mercoledì, 24 maggio 2006

“La vera storia del Ponte sullo Stretto”, così potremmo titolare un romanzo magari da rileggere tra una cinquantina d’anni, quando il mondo sarà dotato di moderne infrastrutture e la Sicilia privata anche da quelle essenziali. Già alla fine degli anni sessanta, si discuteva della realizzazione dell’infrastruttura, fu creata la società “Stretto di Messina”, grazie ad una legge del Parlamento, nel 1971. All’inizio era composta da: Fintecna, le Regione Sicilia e Calabria, l'Anas e le Ferrovie. Queste sono date importanti per collocare nel tempo la nascita dell’idea e del successivo progetto.

Dunque l’idea e il progetto nascono con Aldo Moro, che intuì l’importanza della struttura e badò a gettare le basi per realizzarla. Ma solo dopo un appropriato e meticoloso studio il Consiglio superiore dei lavori pubblici decreto (1997) che la struttura era “tecnicamente fattibile”. Nel frattempo un elemento della società “Stretto di Messina” non passò indenne dai periodi bui che segnarono il nostro Paese, infatti, dopo lo scioglimento dell’IRI, la Fintecnica in bilancio aveva tre miliardi, uno venne congelato per eventuali debiti e per gli altri due si espresse la Comunità europea che invitò il governo italiano ad utilizzarli per alleviare il debito pubblico. In questo scenario entra in gioco Berlusconi che convinse Bruxelles a destinare quella somma ad una grande opera a favore del Sud, e quest'opera venne individuata nel Ponte per un semplice motivo: la vita del Ponte è prevista in due secoli, il 60 per cento della somma la metterebbero i privati in cambio dei pedaggi.

E siccome il Ponte dopo 30 o 50 anni tornerà allo Stato, che potrà riaffittarlo per altri 150 anni, ecco che l'Italia non solo rientrerà dei due miliardi di euro, ma ce ne guadagnerà tanti altri. La Comunità europea se ne convinse e dette lo sta bene per vincolare quei due miliardi alla realizzazione del Ponte, un'opera in cui ci si guadagna e non si perde nulla. L’idea di costruire il Ponte non parte da Berlusconi, ma arriva da molto lontano, mentre la bocciatura da parte dell’Unione avviene perché fu proprio l’ex Presidente del Consiglio ad insistere affinché fosse realizzata. Dunque in un primo momento sembrerebbe una scelta politica “contro”, ma in realtà forse nasconde dell’altro: i due miliardi di euro della società “Stretto di Messina” prenderanno il volo, magari a favore della Tav in Val di Susa che la sinistra vuol fare tentando di convincere i contrarissimi valligiani (regalando infrastrutture compensative) che è necessario collegarsi con la Francia e il “corridoio 5” Lisbona-Kiev. Mentre invece che il Ponte colleghi la Sicilia e i suoi 5 milioni di abitanti con l'Europa non gliene frega niente a nessuno, perché “deserto strutturale “ è, e che resti tale.

In tutto ciò spiace assistere che ci sono certi siciliani che si lasciano coinvolgere dell’emotività politica e che protestino, per partito preso, contro la realizzazione dell’Opera. Appare evidente che dietro si nasconde un preciso progetto e chi protesta in realtà è un inconsapevole attore.
martedì, 14 marzo 2006
Laziogate, così è stato definito lo scandalo o presunto tale che ha visto coinvolti alcuni uomini vicini a Francesco Storace. I commentatori politici, sia sui blog che sulla stampa, non hanno esitato ad attaccare duramente l’ex presidente della Regione Lazio. Come è noto si è dimesso dimostrando una grande moralità e serietà. Come nostra abitudine, abbiamo aspettato di avere un po’ più chiara la vicenda, prima di esprimere un giudizio. Ma stasera, alla vicenda si è aggiunto un nuovo tassello. E’ emerso che in un precedente confronto tra Fini e D’Alema, quest’ultimo in tempi non sospetti, ha anticipato l’inchiesta che poi ha coinvolto l’investigatore vicino a Storace. Notizie che ci inducono ad alcuni interrogativi alle quali non riusciamo a dare una risposta. Non ci capacitiamo come realmente stanno le cose? D’Alema spiava i lavori dei magistrati o era informato delle indagini in corso? A che titolo sapeva, quando l’Italia intera non n’era a conoscenza? E’ un complotto ai danni della Cdl? Domante che meriterebbero una risposta, ma che noi da semplici cittadini non siamo in grado di dare. Di una cosa però siamo certi: questa campagna elettorale sarà ricordata per il clima avvelenato che vede in mezzo i soliti attori: magistratura, Corriere della Sera e D’alema. E’ lui il grande vecchio? Non abbiamo una risposta certa, ma da quello che è emerso stasera a MATRIX abbiamo scoperto che probabilmente è dotato di doti di preveggenza, altrimenti ci vediamo costretti ad ipotizzare altro.
postato da: LiborioButera alle ore 00:55 | Permalink | commenti (1)
categoria:elezioni, politikamente scorretti, governi, strumentalizzazioni politiche
sabato, 18 febbraio 2006

