giovedì, 04 gennaio 2007
Sono successe molte cose in questo periodo di feste natalizie; provo ad evidenziare quelle, a mio modo di vedere, più significative. Dunque iniziamo dalla politica estera quindi dall’impiccagione di Saddam, ha sconcertato il mondo intero la diffusione delle immagini dell’impiccagione del tiranno, ma ha sconcertato ancor di più il falso sconcerto espresso da molti leader politici mondiali e nostrani. Ritorniamo in Italia: è stata varata la Finanziaria che ha regalato agli italiani un bastione carico di nuove tasse: bolli auto, ticket sanitari, aumento dei biglietti dei treni, pedaggi autostradali, giusto per citarne alcuni; proprio per questo non sono mancate le solite polemiche politiche, anche perché forse aumentare le tasse non era così necessario. La scienza poi annuncia scoperte sensazionalistiche, lo fa l’Università di Washington, dove i ricercatori  hanno individuato in quale parte del cervello si annida la sfera di cristallo che prevede il futuro, dunque in ognuno di noi si annida un mago Do Nascimento? Mah! Il 2007 inoltre si è aperto con le ormai immancabili minacce di Mahmoud Ahmadinejad, questa volta vuole prendere a schiaffi l’intero Occidente. Ma la notizia degli ultimi giorni che sta facendo accapigliare il mondo politico riguarda il  boom delle entrate fiscali. La stretta sulla spesa pubblica hanno spinto il fabbisogno dello Stato al livello di 35,2 miliardi di euro nel 2006. Il dato segna una netta riduzione rispetto ai circa 60 miliardi di euro dell'anno precedente. Prodi ne rivendica i meriti, Berlusconi altrettanto. Ma chi ha ragione? Forse proprio quest’ultimo, se non altro perché a produrre questo effetto è stata la Finanziaria del 2005, peraltro gli stessi Padoa Schioppa e Giorgio Benvenuto dei DS gliene riconoscono i meriti, ma Prodi, niente! Siamo sicuri però che questo dato sia salutare per il Paese? Probabilmente per i conti sì, ma è giusto ricordare che per il cittadino ha significato: tagli alla spesa pubblica ovvero sanità, scuola, enti locali e tutto ciò che concerne lo stato sociale. Se non ricordo male era proprio quello che la sinistra di opposizione rimproverava a Tremonti, perché oggi ne rivendicano i meriti?
martedì, 17 gennaio 2006

Generalmente si ritiene molto ingannevole pensare che il mondo, perlomeno quello conoscibile, sia provvisto di un senso o che la storia proceda verso un fine di salvezza. Alla base della trappola ci sarebbe,sempre secondo costoro,la tradizione giudaico-cristiana che concepisce il tempo non più in senso ciclico,alla maniera degli antichi greci, ma come storia di salvezza. Un simile dolo sarebbe finalmente smascherato da questa nostra epoca, che dopo aver superato le illusioni di senso provenienti prima dalla fede, poi dal progresso scientifico e dalle ideologie di stampo politico,è ormai approdata al riconoscimento del dominio incontrastato della tecnica, la quale non tende ad uno scopo che non sia il proprio autopotenziamento, non apre scenari di salvezza, non redime, non svela la verità, non promuove un senso, semplicemente “funziona”, e siccome il suo funzionamento deve diventare planetario, esso subordina a sé tutti gli scopi: dove trovare allora un luogo in cui un orizzonte di senso sia ancora reperibile? Certo, oggi assistiamo alla frana di tante nostre certezze, al crollo di un consenso sociale omogeneo per il credo della nostra Chiesa accusata di aver fallito in alcune esperienze e percorsi ecclesiali.  A mio giudizio, un fallimento non è una catastrofe. Inoltre, quali sarebbero il senso e il prezzo di una tale meditazione? Questa impressione di annientamento,di vuoto totale,che ossessiona profondamente noi viventi? Dobbiamo davvero  rassegnarci alle deprimenti parole di Th. Owen?  <<La vita non gli era mai sembrata più idiota e più vana. Che cosa sarebbe rimasto di lui, dei frutti del suo lavoro e della sua opera quando avesse finito di vivere? Chi avrebbe ancora pensato a lui, chi citato il suo nome, chi si sarebbe più ricordato del suo viso, del suono della sua voce,del colore dei suoi occhi?Che assurdità questa lotta ch’egli aveva condotto, dimenticando di vivere per se stesso.>>(Cèrèmonial nocturne et autres contes insolites).

Eppure Gesù,al termine del discorso della montagna (Matteo 7,24-27) presenta la parabola delle due case,quella costruita sulla sabbia e quella sulla roccia, come impulso permanente alla costruzione del Regno ( del “senso “secondo me). Invero il verbo ebraico della fede, l’amen, indica appunto l’ ”appoggiarsi” su una roccia stabile. La casa sulla roccia non è qualcosa di stabilito una volta per tutte, di ciclico,di deterministico.E’ invece un’istanza che spinge a continuare il lavoro, a sperimentare la concretezza della Parola e la sua dinamicità. E’ un cantiere aperto a mille possibilità dove le persone imparano ad affrontare le diverse stagioni del tempo in cui vivono e ad essere veramente “pragmatiche” nei confronti della Parola del Vangelo. E’ in questa visione della storia e del mondo che ,a mio avviso, deve trovar  posto la tecnica.

postato da: LiborioButera alle ore 14:52 | Permalink | commenti (1)
categoria:chiesa, scienza, tecnica