serie di punti da sempre caldeggiati dal carroccio: il federalismo fiscale e un “esplicito” riferimento alla lotta a ogni forma di fondamentalismo.  Ma come ho già detto per i leghisti la devolution rimane il principale obiettivo, quali scenari si potrebbero prospettare qualora vi fosse un possibile raffreddamento da parte degli alleati del centro-destra? In un altro post intitolato “uno scenario da vomito” ipotizzavo un probabile accordo con i DS, sarà mai possibile? Cerchiamo di analizzare cosa potrebbe stimolare l’accordo: da spartire c’è una torta che fa gola ad entrambi i partiti, per i leghisti la devoluzione, per D’Alema la poltrona del Presidente della Repubblica. Argomentazioni interessanti che sicuramente non esiteranno a mettere assieme il diavolo e l’acqua santa. Il baffetto D’Alema in passato ha dato abile dimostrazione che quando vuole ottenere qualcosa è disposto a tutto, anche a sconfessare il suo credo (vedi ribaltone n.d.r.).

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categoria:politica, riforme, coerenza
lunedì, 06 febbraio 2006
Come ho già scritto: la scuola italiana da più di dieci anni è assediata da volenterosi politici che si ostinano a volerne la riforma. Ad iniziare fu Berlinguer con la famosa riforma dei cicli, ma immediatamente bocciata da insegnanti, studenti, genitori e qualche pedagogista che non esitò a criticare l’idea di accorciare di un anno la scuola media. Quella riforma fu considerata uno dei motivi della sconfitta delle elezioni regionali, al punto che il Ministro fu sostituito dal prof. De Mauro. Anche quest’ultimo non ebbe molta fortuna, non riuscì ad acquisire consensi nemmeno nella propria area di appartenenza politica: la sinistra. Ad un convegno organizzato per spiegare il significato di quella riforma, fu attaccato duramente al punto che scoppiò in lacrime. Poi venne il tempo della Moratti con la canalizzazione precoce e i licei. Riforma contestatissima, non solo dai sindacati ma dalla stessa Scuola che ne ha bocciato il principio e la scarsa attinenza, da parte del Ministro, ad ascoltare la voce delle figure che compongono la comunità scolastica: docenti, genitori, studenti e operatori a vario titolo. Uno dei motivi che ha impedito una larga condivisione delle riforme   è da ricercare in una imposizione inaudita altera parte. Spesso è accaduto che i politici non conoscessero neanche le figure che operano all’interno delle varie istituzioni scolastiche, come nel caso degli ITP. E dire che la propedeucità degli attuali titoli di studio dipende direttamente dalla presenza nella scuola degli insegnanti tecnico pratici. Dopo dieci anni di confusione e indecisione da parte della politica, la scuola sta rispondendo con una legge di iniziativa popolare che mira a riformarla tenendo conto delle reali esigenze dello studente, delle condizioni di lavoro dei docenti, delle famiglie e del territorio in cui opera l’istituzione scolastica. Per visionare il testo ciccate qui.
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categoria:politica, scuola, riforme, itp
venerdì, 28 ottobre 2005

In questi giorni si è fatto un gran parlare delle manifestazioni studentesche. Gli studenti sono scesi in piazza  per protestare contro l’attuazione della riforma della scuola voluta dal ministro Moratti. A riforma approvata, si verificherà un fattore molto importante, gli attuali titoli di studio conseguiti negli istituti tecnici e professionali perderanno la loro professionalità. Questo significa che scompariranno dal mercato del lavoro ragionieri, geometri, programmatori, chef di cucina, periti agrari, insomma tutte quelle figure intermedie che da sempre hanno contribuito alla crescita economica del nostro paese. I futuri licei: tecnologico ed economico, alla fine del percorso formativo, rilasceranno un titolo valido solo per il proseguimento degli studi universitari. Svuotare il titolo di studio della professionalità, significherà diminuire drasticamente le ore d’apprendimento nei laboratori didattici, con la conseguente messa in soprannumerarietà degli attuali insegnanti tecnico pratici.


A questo punto la scelta politica fatta dall’attuale maggioranza lascia, le famiglie, gli studenti e gli stessi insegnanti  abbastanza perplessi. Dietro a questa riforma dei tecnici si nascondono due aspetti significativi: il primo consiste nel parcheggiare ulteriormente nel sistema di formazione scolastica/universitaria gli studenti; il secondo invece dietro all’idea riforma si nasconde il progetto politico che consiste nel tagliare alcune tipologie di docenti. La scuola si sta opponendo con tutte le proprie forze. Gli studenti, non vogliono vedere applicata una riforma che vede svuotare i titoli di studio della loro propedeucità. Gli insegnanti, dell’area tecnica scientifica, temono la perdita del loro posto di lavoro; inoltre, si rifiutano di vedere applicata una riforma che comprende per i ragazzi delle medie, una scelta precoce (12/13 anni) a favore di un percorso liceale/statale oppure di un percorso di formazione professionale. In questo contesto è giusto informare le famiglie mettendole a corrente dello scenario che si potrà verificare nel momento in cui dovranno fare la pre iscrizione alla scuola superiore. A breve le scuole superiori attiveranno le giornate d’orientamento alla scelta del percorso di studio  delle superiori, se vi fosse offerta la possibilità di partecipare alle classi che sperimentano la riforma mettete in conto, che il titolo di studio che sarà conseguito non sarà spendibile nel mondo del lavoro in quanto sarà svuotato della professionalità. Per intenderci se si sceglie di fare ragioneria, al termine dei cinque anni, il diploma rilasciato non sarà quello di ragioniere bensì quello di un semplice liceale che per ottenere la professionalità dovrà proseguire gli studi all’università.

 

 

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categoria:scuola, riforme