La sinistra, da sempre, ci ha abituati ad un continuo fermento che ha visto sin dai tempi del vecchio partito comunista una serie infinita di scissioni. Sono nati i socialisti dissidenti, poi i DS, poi i Comunisti Italiani e ancora Rifondazione Comunista, per focalizzare solo la storia più recente. Queste scissioni hanno visto  Una grande fetta di elettorato di sinistra, staccarsi e avvicinarsi verso posizioni più moderate, al punto da diventare forza di governo, vedi i socialisti di Craxi. Il partito di Bertinotti sembra aver intrapreso la stessa strada: lasciare quelle posizioni più estreme per sedersi assieme ai compagni o presunti tali dei DS e dei  CI. Questo allontanamento delle posizioni più radicali, ogni volta lascia una coda di delusi che sommati ai disobbedienti, no global, no tav, no ponte e altre frange più estreme raggiungerebbero, forse, quel 2% utile per superare lo sbarramento della quota proporzionale. Chi lo raccoglierà qualora RC abbandoni quelle posizioni? Attualmente non c’è un’altra forza estrema in grado di accaparrarsi quei consensi, ma c’è il solito fermento che non si è mai chetato. Le improvvide dichiarazioni di Ferrando, peraltro si è solo focalizzato l’aspetto che riguarda l’attentato ai militari italiani, tralasciando a mio modo di vedere la parte più cruenta che parla di non riconoscere lo stato israeliano, sembrano voler dare un segnale a quelle forze che non hanno più un interlocutore politico o semplicemente non si rispecchiano più in RC.  Forse dobbiamo abituarci all’idea di un nuovo partito di estrema sinistra che nascerà sotto la guida di Ferrando? Può darsi, i segnali lo lasciano intuire, intanto quelle idee e quelle forze, continuano a rimanere all’interno dell’Unione, mescolati con i più moderati della margherita, dei socialisti e della parte più moderata dei DS, ma  se ci sarà la scissione, per come credo, avremo modo di conoscere i loro nomi e le loro facce e scopriremo che la grande coalizione li aveva tenuti nel suo grembo.

giovedì, 08 dicembre 2005

Le affermazioni di Massimo D’Alema che in sintesi accusa il governo di incitare gli estremisti non mi convincono! Mi sembra di trovarmi nuovamente di fronte alle solite strumentalizzazioni politiche, finalizzate al risultato elettorale, ma incuranti di tutto, compresa la popolazione.

Cosa intende fare D’Alema, difendere gli estremisti che si sono introdotti nella civile protesta no-tav? Lo fa perché fanno parte del suo serbatoio elettorale? Lo fa perché parte di questi estremisti sono mossi da forze politiche sue alleate e delle quali faceva in passato parte anche lui?

Non sono più disposto ad accettare una così rozza e irresponsabile attività politica. D’Alema abbia la decenza di assumersi le proprie responsabilità sul progetto TAV, e la smetta di utilizzare ogni situazione a fini propagandistici e per influenzare le masse.

postato da: kingzac alle ore 08:22 | Permalink | commenti (3)
categoria:strumentalizzazioni politiche