“La vera storia del Ponte sullo Stretto”, così potremmo titolare un romanzo magari da rileggere tra una cinquantina d’anni, quando il mondo sarà dotato di moderne infrastrutture e la Sicilia privata anche da quelle essenziali. Già alla fine degli anni sessanta, si discuteva della realizzazione dell’infrastruttura, fu creata la società “Stretto di Messina”, grazie ad una legge del Parlamento, nel 1971. All’inizio era composta da: Fintecna, le Regione Sicilia e Calabria, l'Anas e le Ferrovie. Queste sono date importanti per collocare nel tempo la nascita dell’idea e del successivo progetto.
Dunque l’idea e il progetto nascono con Aldo Moro, che intuì l’importanza della struttura e badò a gettare le basi per realizzarla. Ma solo dopo un appropriato e meticoloso studio il Consiglio superiore dei lavori pubblici decreto (1997) che la struttura era “tecnicamente fattibile”. Nel frattempo un elemento della società “Stretto di Messina” non passò indenne dai periodi bui che segnarono il nostro Paese, infatti, dopo lo scioglimento dell’IRI, la Fintecnica in bilancio aveva tre miliardi, uno venne congelato per eventuali debiti e per gli altri due si espresse la Comunità europea che invitò il governo italiano ad utilizzarli per alleviare il debito pubblico. In questo scenario entra in gioco Berlusconi che convinse Bruxelles a destinare quella somma ad una grande opera a favore del Sud, e quest'opera venne individuata nel Ponte per un semplice motivo: la vita del Ponte è prevista in due secoli, il 60 per cento della somma la metterebbero i privati in cambio dei pedaggi.
E siccome il Ponte dopo 30 o 50 anni tornerà allo Stato, che potrà riaffittarlo per altri 150 anni, ecco che l'Italia non solo rientrerà dei due miliardi di euro, ma ce ne guadagnerà tanti altri. La Comunità europea se ne convinse e dette lo sta bene per vincolare quei due miliardi alla realizzazione del Ponte, un'opera in cui ci si guadagna e non si perde nulla. L’idea di costruire il Ponte non parte da Berlusconi, ma arriva da molto lontano, mentre la bocciatura da parte dell’Unione avviene perché fu proprio l’ex Presidente del Consiglio ad insistere affinché fosse realizzata. Dunque in un primo momento sembrerebbe una scelta politica “contro”, ma in realtà forse nasconde dell’altro: i due miliardi di euro della società “Stretto di Messina” prenderanno il volo, magari a favore della Tav in Val di Susa che la sinistra vuol fare tentando di convincere i contrarissimi valligiani (regalando infrastrutture compensative) che è necessario collegarsi con la Francia e il “corridoio 5” Lisbona-Kiev. Mentre invece che il Ponte colleghi la Sicilia e i suoi 5 milioni di abitanti con l'Europa non gliene frega niente a nessuno, perché “deserto strutturale “ è, e che resti tale.
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